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Infanzia

Gli italiani e la povertà educativa: vissuti percezioni e dati

18 Novembre Nov 2020 1855 18 novembre 2020
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Alla vigilia della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, è stata presentata l’indagine “Gli italiani e la povertà educativa minorile nell’era Covid”, realizzata dall’Istituto Demopolis e promossa dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile

L’Italia nell’epoca del Covid si confronta marcatamente – suo malgrado – con i fenomeni della povertà educativa minorile. «La pandemia ha aggravato le disuguaglianze. Ce lo aspettiamo, ma non in questi termini. Perché da questa pandemia escono bambini condannati per tutta la vita, ad esempio, ad un maggiore abbandono scolastico», spiega nel corso della presentazione della ricerca Francesco Profumo, Presidente di Acri. E a dimostrarlo sono proprio i dati della ricerca “Gli italiani e la povertà educativa minorile nell’era Covid”, realizzata dall’Istituto Demopolis per l’impresa sociale Con i Bambini.

I dati della povertà educativa nell’epoca del Covid

Negare l’accesso all’educazione significa negare in futuro il diritto a una vita dignitosa ai bambini. Di questo gli italiani sono consapevoli, come dimostra l’indagine presentata oggi al direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento (nella foto): «Il costo sociale ed evolutivo della pandemia è altissimo: due terzi degli intervistati sono convinti che a pagare gli effetti a lungo termine dell’emergenza saranno proprio i più piccoli. Per questo, il lavoro del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile è ancora più cruciale oggi di quanto lo sia mai stato e per questo è fondamentale promuovere la continuità degli interventi ritenuti più promettenti e offrire evidenze e indicazioni utili per progettare ampie politiche strutturali permanenti di contrasto della povertà educativa», ha introdotto i lavori Pietro Vento.

Oggi, pensando ai bambini e agli adolescenti in Italia le preoccupazioni dichiarate dai cittadini rivelano lo sguardo “adulto” dell’opinione pubblica sulle dinamiche minorili: il 73% cita lo scarso apprendimento scolastico, preoccupazione cresciuta significativamente - +20 punti - rispetto alla precedente rilevazione dello scorso anno, anche in ragione della prolungata chiusura delle scuole. «Il 69% degli italiani stigmatizza la dipendenza da smartphone e tablet, dispositivi che hanno vissuto processi di ulteriore “sdoganamento”, fino ad essere a disposizione anche dei bambini più piccoli, con l’affermazione della didattica a distanza», spiega il direttore di Demopolis.



La pandemia certo, ma molti dei problemi sono stati aggravati non creati dal Covid

A causa dell’emergenza sanitaria gli italiani mettono l’accento sul crescente aumento delle disuguaglianze fra i minori: il 72% ritiene che siano aumentate nell’ultimo anno, «mentre solo un quinto non individua variazioni rispetto al 2019», fa notare Vento. Con il Covid. La maggioranza assoluta cita anche la regressione degli apprendimenti e del metodo di studio - 55% - e le disuguaglianze nell’accesso a dispositivi informatici ed a connessioni adeguate - 53% -.

La scuola usa la tecnologia per andare avanti, anche per via della seconda ondata della pandemia, ma più di 4 italiani su 10 mettono in evidenza i rischi di isolamento dalla vita sociale o di abbandono scolastico dei minori per via della didattica a distanza. È infine del 36% la percentuale degli italiani che, fra i problemi a carico dei più piccoli, emersi o aggravati dalla pandemia, segnala la riduzione degli stimoli esterni alla scuola


La scuola, quanto pesa (tanto) per l’educazione dei bambini

Appena il 9% - stando ai dati di Demopolis - crede che la scuola italiana garantisca oggi opportunità equamente per tutti. E l’emergenza da Covid-19 è stata un’aggravante pesantissima sulle dinamiche di una scuola disuguale.
«Crescono infatti le disuguagliane e diminuiscono le possibilità di accesso dei bambini alla formazione. Il terzo settore ha innovato, nel rapporto con i genitori, nel ricorso alle tecnologie ma anche nella gestione delle professionalità, i suoi servizi nei confronti dei bambini», spiega Claudia Fiaschi (nella foto), Portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore. Ma la sfida della pandemia e l’aggravarsi di povertà e accesso all’istruzione rende il compito del terzo settore estremamente difficile e allo stesso tempo quantomai necessario.

