Persone

Marco De Ponte: «i miei vent'anni con le persone di Action Aid»

5 Marzo Mar 2021 1115 05 marzo 2021

In un post sulla sua pagina Facebook il segretario generale di Action Aid ricorda i vent'anni di cammino suo e dell'organizzazione che ricorrono proprio oggi.

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Marco De Ponte
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In un post sulla sua pagina Facebook il segretario generale di Action Aid ricorda i vent'anni di cammino suo e dell'organizzazione che ricorrono proprio oggi.

5 marzo 2001 la biografia di Marco De Ponte, oggi segretario generale di Action Aid, si incrocia con la storia di una ong, Azione Aiuto. DA allora sono passati 20 anni, anni che oggi De Ponte ricorda così sulla sua pagina Facebook. Una testioninanza personale e collettiva che val la pena leggere, eccone alcuni passaggi.

A Manhattan c’erano le torri gemelle, in Afghanistan i Talebani, in Gujrat c’erano appena state 20.000 vittime di un terremoto terribile, pochi giorni prima era stato sequenziato il genoma umano. Due anni prima, esattamente 2 anni prima, il 5 marzo 1999, mio padre era stato vittima di un attacco armato sul lavoro e da allora viveva in stato vegetativo.

Molte cose, tanto private quanto pubbliche, non sono andate come previsto e molte sfide nuove sono cresciute attorno a me, da quel giorno in cui, il 5 Marzo 2001, ho preso per mano quella che si chiamava Azione Aiuto ed abbiamo avviato un lungo cammino, assieme sempre. (…) credo che, mentre succedeva tutto questo, non ci sia stato un solo giorno (e oggi fan 7300!) in cui ho lasciato del tutto fuori dai miei pensieri la comunità di persone che cammina, assieme, dentro e a fianco di ActionAid Italia.

Presiedere ActionAid Alliance a Bruxelles, firmare a Milano l’avvio di ActionAid

International, ospitarne a Roma la trasformazione in associazione, avviare le attività di advocacy, poi quelle di programma locale, far crescere la base sociale, far partire l’attivismo territoriale e poi i partner, trasformare il funding mix, aprire in 7 nuovi paesi e integrare le loro operazioni in 17 paesi, lavorare con 5 international CEOs… Sono appena flash per un paragrafo di questa nota… ma sono anche venti anni di vita. Mille e mille sono le immagini di persone affaticate e speranzose, amiche e ostili, vicine e lontane che Actionaid mi ha permesso di incrociare.

Le persone. Gli individui e i gruppi: assieme capaci di cambiare le cose, con tensione a volte, ma anche con la potenza dell’agire collettivo e della solidarietà. Ecco, si... credo di aver sempre pensato alle persone anche quando non si può dire tutto a tutti, anche quando non sono chiari i perché, anche quando devi tenere per te, quando devi svolgere il ruolo più freddo, fare la scelta più razionale, meno capita e meno facile, ma più responsabile… Si, le persone penso proprio siano state la barra di questi primi venti anni. Il rispetto per loro e la fiducia in loro, anche in chi diffida di te, in chi non ha pazienza, in chi non è umile, in chi pensa sempre che il potere sia una cosa diversa dalla responsabilità.

(..) Camminando assieme a Actionaid, in me si è radicata l’urgenza non tanto di “fare” di più (e tanto meno quella di “essere” qualcuno), ma certamente quella ormai insopprimibile di trasformare un contesto sempre più ingiusto attorno a noi; qui è cresciuto in me quel radicalismo d’ambizioni sociali che i più giovani magari non sentono perché pensano di aver tempo e che alcuni tra i più anziani magari acquietano in qualche goccia di disillusione. Per me no – vi dovrete rassegnare - oggi aver meno tempo davanti e più esperienza alle spalle alimenta lo slancio verso il futuro. Ma il futuro prossimo! Non di domani mattina, ma certo dei prossimi anni si. Non decenni!

Oggi la nostra società non ha decenni per mutare davvero o, alternativamente implodere. Oggi ActionAid – che pure è dotata di tanta “pazienza organizzativa" – così come ogni attore civico sano e vibrante non ha il lusso di potersi dare un tempo infinito. Però ha le qualità, la serietà, i mezzi per fare la differenza, se davvero ci si impegna al dialogo ragionevole ed informato: quest'ultimo non è il fine, ma il mezzo per spingere con saggezza sull’acceleratore delle trasformazioni che il potere delle persone - la democrazia - esige.

Oggi non è per me come quel giorno di marzo 2001 in cui non sapevo cosa potevo dare e cosa avrei ricevuto.

Oggi, questo 5 marzo, è un giorno in cui so con precisione che il lamento continuo, “contro”, che prevale nel nostro Paese - radicato nella realtà di una generazione bloccata in decenni di palude socioeconomica - deve essere la cifra di ciò che in ActionAid NON vogliamo essere e NON vogliamo assecondare.

(…) GRAZIE

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