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Welfare

Di quando l'infanzia ha smesso di essere rappresentata come valore

17 Novembre Nov 2020 1241 17 novembre 2020
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Il Gruppo CRC pubblica l'11° Rapporto di monitoraggio sull'attuazione della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia. «Solo un approccio olistico e sistemico, che ponga al centro l’impatto sui bambini e sui ragazzi delle varie norme, misure, fondi e interventi, sia a livello centrale che locale, può produrre l’auspicata inversione di rotta rispetto all’aumento del disagio sociale. Servono azioni di sistema», dice Arianna Saulini. Ne parliamo tutte le sere fino al 20 novembre, alle 18, sulla pagina Facebook di VITA

Segui qui la diretta a partire dalle 18.

«Per garantire l’attuazione dei diritti sanciti nella Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, occorre rilanciare una rappresentazione sociale e culturale dell’infanzia come valore da salvaguardare e promuovere». Parte da qui Arianna Saulini, coordinatrice del Gruppo CRC, per tracciare il senso del celebrare la Giornata Internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza il prossimo 20 novembre. La data è quella che ricorda la firma della Convezione Onu dei Diritti del fanciullo e la pandemia che stiamo attraversando ha messo in luce come quei diritti non siano ancora del tutto attuati, né lo sono per tutti i bambini. Le disparità territoriali e le disuguaglianze denunciate da anni sono oggi sotto gli occhi di tutti, non create ma amplificate dal Covid-19.

«Solo un approccio olistico e sistemico, che ponga al centro l’impatto sui bambini e sui ragazzi delle varie norme, misure, fondi e interventi, sia a livello centrale che locale, può produrre l’auspicata inversione di rotta rispetto all’aumento del disagio sociale. Per questo il Rapporto CRC afferma con decisione che servono azioni di sistema per ridurre le disuguaglianze presenti sul nostro territorio», prosegue Arianna Saulini. L’11° Rapporto CRC sul monitoraggio dell’attuazione della Convenzione Onu alla cui redazione hanno contribuito 135 operatori delle 100 associazioni che fanno parte del Network, non ci consegna solo una retrospettiva rispetto ai passi avanti che sono stati fatti (il Gruppo celebra quest’anno i suoi vent’anni) e sui ritardi che ancora permangono, ma ha provato a recepire l’impatto che la pandemia sta avendo sui 10 milioni di bambini e adolescenti che vivono nel nostro Paese.

Fin dall’inizio dell’emergenza da Covid-19 il Gruppo CRC ha messo in evidenza come la crisi avrebbe colpito duramente anche i bambini e gli adolescenti, soprattutto coloro che vivono in contesti e situazioni di fragilità e in condizioni di svantaggio economico, educativo e socio-relazionale. Lo ha fatto tramite i propri editoriali, forte della consapevolezza che deriva dal lavorare sul campo. All’inizio della pandemia il Gruppo CRC aveva denunciato come le persone di età minore fossero rimaste invisibili alle istituzioni, perché di loro si era parlato solo come “figli”, “alunni” o come possibili fonti di contagio e non invece come titolari di diritti, senza pianificare un’azione strategica. Oggi al centro del dibattito ci sono le priorità da individuare nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per poter accedere ai finanziamenti del Fondo Next Generation dell’Unione Europea, tra cui la scuola e la necessità di colmare, il divario territoriale e le grandi disuguaglianze che caratterizzano la condizione dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese. Nelle raccomandazioni

rivolte alle istituzioni competenti si esplicita invece l’auspicio che da questa crisi si possa ripartire, con una consapevolezza ritrovata rispetto alla centralità e necessità di investire sui ragazzi e ragazze.

Il lancio del Rapporto avviene on line, in partnership con Vita, attraverso cinque appuntamenti di riflessione in diretta dalle 18 alle 19 sulla pagina Facebook di Vita (qui il primo appuntamento di lunedì 16, dedicato all’ambiente digitale con i suoi rischi e le sue opportunità) fino al 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con il coinvolgimento di esperti ed istituzioni.

Sono stati scelti temi trasversali, come trasversale, olistico e sistemico deve essere l’approccio all’infanzia e all’adolescenza: questa sera parleremo di fragilità di bambini, dei ragazzi e delle famiglie con Daniela Lucangeli, Chiara Giaccardi, Liviana Marelli, Giorgio Taburlini, Sandra Zampa e i giovani del Care Leavers Network.

«Unicef ha pubblicato nel 2020 uno studio comparativo che analizza le politiche messe in atto nei Paesi OCSE e UE a sostegno delle famiglie: l’Italia è al 19° posto della classifica. Non si tratta di una necessità che riguarda solo alcune famiglie e alcuni genitori, anche se ovviamente i bisogni sono molto diversi. Occorre invece passare da una logica riparativa della “presa in carico” a interventi promozionali e preventivi a carattere universale, a partire dai quali assicurare azioni più specifiche e complesse per le situazioni conclamate di fragilità, vulnerabilità e disagio», si legge nel rapporto.

«Questi interventi, da realizzarsi idealmente come componente costitutiva dei servizi educativi (in particolare i nidi e, più in generale, del sistema integrato 0-6), possono essere previsti anche come componente di interventi sociali e sanitari (in particolare il Percorso Nascita) ed essere sostenuti dal pubblico e/o dal Terzo Settore. Vanno altresì potenziati in tutto il territorio nazionale i servizi sociopedagogici di promozione e sostegno alla fascia della preadolescenza e adolescenza (centri di socializzazione, centri diurni, post-scuola etc.), in quanto percorsi fondamentali di accompagnamento alla crescita e di sostegno alla genitorialità. La situazione venutasi a creare con l’emergenza COVID-19 ha messo in evidenza come la capacità di resilienza, a livello individuale e comunitario, siano state correlate non solo al “capitale” preesistente (economico, sociale e umano) delle famiglie, ma anche alla qualità e accessibilità dei servizi sanitari, educativi e sociali e alla capacità di collaborazione tra settori diversi e tra diverse entità del settore pubblico e privato, in particolare del privato sociale».

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