Tolga Ahmetler Ragazzini Unsplash
Minori

"L'Appetito vien studiando"

14 Dicembre Dic 2020 1000 14 dicembre 2020
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Due operatrici raccontano un'opera realizzata dalla Caritas di Cassano all’Jonio, il progetto accoglie nel suo centro 35 bambini con storie di vita segnate dalla criminalità, dalla mafia, dalla povertà, da famiglie assenti o da condizioni promiscue. «Proviamo a far venir fuori i loro talenti, le loro emozioni, le loro risorse attraverso i laboratori di musica, ceramica, pittura, cucina e sport» racconta le operatrici

Era un pomeriggio di ottobre, ricordiamo Carlo (nome di fantasia) di dieci anni che è arrivato al nostro centro arrabbiato e molto triste. Ha rifiutato il cibo e non ha permesso a nessuno di avvicinarsi a lui. Abbiamo provato a parlarci, ma lui ha mostrato resistenze e alcune volte ha assunto atteggiamenti di sfida verso gli adulti, ma anche verso i suoi compagni. Carlo è sempre stato un bambino solare, affettuoso, socievole, ma da quel momento in poi si è chiuso nel silenzio e nella rabbia, una rabbia che non riusciva ad ascoltare, a riconoscere e ad esplorare. Nel suo cuore e nella sua testa regnava la confusione causata da situazioni più grandi di lui che voleva risolvere, ma che non poteva perché quelle erano cose da grandi. E Carlo era un bambino che la vita aveva fatto crescere troppo in fretta, come la maggior parte dei bambini con cui ogni giorno entriamo in contatto.
Carlo amava disegnare e grazie alla sua passione siamo riusciti a riconoscere, dare un nome, tirare fuori le sue emozioni e pian piano a trasformarle in parole. Parole che nessuno immagina possano far parte del lessico di un bambino, eppure è così.

Storie simili a quella di Carlo sono comuni nel centro educativo del progetto “L’Appetito vien Studiando”.
Sono storie di 35 bambini cariche di pesi da portare sulle spalle e sul cuore, storie di vita segnate dalla criminalità, dalla mafia, dalla povertà, da famiglie assenti o da condizioni promiscue.

Pensando al lavoro che svolgiamo tutti i giorni ci viene spesso in mente una frase tratta dal “Piccolo Principe”: «Io possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni e possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane».
Così come fa il piccolo principe, ogni giorno, ci prendiamo cura dei bambini che ci sono stati affidati. Prendersi cura è un dono, è grazia, è responsabilità, è attenzione, è dare importanza all’altro. Prendersi cura permette di provare diverse emozioni, quali gioia, gratitudine, ma alcune volte sconforto, impotenza e rabbia.

Ci capita spesso di sentirci impotenti davanti ai vissuti di questi bambini che sono stati costretti a crescere prima del tempo, ai quali provano, continuamente, a rubare la speranza di poter cambiare e di credere ancora in qualcosa, la spensieratezza, i valori, l’importanza che hanno rassegnandosi a quelle scomode etichette dalle quali sarà un’impresa svincolarsi.

Parlo di riscatto morale e sociale, un riscatto che potrà avvenire grazie allo studio, alla cultura, all’impegno e alla voglia di mettersi in gioco. Il progetto “L’Appetito Vien Studiando” punta su due momenti fondamentali. Il cibo come esperienza di comunione, di condivisione e di educazione alimentare e lo studio e la conoscenza come mezzo per aiutare i bambini a capire la cultura di emancipazione, di liberazione. Liberazione perché lo studio rende liberi, la cultura dà la possibilità di scegliere chi essere e da che parte stare. Lo studio insegna a non piegare la testa e a dire sempre sì. Lo studio insegna a dire dei no consapevoli, forti, che danno la possibilità di abbattere muri di paura e costruire ponti di speranza.

“Educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco” e noi ci auguriamo che tanti fuochi possano far luce sulle strade buie di Carlo e di tutti gli altri. Proviamo a far venir fuori i loro talenti, le loro emozioni, le loro risorse attraverso i laboratori di musica, ceramica, pittura, cucina e sport.

Ci piace pensare ai bambini e ai ragazzi con cui abbiamo la fortuna di lavorare come fiori di loto. Le radici del fiore di loto affondano nel fango e nonostante questo il fiore è in grado di rimanere puro e incontaminato, e di crescere anche in condizioni di avversità. Ed è proprio questo che cerchiamo di trasmettere ai ragazzi, la lezione del fiore di loto, capace di andare avanti e rinascere sempre, nonostante tutto.

*Operatrici del Progetto “L’Appetito vien Studiando” della Diocesi Di Cassano all’Jonio (CS)

In apertura photo by Tolga Ahmetler on Unsplash

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