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Covid-19 e impatto psicologico su pazienti oncologici e caregiver

10 Marzo Mar 2021 1727 10 marzo 2021
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Durante il lockdown per i pazienti ha pesato di più la mancanza di contatto e vicinanza dei propri cari (39,5%); per i caregiver a mancare è stata soprattutto la normalità e quotidianità (50%). Ansia e paura le emozioni più ricorrenti tra i malati presi in considerazione dallo studio condotto da Fondazione Ant

Un anno fa il primo lockdown, mesi di emergenza sanitaria e chiusure a singhiozzo e ora una terza ondata… una situazione che sta mettendo a dura prova tutti, da un punto di vista sociale, economico ed emotivo.
Ma che cosa significa tutto questo, a livello psicologico, per una famiglia con malato oncologico? Qual è stato l’impatto della pandemia e del lockdown su queste persone? Per scoprirlo Fondazione Ant, con il suo gruppo di psico-oncologi, ha condotto uno studio sull’impatto psicologico dell’epidemia su pazienti in assistenza e sui loro familiari.

«I risultati di questo studio ci confermano l’urgenza di restare accanto a chi, oggi, si trova ad affrontare la pandemia con il peso di una malattia oncologica o di una fragilità pregressa. In questi lunghi mesi e nonostante le difficoltà, i nostri medici, infermieri e psicologi non hanno mai smesso di prendersi cura a domicilio delle persone malate di tumore, sollevandole dalla paura e dalla solitudine, le più grandi alleate della sofferenza», commenta Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione Ant. «È ancora forte l'insicurezza rispetto ai prossimi sviluppi della pandemia, ma se davvero saremo in grado, come individui e come società, di fare tesoro dell'esperienza vissuta per offrire un futuro un po’ più consapevole e solidale anche alle nuove generazioni, che tanto stanno soffrendo l'isolamento e l'incertezza, forse non saranno stati soltanto mesi da dimenticare».

La ricerca (qui i dati completi), che ha visto coinvolti nel periodo del lockdown 114 pazienti e 69 caregiver da tutti i territori in cui Ant è presente (Nord, Centro e Sud Italia), intende descrivere i loro bisogni, preoccupazioni, pensieri ed emozioni durante il picco dell'emergenza Covid-19 nella primavera scorsa. Senso di solitudine legato all’isolamento sociale, paura di contrarre il virus, tensione economica e incertezza rispetto al futuro sono le fonti di stress che più incidono sul disagio psicologico della popolazione generale, e queste paure si amplificano nelle persone più fragili e più a rischio come i pazienti oncologici.

La preoccupazione di un eventuale contagio, associata alla difficoltà nell’erogazione dei trattamenti medici può provocare oppure esacerbare in loro vissuti di paura, ansia e depressione. E sono infatti l’ansia e la paura le emozioni più ricorrenti tra i pazienti presi in esame (un campione di 114 persone con una media di età di 61,1 anni): il 56,1% del totale ha messo al primo posto paura e ansia, un 19,3% parla di tristezza e solo un 8.8% ha indicato anche la tranquillità tra le emozioni provate nel periodo del lockdown.

Anche i caregiver possono essere considerati soggetti a rischio poiché è documentato come rispetto alla popolazione generale riportino livelli maggiori di distress, ansia e depressione associati al caregiving burden (il peso psicologico e fisico che subisce chi assiste persone malate). Durante il picco dell’epidemia, il 57,4% del campione (69 caregiver tra i 14 e i 55 anni) ha indicato come prime emozioni provate l’ansia e la paura, il 26,5% senso di insicurezza e il 23,5% senso di impotenza. Solo un 7,4% parla anche di capacità di adattamento.

Tra le paure provate dai pazienti c’è stata quella per il proprio contagio (per il 21,9%) o del contagio di un familiare (16,7%), la pericolosità del virus e l’incertezza connessa all’epidemia (14% in entrambi i casi). Il contagio del paziente prevale anche tra i caregiver (38,2%) e supera la paura per il proprio contagio (35,3). Cresce, tra i familiari, la paura connessa all’incertezza sulla durata dell’emergenza (36,8%). Il senso di mancanza è stato uno degli stati d’animo che più hanno colpito pazienti e caregiver.

Per i malati assistiti da Ant, durante il lockdown del marzo-aprile 2020 ha pesato di più la mancanza di contatto e vicinanza dei propri cari (39,5%), l’impossibilità di uscire (27%) e la mancanza degli amici (25,4%). Per il caregiver a mancare è stata soprattutto la normalità e quotidianità (50%), il contatto fisico (36,8), la libertà (20,6), le persone intorno (20,6%).

Relativamente alle conseguenze sulla società, sia i pazienti (29,8%) sia i caregiver (33,8%) hanno risposto esprimendo preoccupazione per la situazione economica. Sul fronte dei cambiamenti personali, mentre i pazienti non hanno rilevato particolari variazioni per se stessi, i caregiver tendono a dare maggior valore alle piccole cose (29,4%) e hanno sperimentato una rinascita interiore (22,1%).

Immagine di apertura di ©Luca Gamberini

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