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Giornata internazionale

Presidente Conte, i centri antiviolenza hanno bisogno di più fondi

25 Novembre Nov 2020 1330 25 novembre 2020
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L'intervento di Antonella Veltri, presidente di D.i.Re, Donne in rete Contro la Violenza, all'incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti "Dalla parte delle donne. Il ruolo fondamentale dei centri antiviolenza". «Ci chiediamo», dice Veltri, «quindi le chiediamo Presidente: perché i fondi devono necessariamente passare dalle Regioni e non è possibile provvedere uno stanziamento diretto dal Governo ai centri?»

"Presidente Conte,", interviene Antonella Veltri, presidente di D.i.Re, Donne in rete Contro la Violenza, " rappresento la più grande organizzazione italiana indipendente di Centri Antiviolenza, che unisce 81 organizzazioni di donne che gestiscono Centri antiviolenza e case rifugio in 18 regioni italiane.

Ogni anno i centri della rete D.i.Re assicurano supporto e sostegno a circa 20.000 donne. Oggi corre l’obbligo di ricordare l’importanza e il valore della nostra Rete nel processo di cambiamento che stiamo attraversando. Le donne in questo periodo hanno tenuto, stanno tenendo insieme questo Paese, con il lavoro di cura non pagato nelle case, supportando la didattica a distanza, resistendo con il lavoro nei servizi.

Tante le proposte fatte dalle donne in questi mesi, tra tutte quelle contenute nel Position Paper “Il cambiamento che vogliamo. Proposte femministe a 25 anni da Pechino”, redatto da un ampio gruppo di donne attive su diversi temi e coordinato da D.i.Re.

Abbiamo seguito con interesse il Suo intervento in occasione del 25esimo anniversario della quarta conferenza mondiale sulle donne, nell'ambito dei lavori della 75esima Assemblea Generale Onu. Abbiamo apprezzato le Sue dichiarazioni rispetto alle conseguenze socio-economiche della pandemia, che hanno colpito in particolare le donne, ma soprattutto le Sue intenzioni di promuovere una maggiore partecipazione delle donne alla pianificazione della risposta e ai processi decisionali.

Le abbiamo anche per questo inviato in ottobre il risultato del lavoro prodotto confidando nel Suo interesse e segnalando la disponibilità delle esperte che hanno partecipato alla redazione del Position Paper ad un’interlocuzione in vista delle prossime urgenti scadenze per la pianificazione dei necessari interventi a seguito della pandemia, con il fine di poter dare un valido contributo al gravoso lavoro che Lei stesso indica come necessario “per raggiungere l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile” in Italia.

Oggi siamo qui in occasione del 25 novembre, giornata Internazionale contro la violenza alle donne, per riproporLe in modo non rituale il valore e l’importanza dei Centri Antiviolenza, presidi culturali per la trasformazione dei meccanismi sociali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini.

Centri Antiviolenza, quindi, non solo servizi offerti alle donne che subiscono violenza maschile, ma presidi culturali per la trasformazione dei modelli culturali patriarcali che alimentano e giustificano la violenza maschile sulle donne.

La violenza maschile contro le donne, radicata e diffusa in Italia, ha natura strutturale e si basa sui rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, come affermato anche nella Convenzione di Istanbul.

Il GREVIO, nel primo rapporto sull’Italia, sottolinea tra le raccomandazioni la necessità di adottare soluzioni coordinate e multi-istituzionali che coinvolgano tutti gli attori interessati e in particolare le associazioni di donne che storicamente hanno fondato Centri antiviolenza e Case rifugio. In Italia, l’attuazione dei Piani nazionali non ha garantito la messa in atto di politiche globali e coordinate sulla violenza contro le donne.

Non si sono capitalizzate le esperienze realizzate da più di 20 anni dalle ONG di donne che hanno creato i Centri antiviolenza e le Case rifugio, né attinto alla loro competenza nell’attuazione delle politiche di governo. Proprio in ragione della fondamentale importanza dei Centri antiviolenza, è necessario un richiamo alla tipologia delle organizzazioni che possono, o non possono, gestire strutture antiviolenza.

Ci chiediamo quindi, e le chiediamo Presidente, perché non sia stata ancora attuata una revisione dei criteri minimi per l’accreditamento dei centri antiviolenza definiti nell’Intesa Stato-Regioni del 2014.

Ad oggi quei criteri sono generici al punto da consentire l’accreditamento come centri antiviolenza anche a organizzazioni che non hanno la violenza contro le donne come area di intervento prioritaria e che non forniscono un supporto dall’accoglienza all’autonomia, compreso il reinserimento lavorativo, come previsto dalla Convenzione di Istanbul e come fanno i centri D.i.Re.

Inoltre le risorse del Piano nazionale antiviolenza del 2019 sono state trasferite alle Regioni, dirottandone una parte sull’emergenza Covid, sottraendo una parte dei fondi alle “attività collaterali” previste dal Piano, a cominciare dalla formazione e dal reinserimento lavorativo.

Questo rappresenta un indebolimento della risposta di sistema alla violenza contro le donne. Ci chiediamo quindi, e le chiediamo Presidente, perché i fondi debbano necessariamente passare dalle Regioni e non sia possibile provvedere uno stanziamento diretto dal Governo ai centri.

Ci chiediamo, e Le chiediamo ancora, perché non sia possibile prevedere una programmazione pluriennale dei fondi, favorendo lo snellimento dei procedimenti amministrativi, la liquidazione tempestiva dei fondi con pratiche di trasparenza e accessibilità alle informazioni.

È poi urgente intervenire sulla vittimizzazione secondaria nei procedimenti di affidamento e regolamento dei rapporti genitoriali nei Tribunali civili e nelle procedure del Tribunale per i Minorenni.

E in ultimo, ma solo per ragioni di tempo, risulta non più rinviabile la formazione, introducendo l’educazione al genere e alle differenze come obbligatoria nei percorsi scolastici, nonché la formazione di tutte e tutti coloro che sono coinvolti nel percorso di prevenzione e contrasto della violenza alle donne, dai professionisti della comunicazione per veicolare una corretta e rispettosa immagine delle donne, agli operatori e alle operatrici di giustizia per garantire la dovuta credibilità alla donna che decide di intraprendere il percorso giudiziale.

Ci è stato chiesto di porle una domanda Presidente.

Vuole impegnarsi assieme a noi su tutto questo?"

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