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Un anno di Covid: a Napoli a scuola solo 42 giorni

3 Marzo Mar 2021 1049 03 marzo 2021
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L'analisi di Save the Children Italia sulla frequenza in presenza delle classi italiane ad un anno dall'inizio della pandemia. «La più grande emergenza educativa della storia ha ampliato le differenze territoriali.Al sud si è andati in classe la metà che al nord», sottolinea la direttrice generale Daniela Fatarella

È passato un anno dall’inizio della pandemia di Covid-19. In 12 mesi le conseguenze sull’istruzione dei bambini, delle bambine e degli adolescenti sono ben visibili: in tutto il mondo hanno perso in media 74 giorni di istruzione ciascuno, più di un terzo dell’anno scolastico medio globale che è di 190 giorni.

1 anno di pandemia nel mondo: i dati globali

Si stima che nel mondo siano stati persi 112 miliardi di giorni dedicati all’istruzione. Sono i bambini più poveri quelli che sono stati maggiormente colpiti, subendo le forti conseguenze della pandemia sulla loro istruzione e il loro futuro.

Dalla nostra ultima analisi globale, su 194 Paesi, emerge che i minori in America Latina, nei Caraibi e nell'Asia meridionale hanno perso quasi il triplo dell'istruzione dei coetanei dell'Europa occidentale.

«Quasi un anno dopo la dichiarazione ufficiale della pandemia globale, centinaia di milioni di bambini e adolescenti rimangono fuori dalla scuola. La più grande emergenza educativa della storia ha ampliato il divario tra i Paesi e all'interno dei Paesi stessi, come quello tra le famiglie più ricche e quelle più povere, tra i bambini che abitano nelle aree urbane e quelle rurali, tra i rifugiati o sfollati e le popolazioni ospitanti, tra i minori con disabilità e quelli senza. È necessario agire in modo strutturato e globale, per garantire che non siano i più piccoli a pagare il prezzo di questa pandemia», ha dichiarato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children Italia.

1 anno di pandemia in Italia: l’analisi nazionale

In Italia l’analisi si concentra su 8 capoluoghi di provincia ed analizza i dati rispetto alla frequenza in presenza degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado. L’obiettivo è quello di fotografare la situazione di oggi, anche in vista di possibili nuovi provvedimenti che richiudano ancora le scuole.

Anche in Italia la scuola non deve essere lasciata sola, dall’analisi emerge infatti che gli studenti e le studentesse si sono ritrovati a frequentare i loro istituti scolastici anche per molto meno della metà dei giorni teoricamente previsti.

Nel corrente anno scolastico, da settembre 2020 a fine febbraio 2021, i bambini delle scuole dell’infanzia a Bari, per esempio, hanno potuto frequentare di persona 48 giorni sui 107 previsti, contro i loro coetanei di Milano che sono stati in aula tutti i 112 giorni in calendario. Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97 mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti. Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario, i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106.

L’analisi su alcuni capoluoghi evidenzia un’Italia a diverse velocità: l’andamento dei rischi di contagio e le differenti scelte amministrative hanno creato differenze tra le città italiane.

«Sappiamo bene quanto le diseguaglianze territoriali abbiano condizionato in Italia, già prima della pandemia, la povertà educativa dei bambini, delle bambine e dei ragazzi», ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, «a causa di gravi divari nella offerta di servizi per la prima infanzia, tempo pieno, mense, servizi educativi extrascolastici. Ora anche il numero di giorni in cui le scuole, dall’infanzia alle superiori, hanno garantito l’apertura nel corso della seconda ondata Covid mostra una fotografia dell’Italia fortemente diseguale, e rivela come proprio alcune tra le regioni particolarmente colpite dalla dispersione scolastica già prima della pandemia siano quelle in cui si è assicurato il minor tempo scuola in presenza per i bambini e i ragazzi. Il rischio è dunque quello di un ulteriore ampliamento delle diseguaglianze educative».

La pandemia che lo scorso anno ha costretto gli studenti a interrompere bruscamente la loro presenza a scuola tre mesi prima della conclusione dell’anno scolastico, ha duramente segnato anche nel 2020/21 la loro possibilità di frequentare le aule scolastiche.

