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Covid-19

Perù, in fila per tre giorni per avere l'ossigeno medicale

21 Aprile Apr 2021 1637 21 aprile 2021
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Lunghe file di bombole da ricaricare. Si sta in fila anche tre giorni, dandosi il cambio tra familiari. Si dorme lì, ci si lava lì. Non di rado, quando il proprio turno finalmente arriva, la persona a cui l’ossigeno serviva è già morta. Accade a Lima, in Perù. La Diocesi locale così ha deciso di aprire un impianto di produzione di ossigeno medicale, per 48 bombole al giorno. La testimonianza di don Roberto Seregni

Lunghe file ordinate di bombole da ricaricare. Si sta in fila anche tre giorni. In piedi accanto alla propria bombola, dandosi il cambio tra familiari. Si dorme lì, ci si lava lì. I più fortunati si portano una improvvisata brandina, agli altri basta una coperta in cui avvolgersi a terra. Non di rado, quando il loro turno finalmente arriva, la persona a cui l’ossigeno serviva è già morta.

Queste foto sono state scattate in Perù, nella periferia nord di Lima. Don Roberto Seregni è un sacerdote fidei donum della diocesi di Como. Comasco, classe 1978, vive nella parrocchia di San Pedro de Carabayllo dal febbraio 2013. Il Perù è il primo paese al mondo per numero di morti rispetto alla popolazione, gli ospedali sovraffollati stanno portando il sistema sanitario al collasso e solo il 3% della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino. Secondo il Ministero della salute peruviano il paese ha registrato finora oltre 1,7 milioni di casi di Covid-19 e oltre 57.000 decessi. Una nuova ondata sta travolgendo il Paese. In questo contesto, la Diocesi di Carabayllo ha deciso di aprire un nuovo impianto per la produzione di ossigeno, di proprietà della stessa curia. Il progetto si chiama "Ossigeno per Lima Nord" e ha l’obiettivo di ricaricare 48 bombole di ossigeno al giorno. Significa oltre mille bombole di ossigeno al mese, in risposta ai bisogni della popolazione più povera.

«La situazione in Perù è complicata su tre fronti», dice don Roberto. «Sul fronte sanitario, per estensione del virus e quantità di contagi e di morti. Questa difficoltà sanitaria è dovuta anche alla mancanza di centri per ricaricare le bombole dell’ossigeno: ci sono alcune, poche, strutture private che ricaricano 4, 5, 7 bombole al giorno oppure ricaricano ogni bombola anche solo del 30-40%. Le strutture statali non funzionano. Molte persone sono morte per mancanza di ossigeno. Accanto a ciò c’è stato un rincaro altissimo delle medicine, aumentate di 10/15 volte il prezzo prima della pandemia».

L’altro tema è economico: «Nella nostra zona, a nord di Lima, ma direi che vale più o meno allo stesso modo anche nel resto del Paese, l’80% dell’economia è informale, basata su piccoli lavoretti alla giornata. Con le restrizioni legate al Covid-a9 moltissime persone sono rimaste senza lavoro e senza sostentamento. Inoltre le scuole hanno chiuso il 16 marzo 2020 e non hanno ancora riaperto: chi ha i soldi per il cellulare e la connessione ha seguito le lezioni online, per gli altri ci sono delle lezioni trasmesse alla radio. Ma puoi immaginare che tantissimi bambini non riescono a seguire le lezioni». Il Pil del Perù ha visto un crollo del 11% nel 2020 e secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale i poveri sono aumentati di quasi due milioni: oggi un peruviano su tre non riesce ad arrivare a fine mese. Un terzo problema è di ordine politico: dopo tre presidenti in tre mesi, domenica 11 aprile – in piena pandemia – ci sono state le elezioni presidenziali. I due nomi arrivati al “ballottaggio” sono Pedro Castillo e Keiko Fujimori, il 6 giugno si deciderà il nuovo presidente.

«La Diocesi di Carabayllo ha preso la decisione coraggiosa di costruire un proprio impianto di ossigeno medicale, da 15m3, per rispondere a un bisogno reale e urgente. Nelle parrocchie abbiamo messo in piedi diversi progetti, abbiamo pagato le terapie e i medicinali ad alcune persone, diamo accompagnamento psicologico per i bambini e per le mamme, alcuni insegnanti hanno dato disponibilità per tenere delle lezioni, c’è l’esperienza delle “hollas comunes”, le pentole comuni, con circa 200 pranzi al giorno cucinati e offerti dai poveri ai più poveri… Ma le code di chilometri fuori dai centri per avere l’ossigeno medicale sono una assoluta urgenza», prosegue don Roberto. Secondo il Ministero della Sanità, si legge nel documento di presentazione del progetto, la domanda di ossigeno medicale in Perù è aumentata di 120 tonnellate al giorno a causa del Covid-19: evidente la necessità di colmare il gap fra un’offerta scarsa e costosa e la necessità delle persone. L’impianto – dal costo di 150mila dollari, di cui la metà è stata messa dalla comunità locale e un’altra metà raccolta tramite donazioni dall’estero - sarà realizzato in una proprietà della Diocesi e gestito dalla Diocesi stessa. «i beneficiari sono le persone più bisognose di Lima Nord. L’accesso vedrà il coinvolgimento delle parrocchie: le persone verranno in parrocchia con la ricetta, noi le ascoltiamo, le orientiamo e prenotiamo la ricarica della bombola ossigeno. Sono arrivati i componenti dei macchinari, l’avvio dell’impianto sarà dopo il 1° maggio».

Don Roberto invia un’altra foto, vera quanto dura. Lo ritrae in una stanzetta, con la stola viola: un tavolino con una candela accesa, una bibbia, dei fiori, una carrozzina. È accanto a un letto, con una coperta dai colori sgargianti. Sotto si intuisce appena un corpo leggero. «Ho celebrato l'ennesimo funerale domestico di una donna che è morta per l'impossibilità di accedere alle cure. Gli ospedali sono al collasso, l’economia è al collasso, molti pazienti oncologici o con malattie croniche non hanno accesso agli ospedali e si spengono tra l'indignazione e il dolore della famiglia. Ci affidiamo alle vostre preghiere». Perché - come si legge nel progetto - "La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inscindibili».