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Bosio (Csi): «Ripartiremo dall'ascolto e dai nuovi bisogni. Il mondo non sarà come prima»

5 Marzo Mar 2021 1633 05 marzo 2021
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Dal 5 al 7 marzo on line si terrà la XXII Assemblea Nazionale dell’ente di promozione sportiva Il 6 marzo l’elezione nazionale del numero uno del CSI. Vittorio Bosio si prepara ad essere confermato per altri tre anni nel ruolo di presidente. «Ho pensato di abbandonare. Mi hanno ispirato l'eroismo e la disponibilità dei vertici provinciali. È un momento drammatico». L'intervista

Sarà un weekend elettorale, il prossimo per il Centro Sportivo Italiano. C’è infatti in programma la XXII Assemblea nazionale dell’ente di promozione sportiva, di ispirazione cristiana, da 77 anni attivo in Italia al servizio della Chiesa e delle giovani generazioni di sportivi. Per la prima volta, ovviamente a causa del rischio contagi e della pandemia, sarà digitale la cabina elettorale. Al centro del dibattito assembleare, rigorosamente on line, saranno ovviamente lo sport del dopo pandemia e gli orizzonti del domani, evidenziati dal tema conduttore “Generare futuro – il dovere di costruire una nuova realtà”. Esito scontato. Non essendo pervenute altre candidature sarà ancora presidente il bergamasco Vittorio Bosio, 69 anni, dal 2016 alla guida dell’associazione. L'intervista


Vittorio Bosio

Siamo a anno dall'inizio della pandemia. Il mondo sportivo di base è in rande difficoltà. Qual è il bilancio?
Le mie preoccupazioni hanno trovato riscontro. La situazione è grave. Più passa il tempo e più la situazione si complica. Comincia poi ad esserci scoramento. Ogni giorno che passa le persone sono più scoraggiate

L'ultima volta ci aveva parlato del fatto che alcune associazioni uscire dal Csi per cercare altre soluzioni altrove....
Quel fenomeno lo abbiamo tamponato. Abbiamo serrato le fila spiegando le ragioni di alcune nostre scelte. Devo dire che il nocciolo duro, fatto di oratori, parrocchie e gruppi spontanei, ci stanno sostenendo. La fuga di andare a cercare strade più facili si è dimostrato una scelta miope perché non esistono soluzioni semplici.

Ieri si è tornati ufficialmente in un regime di semi lockdown...
Io sono sempre stato per la ripartenza cercando di tenere vivo il movimento facendo tutto quello che era possibile, come gli allenamenti. Ieri mi sono trovato a dover dire di provare a dare una mano ed essere cittadini consapevoli tornando a chiudere tutto. È molto doloroso perché per la seconda volta chiudiamo i ragazzi in casa. Gli abbiamo tolto tutto: la scuola, la strada, gli spogliatoi, gli amici. Sono molto preoccupato per i giovani. Rischiamo di creare dei disagi che pagheremo poi.

Lei è candidato per un altro mandato come presidente del Csi in un periodo storico difficilissimo. Perché ha scelto di essere lei la persona che dovrà traghettare l'associazione nel mondo post covid? Non le fa paura?
Sarebbe stato facile scappare da questa situazione e la tentazione l'ho avuto. Ho vissuto questo ulitmo anno in modo complicato. Era al centro del problema abitando a Bergamo. Ho perso amici, conoscenti, parenti. La situazione poteva giustificare una mia uscita di scena. Devo dire che ho scoperto che non era facile però trovare qualcun altro. Mi sono comunque detto che alle chiamate bisogna avere il coraggio di rispondere perché altrimenti non ne rispondiamo più. Ho visto tanti metterrsi in gioco nei luoghi provinciali, di territorio. Questo esempio mi ha aiutato a decidere. Ma mentirei se dicessi di non sentirmi inadeguato. La fatica più grande è sentirsi fare domande su cui non c'è risposta. La sera è difficile prendere sonno.

Domani lei dovrà tenere un discorso all'Assemblea Nazionale. Cosa dirà?
Sono venti giorni che sto provando a mettere insieme qualcosa da dire. È la parte più difficile. Non potrò dire quello che succederà perché non lo so, e di conseguenza non ci sono né ricette ne soluzioni. L'unica cosa che posso dire che dovremo ascoltare molto i territori e le persone e che molto probabilmente dovremo diversificare le nostre proposte.

Immagina grandi differenza rispetto a prima?
Ogni grande crisi genera sempre qualcosa di buono. Forse in questo è il fatto di uscire dalla logica del “abbiamo sempre fatto così”. Proporre le ricette che si conoscono è più facile. Il nuovo fa paura. Dobbiamo riscrivere il nostro agire. Non dobbiamo seguire le nuove tendenze ma orientarle. Metterci al servizio delle nuove generazione per educarle, che è l'obiettivo dei fondatori del Csi. Faremo certamente degli errori. Dovremo avere il coraggio di sbagliare. Il contesto presenterà grandissime differenze. Sono abbastanza sicuro che finita l'emergenza sanitaria ci sarà la crisi della paura, stiamo mettendo addosso ai ragazzi una paura contro cui dovremo combattere. Bisognerà affrontare il problema economico: non potremo abbandonare nessuno, soprattutto i più deboli. E poi esisterà il problema di riportare i ragazzi fuori casi. Molti si saranno abituati a stare sul divano e giocare alla play station. Avremo sfide che oggi non esistevano. Sono comunque convinto di avere le persone giuste, che il CSI ha persone molto generose e adatte ad affrontare questa situazione.

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