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Ma adesso curiamo il terrore del futuro dei nostri figli

5 Maggio Mag 2021 1204 05 maggio 2021
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Paura e incertezza per un futuro che sembra sempre più buio; problemi emotivo-relazionali e sociali; un numero impressionante di suicidi o tentativi di suicidi: la Società di Neuropsichiatria certifica un aumento del 30% degli accessi al Pronto Soccorso tra i minori di età tra i 10 e i 17 anni. Serve un impegno psicopedagogico per il futuro dei giovani: una cura educativa di sé e del mondo. Qualche primo passo è stato fatto, ma questa deve diventare una priorità

Esiste una pandemia nella pandemia che rischia di lasciare strascichi molto seri nel lungo periodo. È quella che ha colpito i bambini e gli adolescenti. La crisi sanitaria sulle loro vite è stata come una crepa su una fragile diga: ha aperto uno squarcio che ha consentito che tutto fosse travolto. In particolare gli adolescenti sono alle prese con evidenti problemi emotivo-relazionali e sociali caratterizzati da incertezza, ansia, dolore, preoccupazione ma anche disorientamento, apatia, paura del futuro. Nel pieno del loro sviluppo cognitivo-comportamentale ma anche sociale, in quella complessa fase di passaggio che li porta alla vita adulta, molti giovani hanno perso ogni punto di riferimento, a partire dall’assenza della scuola in presenza che costituisce il loro principale universo di relazione.

La mancanza di rapporti solidi a scuola o in famiglia, di legami educativi e un diffuso analfabetismo emotivo frutto dell’interazione con l’ambiente familiare, scolastico e sociale, vacillante tra mille paure e incertezze esistenziali, sono tutti elementi oggi esacerbati dall’emergenza Covid-19 che ha creato un ulteriore vuoto nelle relazioni; ha ulteriormente indebolito il sistema delle regole; ha prodotto la chiusura dentro i mondi virtuali che tanto possono fare male se non mediati o se utilizzati in modo non consapevole, generando paura e incertezza per un futuro che sembra sempre più buio.

Secondo una recente indagine Ipsos - Save The Children, 6 adolescenti su 10 ritengono di aver perso la capacità di socializzare, il 63% dice di aver sofferto per non aver potuto vivere le esperienze sentimentali adolescenziali, il 57% ritiene che il proprio stato d’animo sia peggiorato e il 52% ritiene che il lockdown abbia messo a durissima prova le amicizie. Ma uno dei dati più impressionanti riguarda il fatto che solo un giovane su quattro ritiene che la sua vita potrà tornare alla fase che ha preceduto la pandemia, mentre la maggior parte è certa che essa sarà un vero e proprio confine dell’esistenza che segnerà un prima e un dopo.

Si tratta di malesseri profondi che non scompariranno immediatamente al cessare dell'emergenza sanitaria, ma che avranno conseguenze nel lungo periodo se non affrontate in modo tempestivo e appropriato e che rischiano di dar luogo a una nuova emergenza sanitaria.

Non è un caso l’aumento esponenziale delle richieste di aiuto da parte di ragazzi e famiglie che si muovono in una condizione di sempre maggiore precarietà psicologica, con conseguenti crisi personali e relazionali. Crisi che stanno anche sfociando in atti di autolesionismo, fughe dalla realtà, disturbi alimentari o del sonno, ludopatia, dipendenza da droga, pscicofarmaci e alcol. Ma il dato più drammatico è il numero impressionante e in crescita dei suicidi o dei tentativi di suicidio. Nelle linee Guida della Società di Neuropsichiatria per emergenza-urgenza psichiatrica si certifica un aumento del 30% degli accessi al Pronto Soccorso tra i minori di età tra i 10 e i 17 anni. Sono esempi che mostrano, con gradi di intensità molto diversi da loro, un rifiuto della vita e un terrore del futuro di cui gli adulti e le istituzioni devono farsi carico in via prioritaria. Si tratta di malesseri profondi che non scompariranno immediatamente al cessare dell'emergenza sanitaria, ma che avranno conseguenze nel lungo periodo se non affrontate in modo tempestivo e appropriato e che rischiano di dar luogo a una nuova emergenza sanitaria.

