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La cultura parcheggiata da un anno si interroga sul domani

20 Gennaio Gen 2021 1135 20 gennaio 2021

Come la cultura fermata dai Dpcm può aprirsi al nuovo? Come tessere, ma anche come immaginare concretamente nuove dinamiche e nuove forme di relazione? Come innescare nuove progettualità e nuovi processi, con la forza dell’inizio, senza attestarsi sul già fatto? Partirà da queste domande l'evento web conclusivo della serie “La cultura non si ferma. Immaginare il domani” che Vita con Casa Testori e il patrocinio di Fondazione Cariplo propone il prossimo 28 gennaio alle ore 15.

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Come la cultura fermata dai Dpcm può aprirsi al nuovo? Come tessere, ma anche come immaginare concretamente nuove dinamiche e nuove forme di relazione? Come innescare nuove progettualità e nuovi processi, con la forza dell’inizio, senza attestarsi sul già fatto? Partirà da queste domande l'evento web conclusivo della serie “La cultura non si ferma. Immaginare il domani” che Vita con Casa Testori e il patrocinio di Fondazione Cariplo propone il prossimo 28 gennaio alle ore 15.

Gli elenchi, insegnava Michel Foucault, sono rivelatori più per ciò che escludono, che per quanto includono. Così, tra i diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile il più importante è proprio quello che manca, almeno in termini espliciti: la cultura. Eppure, tra le lezioni da trarre da questo 2020, ce n’è una troppo importante: solo coinvolgendo la cultura - i suoi mondi, le sue pratiche, le sue relazioni - potremo affrontare a medio e lungo termine le conseguenze sociali della pandemia. La cultura che è stata chiusa insieme alle scuole, privilengiando laddove era possibile il solo gesto del consumo, non si è fermata, ha trovato nuove strade, le ha provate, si è posta nuove domande.

Potremmo partire da una definizione minima di cultura intendendola come capacità di abitare la relazione è stato suggerito negli incontri fatti a novembre. Relazione non come accomodamento, ma come chiamata in gioco. Una capacità da valorizzare, trasmettere, disseminare. Cambiare. Il cambiamento è forse una delle poche, grandi costanti della vicenda umana. Ma quale direzione prenderà questo cambiamento? Possiamo sperare di orientarlo verso forme di approdo più inclusivo, più umano, solo attraverso ciò che definiamo “cultura. La questione è: «abbiamo fatto molto, ma oggi la questione non è più “fare”, è far avvenire».

La questione, oggi, è: come aprirsi al nuovo? Come tessere, ma anche come immaginare concretamente nuove dinamiche e nuove forme di relazione? Come innescare nuove progettualità e nuovi processi, con la forza dell’inizio, senza attestarsi sul già fatto?

Partirà da queste domande l'evento web conclusivo della serie “La cultura non si ferma. Immaginare il domani” che Vita con Casa Testori e il patrocinio di Fondazione Cariplo propone il prossimo 28 gennaio alle ore 15.

La cultura può tornare ad essere elemento indispensabile per ridefinirci. Non la cultura che apre i musei del racconto del passato (in tutte le sue forme artistiche), o ‘descrive’ quello status, ma la cultura come strumento di welfare, di benessere, di azione sulla visione di futuro. Un welfare culturale che in particolare in questa pandemia, si ponga come elemento necessario di saldatura della comunità.

L’educazione è il nuovo campo di ingaggio dei soggetti culturali, è questa una delle convinzioni emerse nei nostri dialoghi.

La cultura nella sua eterogeneità si è avventurata e ha trovato casa dentro le pieghe della socialità, dei servizi, dell’inclusione della comunità, dell’educazione, della salute, della partecipazione, dei processi deliberativi. A ben pensare oggi i temi dell’innovazione sociale, dell’impatto sociale e di nuove forme di inclusione sociale e di rigenerazione sono patrimonio di una crescente platea di attori fatta da soggetti a matrice culturale, più che da imprese sociali. È questa una delle nuove scommesse? Come la cultura, le pratiche culturali, le reti della cultura immaginano il loro domani?

Introdotti da Davide Maggi, Carlo Maria Pinardi e Marco Dotti, ne discuteremo con Marco Revelli (Storico e sociologo), Emmanuele Curti (archeologo e manager culturale), Giulia Cogoli (direttrice del festival “Dialoghi sull'uomo”), Marco Martinelli (regista e drammaturgo). Verranno raccontate anche le sperienze di Casa Testori con Giuseppe Frangi, di Teatro Atir con Serena Sinigaglia e Arianna Scommegna, del Festival Milano Musica con Cecilia Balestra, e l'esperienza di un Istituto comprensivo di Milano Alda Merini con Angelo Lucio Rossi, dirigente.

Qui i quattro dialoghi fatti sino ad oggi sul tema “La cultura non si ferma”

La cultura non si ferma 1. Dialogo con Chiara Saraceno (sociologa), Andrée Ruth Shammah (Teatro Parenti), Marco Martinelli (Teatro delle Albe), Giacomo Poretti (Teatro Oscar), Tommaso Sacchi (assessore cultura Firenze)

La cultura non ferma 2. Dialogo con Federica Fracassi (Teatri I), don Davide Milani (Fondazione Ente dello Spettacolo), Luca Doninelli (scrittore e drammaturgo), Camillo Fornasieri (Centro Culturale di Milano)

La cultura non si ferma 3. Dialogo con Alice Raffaele (Gruppo lettura di Chiari), Daniela Mena (Rassegna della Microeditoria), Daniele Novara (Pedagogista), Mario Biagini (Direttore Work Center of Jerzy Grotowski) e Saverio Ka Ruina (attore e drammaturgo)

La cultura non si ferma 4. Dialogo con Eraldo Affinati (scrittore), Maria Luisa Finocchi (vice presidente Fondazione Mondadori), Davide Maggi (referente per l'arte e la cultura di Fondazione Cariplo) e Irene Bongiovanni (presidente di Confcooperative Cultura).

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