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Politica

Legge di Bilancio: un colpo basso per l’associazionismo di promozione sociale

3 Dicembre Dic 2020 1813 03 dicembre 2020
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4mila circoli chiusi per emergenza Coronavirus. E che l'articolo 108 della Legge di Bilancio rischia di non fare mai più riaprire. «In questa ricostruzione pensiamo di poter svolgere una funzione essenziale. Ma per farlo dobbiamo riuscire a sopravvivere»: ecco l'appello della presidente di Arci, Francesca Chiavacci

Oltre 4mila circoli chiusi in tutta Italia e decine di migliaia di attività sospese. Più di un milione di socie e soci privati di spazi e opportunità di promuovere e partecipare alle attività dei circoli. La campagna di tesseramento, aperta il primo ottobre scorso, che ad oggi conta la metà delle affiliazioni e il 50% dei nostri soci in meno. Sono alcuni dei numeri che fotografano la situazione in cui si trova l’Arci, duramente colpita in questi mesi dalla crisi legata alla pandemia, insieme a tante altre reti nazionali dell’associazionismo di promozione sociale.

Moltissime realtà sono allo stremo, non ce la fanno più. Non sanno come andare avanti e se riusciranno a farlo. Si tratta, come abbiamo sottolineato più volte, di migliaia di associazioni che svolgono attività fondamentali per i cittadini nel segno della solidarietà, del mutualismo, dell’utilità sociale e dell’inclusione. Impegnate su moltissimi fronti per perseguire il bene comune e vicino alle persone più in difficoltà. La Riforma del Terzo Settore ha richiesto e chiederà loro grandissimi sforzi organizzativi, impiego di energie e di risorse economiche per vedere riconosciuta la propria funzione di interesse generale. Abbiamo fatto questi sforzi e continueremo a farli.

Durante la “parentesi estiva” con grande fatica, dispendio economico e di energie, le nostre strutture hanno ripreso le proprie attività di solidarietà e promozione culturale. Una circolare interpretativa del DPCM del 24 ottobre ha decretato la chiusura delle nostra principale attività di autofinanziamento (la somministrazione) e l’impossibilità di svolgere attività culturali, formative. Contemporaneamente però le attività economiche di bar e ristorazione potevano rimanere aperte.

Francesca Chiavacci

Una situazione drammatica, quindi, a cui si è aggiunta la grande preoccupazione, in queste ore, per ciò che è previsto dall’art. 108 della legge di Bilancio, in discussione in Parlamento: l’assoggettamento, di fatto, al regime commerciale delle nostre associazioni. Una norma insostenibile e incomprensibile, che rappresenta un vero e proprio attacco all’idea di mutualismo e volontariato, a chi si impegna quotidianamente per la comunità. Un colpo durissimo che rischia di mettere in ginocchio la nostra associazione, insieme a tante altre.

Moltissimi circoli non ce la faranno e tanti altri preferiranno chiudere anziché organizzarsi come un’impresa.

Se questo articolo non verrà cancellato, chiuderanno definitivamente migliaia delle nostre basi associative, che si ritroverebbero alle prese con ulteriori adempimenti burocratici e un appesantimento del carico fiscale insostenibili. Privando il Paese di tante attività preziose: corsi, doposcuola, attività ricreative, spazi di discussione e promozione della cultura. Insomma, una norma insostenibile e incomprensibile. Come ha potuto lo stesso Governo che ci ha riconosciuto destinatari di ristori, sferrare un altro colpo a chi ogni giorno si prende cura delle persone in tanti modi diversi?

Non è pensabile che si vogliano cancellare decine di migliaia di esperienze associative con un articolo della manovra. Insieme a noi, sarebbero infatti circa 150mila gli enti non commerciali del Terzo settore obbligati ad aprire la partita Iva. Le conseguenze di un simile scenario sarebbero catastrofiche non solo per l’associazionismo diffuso ma anche per la tenuta sociale del Paese, attraversato da tensioni che abbiamo visto aggravarsi con la crisi legata alla pandemia.

L’Arci è pronta a fare la sua parte nell’opera di “ricostruzione” solidale, nella battaglia contro le povertà e la solitudine dei cittadini nella crisi post-pandemica. Non chiediamo privilegi, ma che vengano ascoltate le nostre ragioni e riconosciuto, anche dal punto di vista fiscale, il nostro scopo di interesse pubblico generale secondo il principio di mutualismo che ispira la nostra storia e il nostro modo di agire nella società.

Chiediamo che venga riconosciuta, oggi più che mai, l’importanza del nostro ruolo di vicinanza e prossimità, fondamentale per la coesione sociale, la partecipazione, la diffusione della cultura, la socialità come strumento di benessere e crescita dei cittadini. In questa ricostruzione pensiamo di poter svolgere una funzione essenziale. Ma per farlo dobbiamo riuscire a sopravvivere.

*Francesca Chiavacci, Presidente nazionale Arci

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