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Educazione

Il messaggio di Educa 2020: «una vicinanza educativa forte è possibile, anche in epoca Covid»

25 Novembre Nov 2020 1311 25 novembre 2020
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Francesca Gennai: «Chi sta sui fronti caldi ha bisogno di suggestioni pratiche, operative, indicazioni e anche rassicurazioni su come sia possibile garantire una vicinanza educativa forte anche in questo momento. Il messaggio che Educa ha dato è che quando c’è la presenza di un adulto competente, questa relazione c’è». Nonostante tutto.

Un festival diverso dal passato, per la forma prevalentemente on line, ma cha ha saputo coinvolgere migliaia di genitori, insegnanti e anche bambini e giovani, confermando la voglia di confronto per costruire l’educazione e la società del futuro. La XI edizione di Educa, il festival dell’educazione, si è svolta dal 19 al 22 novembre sotto il titolo “Futuri Anteriori. Riemergere dall'esperienza Covid”, dove il “riemergere” era espressamente un invito a non vivere passivamente l’attimo presente, rispetto ai temi dell’educazione.

Invito raccolto: «gli eventi hanno avuto una partecipazione importante, con picchi di 540 persone collegato al webinar sull’outdoor education ma sempre con una media di 200 partecipanti», dice Francesca Gennai, vicepresidente del consorzio Consolida con delega all’educazione, organizzatore del Festival. «Nelle domande poste attraverso i social che venivano abbiamo letto una forte sintonia con gli interventi dei relatori e la richiesta spesso di indicazioni chiare su quale approccio e quale comportamento avere oggi, come a dire che per chi sta sui fronti caldi ha molto bisogno di suggestioni pratiche, operative, indicazioni e anche rassicurazioni su come sia possibile garantire una vicinanza educativa forte anche in questo momento. Il messaggio che Educa ha dato e che mi sembra importante sottolineare, perché ci rassicura un po’ tutti, è che quando c’è una presenza educativa forte, quando c’è la presenza di un adulto competente, questa relazione c’è». Nonostante tutto.

Facciamo un passo indietro, a una premessa. Ossia che la pandemia è stata un «evidenziatore» per temi e questioni che prima di febbraio erano nell’agenda dei soli addetti ai lavori e invece adesso sono nell’agenda della politica e dei media. «Ripartiamo da qui», dice Gennai, «dal fatto che oggi più che mai c’è unità nei discorsi pubblici e in quelli familiari sulla rilevanza della scuola. Se in questi anni la scuola era stata attaccata, se ne parlava in termini di valutazione rispetto al suo operato, adesso di scuola si parla in termini di riconoscimento del suo ruolo primario, che è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono agli individui di diventare ciò che vorrebbero, di essere luogo di emancipazione sociale». Allora «lo sforzo è capire come rendere questa missione della scuola completamente attuabile e attualizzabile. Leggerei in questo modo Educa, come lo snodo di tante riflessioni su questa funzione primaria affinché sia attuabile».

Adesso di scuola si parla in termini di riconoscimento del suo ruolo primario, che è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono agli individui di diventare ciò che vorrebbero, di essere luogo di emancipazione sociale. Leggerei in questo modo Educa, come lo snodo di tante riflessioni su questa funzione primaria affinché sia attuabile

Francesca Gennai

Tanti i momenti e i temi che hanno declinato questo obiettivo, dall’incontro con la tiktoker Elisa Maino a quello con il professor Piergiuseppe Ellerani nel webinar "Il territorio come risorsa didattica" ha parlato di come il territorio potrebbe diventare «un ecosistema per l’apprendimento interdipendente non solo dei ragazzi ma anche degli adulti».

Educa 2020, un momento del webinar "Il territorio come risorsa didattica"

«Tutto muove da necessità di andare verso una didattica che sia onlife. Allora il fare didattica e outdoor non è un palliativo/placebo temporaneo per tornare tutti dentro la scuola quando non servirà più avere spazi maggiori a disposizione, ma riconoscere che all’interno di una comunità possono esserci anche altri soggetti e spazi dove fare educazione, con una corresponsabilità coinvolge più soggetti e che insieme rende visibile la presenza di bambini e ragazzi all’interno di un territorio, spesso invece relagati in spazi pensati per loro», spiega Gennai. Pensare l’onlife pone anche tema «di produzione di nuovo materiale didattico, con la necessità anche di una coproduzione che sfrutti le abilità dei nativi digitali e dei ragazzi stessi». C’è ovviamente la grande sfida della infrastruttura tecnologica, perché a fronte di una UE che parla di gigabyte society, noi ci ritroviamo in realtà cion ancora troppe scuole e famiglie che non hanno connessione: «Là dove la scuola cambia il suo modo di essere, le porte della scuola devono continuare ad essere attraversabili da tutti, garantendo il necessario accompagnamento anche nelle famiglie dove per mille ragioni non c’è stata la possibilità di seguire questa rivoluzione. Il timore è che le nuova povertà per cui le porte della scuola stanno restando chiuse sono ancora in una zona grigia, non ancora intercettati dalle politiche sociali… il timore è che quando lo saranno, sarà tardi o saranno troppi», afferma Gennai.

La crisi del Covid ha svelato, ad esempio, che molti adolescenti amano stare in casa, che sono disimpegnati rispetto al legame sociale. Abbiamo cresciuto cittadini allergici al collettivo, hanno una debolezza educativa rispetto al bene comune

Laura Pigozzi

Uno spunto originale di riflessione è stato regalato nella giornata conclusiva da Laura Pigozzi, che ha presentato il suo ultimo libro “Troppa famiglia fa male”. «Oggi è in aumento una simbiosi tra genitori e figli, considerati da molti madri e padri una proprietà privata. La crisi del Covid ha svelato, ad esempio, che molti adolescenti amano stare in casa, che sono disimpegnati rispetto al legame sociale. Abbiamo cresciuto cittadini allergici al collettivo, hanno una debolezza educativa rispetto al bene comune». Una delle conseguenze esasperate dal Covid potrebbe essere anche questa, finora poco citata: più spingiamo i nostri ragazzi a stare in casa e ad allentare i legami sociali, più avremo cittadini restii a occuparsi degli altri e a prendersi un impegno successivo di responsabilità sociale.

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