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Calabria

L’ombra della longa manus e il paradosso delle misure emergenziali

15 Novembre Nov 2020 1258 15 novembre 2020
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Il Rapporto Osservitalia 2020 del Cerved stima che, per effetto del coronavirus, nella regione sono a rischio oltre 29 mila posti di lavoro: il 9% rispetto agli occupati, pari ad oltre 318mila persone. Un problema che si aggiunge ad altri problemi di lunga data e che è davvero urgente contrastare

Gli effetti generati dall’emergenza sanitaria sulle attività commerciali e industriali del nostro Paese rendono urgenti, specie in Calabria, l’adozione di provvedimenti orientati a contrastare possibili meccanismi funzionali ad alterare gli equilibri di un mercato già intaccato significativamente per atavici problemi di tipo strutturale.

L’attuale quadro socioeconomico regionale è compromesso. Stando al Rapporto Osservitalia 2020 del Cerved che analizza la situazione economico-finanziaria delle Piccole Medie Imprese italiane, per effetto del coronavirus in Calabria sono a rischio oltre 29 mila posti di lavoro (il 9% rispetto agli occupati nel 2019 pari ad oltre 318 mila).

Preoccupa la disponibilità delle varie ‘ndrine, impastate di massoneria e colluse con i colletti bianchi, a movimentare ingenti capitali, a cominciare dai proventi del narcotraffico, in settori quali quello turistico-alberghiero e della filiera della piccola e media ristorazione, segmenti della nostra economia locale, che in conseguenza dell’ultimo dpcm rischiano di precipitare in un vortice pauroso o di ricorrere alla “mano invisibile” per l’accesso al credito facile, il che è come dire esporsi inevitabilmente all’usura e al riciclaggio.

Le dinamiche e le prassi sono ormai storicamente consolidate: si espande il rischio potenziale di molti operatori del commercio, e non solo di essi, a ricorrere al “credito parallelo”, con la conseguente possibilità da parte del potere criminale di diventarne i proprietari illegittimi, occultando astutamente la presenza ingombrante non senza il ricorso a “coazioni a ripetere vessatorie”.

D’altronde questo salto del crimine organizzato, da una dimensione di tipo arcaico-montano-pastorale a mercantile-capitalistico, è largamente attestato e non si propone come fotografia fantascientifica del crimine organizzato.

È significativo il pericolo di infiltrazione del capitale illegale nel tessuto sano della piccola e media impresa locale, così come più volte investigato e analiticamente riportato in attività di studio e ricerca di non pochi osservatori, come emerge nell’ultimo Report dell’Organismo Monitoraggio delle infiltrazioni criminali sull’emergenza Covid.

È fin troppo evidente che l’emergenza sociale ed economica del Covid-19 apre a fondati motivi di ritenere che molte realtà finiscano per trovarsi perniciosamente esposte all’usura con il rischio di impossessamento delle attività per riciclaggio.

Il governo assicura con il Dl “Ristori” (Ma cosa può essere offerto come compenso? Dunque che render puossi per ristoro? Se lo chiede pure Dante) una risposta alle categorie più esposte e penalizzate dalle recenti misure restrittive finalizzate al contenimento del virus?

Penso a tutte le attività lavorative sospese, comprese quelle culturali e tutto quel “sommerso non garantito” dei più vulnerabili -percettori di cassa integrazione incongrua, lavoratori irregolari, con contratti di poche ore, stranieri con problemi di residenza - che nessuna strategia politica ha inteso riportare a giusta dignità nel facilitare l’accesso a misure istituzionali.

L’ultimo Rapporto Povertà della Caritas fa emergere anche il “paradosso di misure emergenziali che generano esclusione e che favoriscono coloro che sono affiliati al sistema di protezione e assistenza sociale”.

Dunque contraddizioni, che più volte hanno evidenziato anche gli “operatori di frontiera”, che costituiscono un terreno fertile per innescare rancore, rivendicazione e conflitto sociale.

Un altro aspetto di non minore rilevanza è prendere in considerazione il come coniugare l’esigibilità dei diritti di ciascuno con gli atavici modus operandi degli apparati amministrativi dello Stato Centrale e Regionale che, attanagliati dalle mille pastoie burocratiche, non semplificano e accelerano le istruttorie relative all’erogazione di indennizzi, consegnando così inesorabilmente molte famiglie al giogo inevitabile del prestito a strozzo.

Sì, il rischio di molte famiglie che non riescono a permettersi neanche la spesa, è più che una suggestione. Aggiungiamo i minori che vivono in contesti più svantaggiati e di marginalità sociale, ancor più esposti alla disuguaglianza educativa oltre quella economica.

Sarebbe incoraggiante se, ad integrazione delle misure previste dall’ultimo Decreto del Governo, la Regione si adoperasse per assicurare in tempi snelli quanto previsto dal proprio pacchetto di misure. Si è discusso sinora di aiuti alle imprese sottoforma di contributi a fondo perduto, accesso agevole al credito bancario.

Il discrimine è la variabile tempo nella capacità di risposta alla complessità dei bisogni. Non si è ancora fattualmente ponderato quanto ogni ritardo e farraginosità delle procedure finiscano per compromettere la quotidianità di numerose famiglie sull’orlo di una isteria collettiva, favorendo il ricorso ad un “welfare alternativo più smart” garantito dalla criminalità ben organizzata.

Dunque, esiziali risulterebbero provvedimenti che, se pur ragionevoli nella loro ratio, risultassero depotenziati da una eccessiva burocratizzazione e dalla scarsa chiarezza nell’accesso alle misure.

Fatto salvo il principio di trasparenza e legalità nei processi di deliberazione ed esecuzione, occorrerà assumersi la responsabilità, ad ogni livello di governo, di dover dare risposte certe e chiare.

In questa fase andiamo assistendo ad un salto di qualità nella mission dei clan che sembra ben espresso nella capacità di diversificare la propria politica economica, puntando ad un nuovo core business: il mercato dei medical device e dei dispositivi di protezione, con investimenti nel campo dello smaltimento dei rifiuti speciali, dalle mascherine ai rifiuti sanitari infetti.

Pertanto non è certo ipotesi peregrina pensare ad una minaccia di ingerenza nelle gare di appalto nell’ambito del ciclo della sanità, rispetto al quale sarà opportuno innalzare il livello di vigilanza sui criteri di aggiudicazione degli appalti, scongiurando le possibili infiltrazioni. Non verrebbero scongiurati gli elementi di scenario di un revival di pagine cupe della storia ‘ndranghetistica di questa Regione.

Sia un’opportunità vera per iniziare ad affrontare il tema di un allineamento delle tutele, togliendo al potere della mala tutte le leve per esercitare un controllo capillare del territorio, speculando sui sentimenti di rabbia e di paura.

È tempo della assunzione di una responsabilità collettiva prima che la casa bruci e lasci solo macerie. Ritrovarsi con fratture sociali esiziali sarebbe un dramma per tutto il nostro Paese. Oggi abbiamo bisogno di riscoprire scopi e ampiezza di nuovi orizzonti!

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