Vo' Ioricordo
Scuola

Il ministro Bianchi: «Tutto il Paese ha guardato alla scuola di Vo'. E la sta ancora guardando»

22 Febbraio Feb 2021 1220 22 febbraio 2021
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Il ministro Patrizio Bianchi interviene e un evento online delle scuole di Vo' Euganeo, Cinto Euganeo e Lozzo Atestino per ricordare un anno dal primo caso positivo al Covid, un nonno della scuola. Il preside: «La cura delle ferite dell’anima deve passare dalla scuola»

«Voi siete stati i primi ad affrontare questa pandemia. Avete dimostrato che il nostro Paese, nel momento della difficoltà, sa essere unito e sa non solo affrontare la sfida, ma ha anche la capacità di ripartire. Tutto il Paese ha guardato alla scuola di Vo’. E sta ancora guardando. Ora è il momento di ripartire, e ripartire da Vo’ credo che sia un segno importante per tutto il Paese»: queste le parole le parole del Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi in un evento online con cui le scuole di Vo', Cinto Euganeo e Lozzo Atestino hanno ricordato quel 21 febbraio 2020, quando venne scoperto il primo caso di positività a Vo’ e vennero immediatamente chiuse le scuole. Già sabato 22 febbraio qui le scuole erano chiuse, prime in Italia: altre avrebbero seguito dal mercoledì successivo, dopo le vacanze di Carnevale. Il Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi ha partecipato questa mattina all’evento online, accettando l’invito del dirigente Alfonso D’Ambrosio.

«Sono qui per ringraziarvi, per ringraziare innanzitutto i nostri ragazzi e le nostre ragazze, le nostre bambine e i nostri bambini. Con loro voglio ringraziare tutte le famiglie, gli insegnanti, il personale, i nostri dirigenti», ha detto il ministro. «Grazie per avere posto la scuola al centro della comunità e grazie ancora per i mesi che verranno. Saranno difficili, ma, come sempre, come voi avete dimostrato, stando insieme riusciremo ad andare oltre. Oltre l’emergenza, oltre anche le solitudini e le difficoltà che abbiamo avuto. Insieme, perché la scuola è il battito della comunità».

Un anno dalla chiusura delle scuole, qui significa anche un anno dall'avvio della didattica a distanza: lunedì 24 febbraio 2020 il dirigente Alfonso D'Ambrosio aveva già attivato una rete «per restituire “normalità” ai bambini. Basta un’ora al giorno per restituire la voce dei loro insegnanti ai nostri piccoli, attraverso una lettura, una riflessione» (l’abbiamo raccontato qui, quello stesso giorno).

Ecco il discorso con cui Alfonso D’Ambrosio ha ripercorso questo anno.

«Ore 18.30 del 21 Febbraio 2020, il sindaco Giuliano Martini mi annuncia il primo caso di positività da Sars Cov 2. Da allora, è un susseguirsi di emozioni: paura, coraggio, speranze, smarrimento. Le scuole del nostro comprensorio vengono chiuse la sera del 21 febbraio 2020 e il giorno dopo, con decisione e oserei, dire oggi, con lungimiranza, viene avviata quella che chiamiamo Didattica a Distanza. Partita con un intento profondo, lo stesso che ci anima ancora oggi: restituire voce e volti ai nostri studenti, mantenere un dialogo educativo e non lasciare nessuno solo.

Quelle parole, quei volti, quelle prime lezioni online, sono stati gesti significativi, carezze educative, gesti di cura che hanno scandito il nostro tempo in funzione dei nostri studenti, preparato e ricostruito per loro, online e non in presenza.

Anche a distanza la scuola ha avuto voce potente, si è mossa percorrendo strade inedite, a volte inciampando ma sempre rialzandosi.

Da allora e per un intero anno il comprensivo di Lozzo Atestino (nello specifico le scuole di Vo’, Lozzo Atestino e Cinto Euganeo) non si è mai fermato.

Abbiamo avviato progetti con scuole da tutta Italia, un gemellaggio durante il lockdown con una scuola di New York, la segreteria amministrativa digitale è sempre presente.

Abbiamo fatto lezione con artisti, registi, scrittori... ci siamo inventati nuove forme di vicinanza e di didattica e abbiamo simulato completamente online, unici in Italia, un esame conclusivo del I ciclo di istruzione. Abbiamo mantenuto sempre vivo il contatto con le famiglie formandoci insieme a loro con esperti su varie tematiche, attivando sportelli on line di supporto gratuiti con una psicologa.

In estate, la scuola in presenza è stata così voluta e desiderata che l’abbiamo immaginata grande come i colli euganei e sono così partiti i patti educativi di comunità, oggi finanziati anche dall’USR Veneto, che ci hanno portato a fare lezione in agriturismi, a fare yoga sui colli, storia e teatro a Villa Venier di Vo’ Vecchio.

Ecco il discorso con cui Alfonso D’Ambrosio ha ripercorso questo anno.

«Ore 18.30 del 21 Febbraio 2020, il sindaco Giuliano Martini mi annuncia il primo caso di positività da Sars Cov 2. Da allora, è un susseguirsi di emozioni: paura, coraggio, speranze, smarrimento. Le scuole del nostro comprensorio vengono chiuse la sera del 21 febbraio 2020 e il giorno dopo, con decisione e oserei, dire oggi, con lungimiranza, viene avviata quella che chiamiamo Didattica a Distanza. Partita con un intento profondo, lo stesso che ci anima ancora oggi: restituire voce e volti ai nostri studenti, mantenere un dialogo educativo e non lasciare nessuno solo.

