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Recovery Fund: il futuro dell’Europa e l’importanza del Terzo Settore

19 Gennaio Gen 2021 1149 19 gennaio 2021
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"Del Terzo settore fanno parte anche tutti coloro i quali, in questi anni, si sono occupati delle persone migranti, sia nella fase della ricerca e del salvataggio in mare che nella fase di accoglienza e inclusione nel nostro Paese. Il bilancio europeo 2021-2027, tuttavia, stanzia per l’immigrazione circa 23 miliardi di euro destinati soprattutto alla gestione delle frontiere lasciando ancora una volta da parte l’integrazione e ignorando la creazione di #VieSicureELegali di ingresso"

La pandemia di Covid-19 che ha colpito il mondo intero e le inaspettate conseguenze che ne sono seguite hanno generato la più grande emergenza sanitaria che i paesi occidentali si sono trovati ad affrontare dal dopoguerra a oggi. Una congiuntura epocale che ha unito il popolo e i paesi dell’Unione Europea per un obiettivo comune, la ricostruzione economica e sociale post-pandemica, attraverso l’approvazione del Recovery Fund, il più ingente pacchetto di misure mai finanziato dall'UE pari a 1.800 miliardi di euro.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato più volte il valore della responsabilità e della solidarietà da parte di tutti in un momento così particolare e delicato. Procedere da soli sarebbe infatti stato controproducente sia nel breve che nel lungo periodo.

Il piano, che costituisce un’importante occasione per il processo di integrazione europea e per la competitività dell’Europa nel mondo, si basa sui principi della sostenibilità e dell’equità. Due valori che nel corso della pandemia hanno costituto le fondamenta delle azioni messe in atto dai rappresentanti del Terzo settore, del Volontariato e delle Organizzazioni Non Governative per fronteggiare i bisogni relativi all’assistenza, alla cura e all’educazione. Senza l’intervento di questa importante componente della società molte delle necessità delle persone più deboli non sarebbero state ascoltate.

Per questo motivo, oggi, il bilancio a lungo termine dell'UE, unito all'iniziativa NextGenerationEU, non possono ignorare il contributo di 350 mila organizzazioni italiane, con 5 milioni e mezzo di volontari e 850 mila dipendenti, per un valore aggiunto superiore al 4% del Pil nazionale. Affinché non sia un’opportunità sprecata, è necessario elaborare una strategia lungimirante e innovativa, un nuovo modello di sviluppo sostenibile aperto al rafforzamento del mondo del non profit e dell’economia sociale basata sui bisogni delle persone, soprattutto le più bisognose.

Del Terzo settore fanno parte anche tutti coloro i quali, in questi anni, si sono occupati delle persone migranti, sia nella fase della ricerca e del salvataggio in mare che nella fase di accoglienza e inclusione nel nostro Paese. Il bilancio europeo 2021-2027, tuttavia, stanzia per l’immigrazione circa 23 miliardi di euro destinati soprattutto alla gestione delle frontiere lasciando ancora una volta da parte l’integrazione e ignorando la creazione di #VieSicureELegali di ingresso.

Il Mediterraneo e le frontiere terrestri dell’Unione Europea sono i confini di un’Europa che si impegna a essere sostenibile ed equa e, pertanto, non includerle all’interno di un piano storicamente così importante sarebbe un grave errore per tutti noi e per le generazioni future.

Stiamo riscrivendo il futuro dei prossimi anni e verremo tutti ricordati per quello per faremo. Per questo motivo non possiamo rimanere indifferenti e voltare il nostro sguardo davanti alle morti nel Mediterraneo e alle tragiche condizioni dei campi profughi della Grecia. L’Europa del post-pandemia non può ignorare queste tragiche situazioni.

Il Recovery Fund non può prescindere dall’inclusione degli attori locali, delle Ong, delle associazioni e degli enti regionali, statali ed europei affinché i valori della solidarietà, della dignità e di ogni singola vita umana, alla base dell’Unione Europa, possano trovare una reale attuazione.

Valori condivisi che muovono il MOAS e che ci hanno spinto, dal 2014 a oggi, a salvare vite umane nel Mediterraneo e ad alleviare le sofferenze dei più bisognosi nel mondo.

*Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di Moas

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