Legge di bilancio

Il tabacco riscaldato e la legge di bilancio: una storia italiana

23 Dicembre Dic 2020 1112 23 dicembre 2020

Con la legge di bilancio 2021, sembrava che si fosse riaperto uno spiraglio su iniziativa di parlamentari di diversi gruppi alla Camera, ma l’epilogo ha segnato una brutta pagina della nostra cronaca politica.

  • ...
Nannicini VITA
  • ...

Con la legge di bilancio 2021, sembrava che si fosse riaperto uno spiraglio su iniziativa di parlamentari di diversi gruppi alla Camera, ma l’epilogo ha segnato una brutta pagina della nostra cronaca politica.

La vicenda della tassazione sul tabacco riscaldato e della proposta di Cittadinanzattiva di usarla per incrementare le risorse da investire sull’assistenza domiciliare di malati cronici, immunodepressi e persone con disabilità è paradigmatica dei costi di avere una politica debole, senza visione e senza spina dorsale. Il primo effetto collaterale è l’incapacità di individuare le priorità, senza (dis)perdersi in mille rivoli di elargizioni categoriali. Il secondo effetto collaterale è l’incapacità di dire qualche “no”, magari a una multinazionale che di fronte a una proposta di tassazione equa ti minaccia (poco credibilmente) di ridurre gli investimenti occupazionali nel tuo paese.

La storia è nota. Già nel decreto Cura Italia di marzo, su proposta di Cittadinanzattiva e di una vasta rete di associazioni, avevo presentato un emendamento per ridurre il beneficio fiscale sul tabacco riscaldato, che in Italia è tra i più alti al mondo, per finanziare l’assistenza domiciliare di malati cronici, immunodepressi e persone con disabilità. Allora, non se ne fece niente per i veti di cui sopra. Adesso, con la legge di bilancio 2021, sembrava che si fosse riaperto uno spiraglio su iniziativa di parlamentari di diversi gruppi alla Camera, ma l’epilogo ha segnato una brutta pagina della nostra cronaca politica. Il beneficio è stato ridotto di poco, senza allinearlo agli standard internazionali. E, cosa ancora più grave, le poche risorse finanziarie che ne deriveranno sono state scippate dall’assistenza domiciliare per metterle nel calderone che finanzierà centinaia di micro interventi. Dopo il danno, la beffa. Niente assistenza domiciliare e diktat di qualche multinazionale che continuano a dettare l’agenda.

Eppure, tutti, a parole diciamo di stare dalla parte dei più fragili. Quale modo migliore per farlo di rafforzare la rete di assistenza domiciliare investendo anche sulla telemedicina? Nella cura del Parkinson, per esempio, ci sono buone pratiche riconosciute negli interventi di supporto ai malati e ai loro familiari, anche utilizzando strumenti di teleassistenza infermieristica specializzata, in cui fattore umano e algoritmi d’intelligenza artificiale lavorano a braccetto per dare risposte alla vita delle persone. Che cosa aspettiamo a investire su questi interventi? Cittadinanzattiva aveva trovato il classico uovo di Colombo per finanziare misure di questo genere. In Italia, il tabacco riscaldato gode di un beneficio fiscale del 75% rispetto alle sigarette normali, quelle a combustione. Solo pochi altri paesi hanno un beneficio maggiore, col record del Kazakistan che sta al 100%. La Spagna, per esempio, sta al 52%, la Francia al 37%, il Sud Africa al 25% (e lo stesso amministratore delegato di Philip Morris si è congratulato con il governo sudafricano quando ha introdotto un beneficio fiscale che è solo un terzo di quello italiano). Questo disallineamento l’Italia e gli standard internazionali non era una buona (e giusta) occasione per destinare risorse ai più fragili?

Nei nostri convegni, ripetiamo che dobbiamo investire sulla sanità pubblica e sull’assistenza domiciliare a malati cronici e persone con disabilità. Perché siamo di sinistra. Però, se qualcuno propone di farlo riducendo il beneficio fiscale sul tabacco riscaldato, non lo facciamo perché qualche multinazionale potrebbe restarci male. Se qualcuno propone di farlo a deficit, non lo facciamo perché a quel punto i soldi ci toccherebbe prenderli a prestito col Mes, per risparmiare, e qualcun altro potrebbe restarci altrettanto male per ragioni ideologiche. Forse, sarebbe il caso di cambiare gli argomenti dei nostri convegni.

* Senatore del Pd

Articolo pubblicato su Il Riformista il 22 dicembre 2020

Contenuti correlati