Quelle parole, quei volti, quelle prime lezioni online, sono stati gesti significativi, carezze educative, gesti di cura che hanno scandito il nostro tempo in funzione dei nostri studenti, preparato e ricostruito per loro, online e non in presenza.

Anche a distanza la scuola ha avuto voce potente, si è mossa percorrendo strade inedite, a volte inciampando ma sempre rialzandosi.

Da allora e per un intero anno il comprensivo di Lozzo Atestino (nello specifico le scuole di Vo’, Lozzo Atestino e Cinto Euganeo) non si è mai fermato.

Abbiamo avviato progetti con scuole da tutta Italia, un gemellaggio durante il lockdown con una scuola di New York, la segreteria amministrativa digitale è sempre presente.

Abbiamo fatto lezione con artisti, registi, scrittori... ci siamo inventati nuove forme di vicinanza e di didattica e abbiamo simulato completamente online, unici in Italia, un esame conclusivo del I ciclo di istruzione. Abbiamo mantenuto sempre vivo il contatto con le famiglie formandoci insieme a loro con esperti su varie tematiche, attivando sportelli on line di supporto gratuiti con una psicologa.

In estate, la scuola in presenza è stata così voluta e desiderata che l’abbiamo immaginata grande come i colli euganei e sono così partiti i patti educativi di comunità, oggi finanziati anche dall’USR Veneto, che ci hanno portato a fare lezione in agriturismi, a fare yoga sui colli, storia e teatro a Villa Venier di Vo’ Vecchio.

La scuola in presenza l’abbiamo voluta più sicura, con impianti di aerazione, sistemi a raggi Uv di tipo C, con sperimentazioni e progetti di ricerca ancora in corso.

Grazie a fondi del Comune di Vo’, l’atrio della scuola primaria, che ha visto una intera popolazione effettuare test di screening da sars cov 2, oggi è stato completamente rivisitato, con spazi collaborativi e ambienti di robotica educativa e di fabbricazione digitale.

Il nostro territorio, i nostri sindaci e le nostre amministrazioni comunali si sono uniti intorno alla scuola.

Eppure, ritornando ad un anno fa, a ricordi che si mescolano tra i colori delle ambulanze, gli schermi dei pc, e i suoni delle sirene e le frasi “maestra ci sono, mi aiuti?”, occorre fare alcune riflessioni.

Un recente studio della Sorbona di Parigi indica che i più colpiti da solitudine causa lockdown, a subire il maggior impatto da stress emotivo e psicologico, sono i giovani sotto i 30 anni, ancor più bambini della fascia 6-14 anni e le persone con una storia di disabilità.

Il Sars Cov 2 ha chiesto alla scuola e non solo, di riflettere sulle politiche inclusive a livello mondiale. Papa Francesco ha affermato: “Il Covid ha accelerato e amplificato molte delle urgenze e delle emergenze che riscontravamo e ne ha rivelate tante altre. Alle difficoltà sanitarie hanno fatto seguito quelle economiche e sociali. I sistemi educativi di tutto il mondo hanno sofferto la pandemia sia a livello scolastico che accademico”. Il Rapporto povertà Caritas ha chiamato “equilibristi della povertà” quelle persone con entrate economiche minime, per lo più precarie, che abitano magari in quattro, cinque persone in monolocali senza nemmeno un balcone. Malgrado gli sforzi governativi queste persone si trovano ora a vivere una domesticità H24 ad alto coefficiente di stress. I bambini in età scolare di queste famiglie vengono di fatto esclusi dai piani formativi telematici, in quanto non aventi accesso ad un pc o ad una connessione adeguata.

Un altro tipo di consapevolezza riguarda la qualità delle relazioni familiari: tra i due genitori, tra genitori e figli. In questo caso le condizioni socioeconomiche impattano anche sulla didattica a distanza, dove l’ammortizzatore familiare traccia un ponte di vicinanza o lontananza con la scuola dall’altra parte dello schermo.

Durante il lockdown il nostro comprensorio è arrivato ad aprile, dopo soli 40 giorni, a quello che abbiamo chiamato esclusione zero, fornendo accesso e dispositivi a tutti gli alunni che non riuscivano a collegarsi. Eppure non basta uno strumento per risolvere i problemi.

Una nostra bimba di 8 anni, ha disegnato se stessa ai tempi del Covid: un viso piccolo su un corpo enorme, lacerato da un mostro invisibile, che ha lasciato ferite sul cuore e sull’anima.

E la cura di queste ferite dell’anima deve passare dalla scuola, una scuola che deve diventare il centro delle politiche di un intero paese, perchè si può recuperare il lavoro, si può ricostruire sui cocci di una precarietà economica, ma non si può lasciare indietro nessuno, occorre ricostruire subito per combattere una povertà educativa che passa attraverso la costruzione di una vera comunità scolastica, che vede nella scuola, insieme agli enti territoriali, alle famiglie, alle aziende , ad un intero paese, il primo motore di relazioni, vicinanza, Futuro.

Cito, in conclusione, ancora Papa Francesco: “Oggi c’è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società, poiché l’educazione è il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell’io e nel primato dell’indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione”. La memoria è l'eterno presente di tutto ciò che ha senso e valore. Solo rapportandoci al nostro passato, possiamo costruire l'oggi per prepararci al futuro.