In un video il vissuto e le emozioni di ragazze e ragazzi

Questo quadro è confermato dal video con le interviste ai ragazzi e alle ragazze beneficiari del progetto Fuoriclasse di Save the Children per il contrasto della dispersione scolastica.

Le conseguenze della pandemia sull’istruzione dei bambini

La chiusura delle scuole è iniziata nel febbraio 2020, l'11 marzo è stata dichiarata la pandemia, spingendo il 91% degli studenti del mondo ad abbandonare le aule nel mezzo dell’anno scolastico.

Si stima che, in assenza di interventi, ci sarà una perdita di apprendimento equivalente a 0,6 anni di scuola e di un aumento del 25% della quota di bambini e bambine della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze. Queste perdite saranno maggiori per gli studenti che provengono da famiglie meno istruite; una conferma delle preoccupazioni legate all’iniquità delle conseguenze della pandemia.

È necessario quindi che anche in Italia sia disponibile un quadro chiaro della situazione al fine di poter intervenire al più presto per raggiungere gli studenti più in difficoltà, con un piano individualizzato per il supporto alla didattica, a distanza e non e il recupero degli apprendimenti.

Nel mondo, oltre alla perdita di apprendimento, non andare a scuola significa essere esposti a un rischio maggiore di lavoro minorile, matrimoni precoci e altre forme di abuso e il rischio di essere intrappolati in un ciclo di povertà è nettamente maggiore.

«È necessario che a livello globale i governi e i donatori agiscano immediatamente per prevenire un impatto irreversibile sulla vita di milioni di bambini che potrebbero non tornare più a scuola. È necessario garantire che tutti i minori non solo possano tornare a scuola in modo sicuro e inclusivo, ma anche che siano riconosciute loro tutte le risorse necessarie per sostenerli nel rientro a scuola, sia per un recupero degli apprendimenti sia per consentire loro la ripresa della socialità che è fondamentale per la loro età. Con l'introduzione dei vaccini, c'è la speranza che si possa vincere la battaglia contro il virus, se tutti i paesi potranno accedervi. Ma perderemo la guerra contro la pandemia se non garantiremo che i bambini e gli adolescenti abbiano un’educazione, accesso ai servizi sanitari, ad una alimentazione adeguata e siano protetti», conclude Daniela Fatarella.

Il nostro intervento in risposta alla pandemia

In risposta all'epidemia di COVID-19 e all'impatto sull'istruzione, forniamo materiali per l'apprendimento a distanza, come libri e kit per l'apprendimento a casa, lavorando a stretto contatto con i governi e gli insegnanti per fornire lezioni e supporto tramite radio, televisione, telefono, social media e app di messaggistica. La scuola è anche il luogo dove molti bambini e bambine hanno accesso ai pasti e ai kit per l’igiene mestruale: il nostro impegno è anche qui, per poter assicurare cibo e protezione. Inoltre stiamo collaborando con le autorità educative per aiutare a pianificare il ritorno sicuro a scuola, lavorando con e per conto dei bambini per garantire che i responsabili delle decisioni siano consapevoli delle loro preoccupazioni.

In Italia, sin dall’inizio della crisi abbiamo rimodulato e potenziato le nostre attività sul territorio per intercettare e rispondere ai bambini e alle loro famiglie messe in difficoltà dalla pandemia. Grazie a un lavoro in rete con associazioni partner territoriali abbiamo fornito sostegno materiale alle famiglie, distribuito tablet e connessioni, sostenuto le scuole e fornito supporto psicosociale. Nei primi sei mesi dall’avvio del programma (giugno-dicembre 2020) abbiamo raggiunto e aiutato oltre 66 mila persone, tra bambini, bambine, famiglie e docenti in tutta Italia. Dall’inizio dell’emergenza ad oggi, tramite le due iniziative “Non da Soli” e “Riscriviamo il Futuro” sono stati raggiunti oltre 141 mila bambini, bambine, famiglie e docenti.

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