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Papa Francesco: da lui un monito non un giudizio

2 Dicembre Dic 2020 1040 02 dicembre 2020

Non credo che il Papa abbia voluto dare un giudizio sbrigativo a Terzo Settore e Filantropia. Non è Papa di giudizi Francesco. Egli, penso, abbia voluto fare molto di più: richiamare i giovani ad una rinnovata responsabilità. Un monito ad essere testimoni nobili di una Economia civile, responsabile, inclusiva

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Non credo che il Papa abbia voluto dare un giudizio sbrigativo a Terzo Settore e Filantropia. Non è Papa di giudizi Francesco. Egli, penso, abbia voluto fare molto di più: richiamare i giovani ad una rinnovata responsabilità. Un monito ad essere testimoni nobili di una Economia civile, responsabile, inclusiva

C’è un principio che va colto quando ci si rivolge ai giovani: quello del valore pedagogico della comunicazione. Ancor di più quando a riunire economisti, imprenditori e changemaker è un Papa come Francesco.
Nell’evento “The Economy of Francesco” la sua idea di ricondurre, ad Assisi, il pensiero e l’agire economico ad una matrice francescana è apparso, nelle giornate da poco conclusesi, evidente.

Una visione limpida e coerente con l’economia civile, declinata nei tre pilastri di stato mercato e comunità. Da queste considerazioni parto per comprendere profondamente quanto Papa Francesco abbia voluto affidare, ai giovani di tutta la Terra, sul tema del Terzo Settore e della filantropia. Alcune parole conducevano i partecipanti nel suo videomessaggio della giornata conclusiva, in una progressione etica e virtuosa: esclusione, scarto, povertà, cambiamento, sviluppo, progresso, sostenibilità. Nuovi paradigmi per lo sviluppo umano integrato nell’unico obiettivo possibile del bene comune. Un approccio globale, dialogato con giovani esperti di economia, cui il Papa ha sottolineato che non basta e non serve solamente “assistere” una persona, perché ciò ne mortifica la dignità. Bisogna includerla e fare in modo che abiti la Terra in condivisione. Chi assiste deve diventare generatore di azioni di sistema e non solo emergenziali. Andare oltre la filantropia, dunque, che ha in sè il rischio di cercare di sanare ciò che prima è stato distrutto senza intervenire sulle cause che hanno originato la distruzione. Più e più volte il Papa in questi anni si è espresso contro chi fabbrica armi e poi dona ospedali per curare i bimbi feriti e mutilati dalle guerre, riconverte le produzioni all’ecologico per mera massimizzazione del profitto disumanizzando la qualità del lavoro dei dipendenti per coprire i costi della trasformazione, sfama ma non “capacita” le persone fragili verso l’autonomia ed il benessere. Francesco, inoltre, ha voluto coraggiosamente parlare a chi l’economia la vive ogni giorno dentro i processi e ha il compito del presente e del futuro. Giovani di territori lontani fra loro, etnie e culture diverse, riuniti dallo strumento che egli stesso giudica più potente: il dialogo.

Una naturale prosecuzione dell’Enciclica sociale “Fratelli tutti”, in cui c’è un richiamo alla concretezza del Santo che non indottrinava ma parlava impeccabilmente di amore universale. Dunque, non credo che il Papa abbia voluto dare un giudizio sbrigativo a Terzo Settore e Filantropia. Non è Papa di giudizi Francesco. Egli, penso, abbia voluto fare molto di più: richiamare i giovani ad una rinnovata responsabilità. Un monito ad essere testimoni nobili di una Terza Economia, come teorizza in Italia da anni il professor Zamagni, seminata a metà ‘800 dall’abate Genovesi, scrittore, filosofo ed economista. Conclude Francesco, nel suo messaggio ai giovani della Terra, con un pensiero che definirei di reciprocità: nessuno si salva da solo. Questo, dunque, credo sia il dono del Papa in un tempo di crisi e di pandemia in cui, sottolinea, “noi” non usciremo uguali. “Noi” dovrà essere la parola a legarci.

Così non intravedo alcuna durezza nelle sue parole nei confronti del Terzo Settore e della Filantropia, a condizione che facciano sistema con l’economia sociale parte del modello più ampio e completo, virtuoso, etico e inclusivo dell’Economia Civile. E i giovani, sono certo, sapranno capire e fare propria questa capacità di analisi illuminata, che non ammette equivoci e cedimenti nel perseguimento del bene comune. Profit e non profit al servizio di un unico valore assoluto: la centralità di ciascuna persona.

Dal Santo di Assisi e dal Papa un unico “cantico”: di un’economia giusta, sostenibile e fraterna, contro le diseguaglianze per la salvezza degli abitanti della Terra nostra casa comune.

*Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali

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