L’aspetto più rilevante non riguarda solo le azioni terapeutiche e psicologiche di questo disagio esistenziale giovanile (e non solo), ma ciò che gli adulti possono e devono fare per aiutarli a prevenire, affiancandoli con attività educative e pedagogiche che li aiutino a vivere le difficoltà, a sviluppare la propria empatia e un senso di sé, a sentire la loro importanza nel mondo, a coltivare progetti per un futuro, pieno di opportunità, che merita di essere vissuto. Per questo molti di loro vanno sostenuti e aiutati, anche in ambiente scolastico, attraverso il confronto con pedagogisti, educatori o psicologi che, con colloqui o attività di gruppo, possano sciogliere gli enormi vuoti che esistono nelle vite di molti di loro, nella crescita e nella formazione verso l’età adulta.

L’aspetto più rilevante non riguarda solo le azioni terapeutiche e psicologiche di questo disagio esistenziale giovanile ma ciò che gli adulti possono e devono fare per aiutarli a prevenire, affiancandoli con attività educative e pedagogiche che li aiutino a vivere le difficoltà, a sviluppare la propria empatia e un senso di sé, a sentire la loro importanza nel mondo, a coltivare progetti per un futuro, pieno di opportunità, che merita di essere vissuto.

Bisogna soprattutto coltivare un lavoro di cura educativa che coinvolga tutte le agenzie socio-educative per restituire a una generazione il senso del domani e il coraggio di guardare al futuro con questa cura di sé e del mondo, invece che con paura, rabbia e violenza, verso gli altri e verso se stessi. E, contestualmente, rafforzare la medicina territoriale e dei servizi territoriali di neuropsichiatria infantile e della adolescenza, che hanno dimostrato proprio durante l’emergenza la loro carenza poiché già prima della pandemia era evidente l’incapacità di questi servizi di soddisfare le moltissime richieste di aiuto.

Ci sono già delle basi da cui partire. A scuola, con i protocolli d’intesa siglati tra il Ministero dell’Istruzione e il Consiglio nazionale ordine psicologi (CNOP) e le associazioni dei pedagogisti e degli educatori che hanno previsto la possibilità di avviare un sistema di assistenza e di supporto psicologico a livello nazionale per prevenire l’insorgere di forme di disagio o di malessere tra gli studenti e di promuovere progetti per l’educazione alla convivenza civile sociale e solidale quale parte integrante offerta formativa. Questo impegno ha trovato un primo finanziamento nel Decreto Sostegni con cui il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche è stato incrementato di 150 milioni di euro nell’anno 2021 anche per realizzare specifici servizi professionali per il supporto e l’assistenza psicologica e pedagogica in relazione alla prevenzione e al trattamento dei disagi e delle conseguenze derivanti dall’emergenza epidemiologica.

Urge un lavoro di cura educativa che coinvolga tutte le agenzie socio-educative per restituire a una generazione il senso del domani e il coraggio di guardare al futuro con questa cura di sé e del mondo, invece che con paura, rabbia e violenza, verso gli altri e verso se stessi.

La prevenzione sarà un elemento fondamentale nella strategia di accompagnamento e sostegno dei ragazzi. Nel frattempo, in sede di esame del Decreto, è stato approvato un ordine del giorno del Partito Democratico, su iniziativa della presidente Simona Malpezzi, che si tradurrà in una norma del prossimo provvedimento in via di definizione per incrementare il sostegno psicopedagogico ai bambini e agli adolescenti. Sono tre gli ambiti di intervento su cui si indirizzerà l’azione del Governo:

  • un primo ambito consentirà alle aziende e agli enti del Servizio Sanitario di incrementare fino alla fine dell’anno il numero degli psicologi al fine di potenziare la medicina territoriale, soprattutto preventiva;
  • un secondo riguarderà l’incremento delle risorse destinate alle scuole per il finanziamento o rifinanziamento di specifici servizi professionali per il supporto e l’assistenza psicologica e pedagogica per gli studenti, in una prospettiva di sviluppo della comunità educante;
  • un terzo è volto a sostenere i Comuni nel rafforzare tutte le agenzie educative presenti sul territorio.

Ovviamente, questi interventi dovranno essere rafforzati e resi strutturali con la prossima legge di bilancio. Si dà concretezza quindi ad un lavoro di cura che coinvolga tutte le agenzie educative per restituire a una generazione il senso del domani e il coraggio di guardare al futuro con questa rispetto di sé e del mondo, con un’autentica apertura verso gli altri e verso se stessi.

*Vanna Iori, pedagogista, è capogruppo PD in Commissione Sanità del Senato.

Foto di cottonbro da Pexels

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