Il caso

Lo scandalo dei vaccini fermi nei frigoriferi

5 Marzo Mar 2021 1742 05 marzo 2021

Un milione e mezzo su 6 milioni e mezzo di vaccini distribuiti. Sono un numero davvero inaccettabile. Un numero che significa due cose: 1. Vuol dire più contagiati e più morti di quelli che avremmo potuto avere con più attenzione e migliore organizzazione. 2. Vuol dire che c’è una inefficienza di fondo nella struttura burocratica e sanitaria delle Regioni a cui va messo mano quanto prima

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Un milione e mezzo su 6 milioni e mezzo di vaccini distribuiti. Sono un numero davvero inaccettabile. Un numero che significa due cose: 1. Vuol dire più contagiati e più morti di quelli che avremmo potuto avere con più attenzione e migliore organizzazione. 2. Vuol dire che c’è una inefficienza di fondo nella struttura burocratica e sanitaria delle Regioni a cui va messo mano quanto prima

C’è un dato sui vaccini che rende il duro sacrificio dei divieti, necessari per frenare il contagio, ancor più difficile da accettare ed è la distanza fra le dosi consegnate dallo Stato alle Regioni e quelle che davvero vengono somministrate ai cittadini. Stando ai dati ufficiali forniti oggi da Presidenza del Consiglio, Ministero della Salute e Commissario straordinario in questo momento ci sono un milione e mezzo di vaccini che restano fermi nei frigoriferi dei vari Enti locali e ASL. Un milione e mezzo su 6 milioni e mezzo di vaccini distribuiti. Sono un numero davvero inaccettabile. Un numero che significa due cose: 1. Vuol dire più contagiati e più morti di quelli che avremmo potuto avere con più attenzione e migliore organizzazione. 2. Vuol dire che c’è una inefficienza di fondo nella struttura burocratica e sanitaria delle Regioni a cui va messo mano quanto prima. Comunque la si pensi, è una questione che è quasi precedente a ogni scelta politica: riguarda il funzionamento delle autorità locali, che hanno la responsabilità della salute del cittadino. Non è possibile che i vaccini si fermino, per più del 20 per cento, all’ultimo miglio della loro distribuzione al popolo italiano. Immaginate un’azienda privata, un singolo, o una famiglia, che perdano più del 20 per cento di qualsiasi bene a loro disposizione lungo il viaggio. Immaginate un’oasi che disperde il 20 per cento dell’acqua che offre nel deserto. Sono questi i paragoni da fare per non rassegnarsi all’enormità di questa falla centrale nel nostro sistema di vaccinazione di massa. Possiamo accettare, come inevitabili, i divieti che lo Stato ci impone razionalmente, divieti fra l’altro particolarmente pesanti per questa terza ondata da varianti, che ci investe un anno dopo la prima esplosione del Covid. Ma abbiamo il diritto di chiedere più rigore e più velocità allo Stato e alle Regioni nella distribuzione dei vaccini nel nostro Paese. Tanto più che questa volta la lentezza burocratica è il motivo di contagi, di ricoveri, di morti. Dagli stessi dati ufficiali, che qui in questo appuntamento di 10 alle 5 proponiamo ogni giorno proprio per lasciare un faro acceso su questa realtà, sappiamo che ci sono Regioni più efficienti e altre meno. La Calabria sfrutta le fiale fornite da Roma al 59 per cento, la Sardegna al 60, la Liguria al 65, la Lombardia al 71 per cento… mentre la Valle d’Aosta al 91, la Provincia autonoma di Bolzano all’86 , la Campania all’83. Generale Figliuolo, può intervenire? Faccia o almeno ci dica che cosa pensa di fare.


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