La mancanza di dispositivi informatici adeguati e di connessioni idonee si è rivelata un problema per seguire la scuola - nel 14% dei casi, dato che cresce al 22% nel Sud e nelle Isole -.

La tecnologia deve avere un ruolo nell’educazione dei bambini

Cosa raccontano i dati dell’indagine? «La povertà educativa è un fenomeno che deve interessare tutti, non solo la scuola e non solo la famiglia, ma l’intera comunità educante», ha sottolineato Carlo Borgomeo, presidente di Con i Bambini. Dall’altra, l’indagine fa emergere anche nella percezione e nel vissuto di famiglie e delle associazioni del Terzo settore che questa emergenza di fatto sta aumentando una serie di divari già esistenti, sia sociali che territoriali come dimostrano i dati sul Sud.
“Una delle questioni più gravi che riguardano bambini e ragazzi di oggi è la mancanza di pari opportunità di accesso ai servizi, e sappiamo come questa emergenza non ha fatto che accrescere alcune povertà e diseguaglianze – ha spiegato Claudia Fiaschi portavoce del Forum del Terzo Settore – Il Terzo settore prova a dare risposte concrete mettendo in campo una grande innovazione sociale, perché nessuno resti indietro. E lo fa sia attraverso l’utilizzo di nuovi spazi, tempi, materiali ed esperienze, ma anche ponendo una forte attenzione ai mutati scenari rispetto ai bisogni sociali, immaginando soluzioni che prevedano la collaborazione tra contesti educativi formali e informali, l’utilizzo delle tecnologie per nuove forme di prossimità, investimenti per l’inclusione sociale e digitale delle famiglie più fragili.”

La povertà educativa minorile: la “questione” degli anni ’20 (da affrontare e risolvere)

“Conforta”, e le virgolette sono d’obbiligo, il fatto che la diffusione della povertà educativa sia un fenomeno grave per il 91% degli italiani: molto per il 45%: «Con le limitazioni imposte dall’urgenza sanitaria e con la sospensione traumatica della continuità scolastica – spiega il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – si profila molto alto il costo sociale e a pagarlo saranno i più piccoli. Ne sono convinti oggi i due terzi degli italiani».

La povertà educativa minorile viene percepita dagli italiani come una problematica su cui è necessario intervenire, «perché le disuguaglianze aumentano e le difficoltà delle famiglie si moltiplicano. L’impegno del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile rinnova il suo impegno, oggi più di prima», dichiara Stefano Buffagni, presidente del Comitato di indirizzo strategico del Fondo e viceministro al Mise.

Da dove iniziare

In questa situazione di emergenza pandemica, per sostenere bambini e ragazzi in Italia, servirebbe innanzi tutto rimuovere gli ostacoli per l’accesso alla didattica a distanza, ma anche un rinnovato impegno degli insegnanti. È quanto pensa il 59% degli intervistati da Demopolis. Del resto, se interrogati sul tema, gli italiani concordano sull’urgenza di compensare i danni della scuola in parte chiusa attraverso attività ed esperienze non curriculari. Il 39% sostiene che, rispetto ad un anno fa, con l’emergenza Covid- 19 e la chiusura prolungata delle scuole, gli stimoli extra scolastici nella crescita dei minori siano oggi più importanti, dato che raggiunge il 49% fra i genitori di figli minorenni, e si impenna al 72% fra i rappresentanti del Terzo Settore.

«Il Terzo Settore è chiamato alla sfida di andare oltre i fondamentali dell’insegnamento e dell’educazione», chiosa Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore. Infatti, come testimonia il fatto che appena il 28% degli intervistati concorda sull’assunto che la scuola sia l’unica istituzione deputata alla crescita dei ragazzi, la responsabilità dei minori è di tutta la comunità.

È possiibile vedere la presentazione della ricerca nel video da Youtube

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