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Nella gara a chi vaccina di più, i Paesi poveri devono ancora partire

10 Marzo Mar 2021 1344 10 marzo 2021
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Oxfam ed Emergency lanciano l’allarme. Usa, Ue e Regno Unito si stanno opponendo alle proposte avanzate da oltre 100 Pvs per la sospensione dei brevetti dei vaccini, in discussione oggi all’Organizzazione mondiale del commercio. Il monopolio delle farmaceutiche pesa anche sui Paesi ricchi, soprattutto in Europa

Un anno fa l’Oms dichiarava la pandemia da Covid-19. Dodici mesi dopo la disuguaglianza tra Paesi ricchi e poveri nell’accesso ai vaccini è più acuta e drammatica che mai. Basti pensare che le nazioni più ricche nell’ultimo mese hanno vaccinato in media una persona al secondo, mentre la stragrande maggioranza dei Paesi in via di sviluppo ancora non è stata in grado di somministrare una singola dose, con una carenza strutturale di forniture mediche e scorte di ossigeno. Anche tra i Paesi più ricchi le differenze sono enormi: negli Usa ogni secondo si vaccinano 35 persone, nel Regno Unito 9, in Germania, Spagna, Francia e Italia solo 2, in Belgio, Svezia e Danimarca poco più di 20 persone ogni minuto.

A lanciare l’allarme Oxfam ed Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance, insieme tra gli altri a Unaids e Yunus Center, in occasione dell’incontro dell’Organizzazione mondiale del commercio in programma oggi 10 marzo. Riunione che vede la contrapposizione di molti Paesi ricchi – inclusi Usa, Unione europea e Regno Unito - alla proposta di oltre 100 Paesi in via di sviluppo di superare l’attuale monopolio detenuto dalle aziende farmaceutiche sui brevetti dei vaccini.

Allo stato attuale infatti la distribuzione di vaccini, che nei Paesi a basso reddito inizierà nelle prossime settimane tramite il sistema Covax, porterà a coprire appena il 3% della popolazione entro la metà dell’anno e il 20% entro la fine del 2021.
I primi a farne le spese saranno i Paesi già distrutti da anni di guerra e messi in ginocchio dalla crisi climatica - come Sud Sudan, Yemen, Malawi - che senza strutture sanitarie, strumenti di protezione, cure e vaccini hanno subito un aumento esponenziale dei contagi negli ultimi mesi. In Malawi, per esempio, la variante sudafricana del virus si è diffusa molto rapidamente, facendo registrare un aumento dei casi del 9.500% in pochissimo tempo.

La disuguaglianza nell’accesso ai vaccini non risparmia alcuni dei Paesi più ricchi: in Israele il 57% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, nel Regno Unito il 32%, negli Stati Uniti il 16,6%, in Francia, Germania e Italia meno del 6%. Tale situazione è dovuta dalla limitata capacità di produzione a livello globale, che trova la sua origine nel sistema di monopoli con cui operano le case farmaceutiche, che al momento, con brevetti esclusivi, non condividono tecnologia e know-how, azzerando di fatto la possibilità di concorrenza nel mercato. É per questo che in un Paese come l’Italia, complice anche le difficoltà organizzative e logistiche interne, si determinano dinamiche analoghe a quelle che portano i Paesi a basso reddito ad essere esclusi dall’accesso ai vaccini, sebbene con conseguenze di gran lunga inferiori.

Quasi 1 milione di persone in tutto il mondo ha firmato l’appello della People's Vaccine Alliance, per chiedere ai Paesi ricchi di smettere di proteggere il monopolio dei colossi farmaceutici, che antepongono i profitti alla vita delle persone, liberalizzando i brevetti dei vaccini anti-Covid,

«Nel mondo il Covid-19 ha già ucciso 2 milioni e mezzo di persone, mentre gran parte dei Paesi non ha letteralmente mezzi per combattere il virus», ha detto Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia. «Consegnando il potere di decidere della vita e della morte di milioni di persone a un ristretto numero di case farmaceutiche, le nazioni ricche non fanno altro che prolungare l’emergenza sanitaria globale, mettendo a rischio altre innumerevoli vite. In questo momento cruciale della lotta contro la pandemia, tutti, Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo devono agire compatti e intraprendere azioni coraggiose, perché nessun Paese potrà vincere questa battaglia da solo».
«La situazione reale in tanti Paesi a basso reddito in cui operiamo è che la campagna vaccinale contro il Covid-19 non solo non è ancora iniziata, ma nemmeno pianificata, a causa della mancata disponibilità dei vaccini», ha dichiarato Rossella Miccio, presidente di Emergency. «In Afghanistan la somministrazione è iniziata solo una decina di giorni fa grazie a una donazione di mezzo milione di dosi fatta dal governo indiano su base totalmente volontaristica. Con questa dotazione si possono vaccinare 250mila persone, ovvero lo tra lo 0,6 e lo 0,7% di tutta la popolazione. Addirittura ci troviamo al paradosso che alcuni Paesi come l’Uganda avrebbero acquistato i vaccini ad un costo di molto superiore a quello pagato dall’Unione europea. Se non invertiamo la rotta non riusciremo mai a mettere fine a questa pandemia».

Il 10 e 11 marzo, più di 100 Paesi in via di sviluppo, con in testa Sud Africa e India, torneranno a chiedere all’Organizzazione mondiale del commercio una sospensione della proprietà intellettuale dei vaccini regolata dall’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs). Tale sospensione rimuoverebbe le barriere legali e permetterebbe a più Paesi e industrie di produrre i vaccini, aumentando la disponibilità di dosi e dando così inizio ad un processo di ripresa, anche economica.

Nonostante abbiano beneficiato di miliardi di euro in aiuti pubblici, le industrie farmaceutiche mantengono comunque il monopolio della produzione per ottimizzare al massimo i loro profitti. A fronte di più di circa 100 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici destinati alla ricerca e allo sviluppo di vaccini contro il Covid, si stima che Pfizer, Moderna e Astrazeneca da sole realizzeranno entrate per 30 miliardi di dollari.

Allo stesso tempo, industrie qualificate per produrre i vaccini in tutto il mondo sono pronte a iniziare una produzione di massa non appena sarà loro garantito l’accesso alla tecnologia e al know-how, al momento ben difesi da un pugno di industrie. Se queste li condividessero, un aumento della produzione potrebbe essere ottenuto nel giro di pochi mesi. Suhaib Siddiqi, ex direttore chimico di Moderna, che attualmente produce uno dei vaccini autorizzati, ha dichiarato che, una volta ottenuta la formula e il necessario supporto tecnico, uno stabilimento adeguatamente attrezzato può iniziare la produzione di vaccini nel giro di tre o quattro mesi.

In apertura foto di Nataliya Vaitkevich da Pexels

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