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Arci e Acli: “Riaprire i Circoli cancellando una discriminazione inspiegabile”

14 Maggio Mag 2021 1646 14 maggio 2021
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Dichiarazione congiunta dei presidenti nazionali Francesca Chiavacci ed Emiliano Manfredonia che affermano: «non si possono dimenticare e discriminare ancora una volta le associazioni di promozione sociale e culturale», tra i settori più colpiti ma dimenticati dai recenti provvedimenti di riapertura delle attività sportive e culturali

«È urgente e non rinviabile riaprire i Circoli e far ripartire le attività dei luoghi di socialità e diffusione della cultura, in sicurezza e con le stesse regole e protocolli degli altri, cancellando delle incomprensibili discriminazioni». A dichiararlo in una nota congiunta la presidente nazionale Arci, Francesca Chiavacci, e il presidente nazionale Acli, Emiliano Manfredonia.
«In attesa delle prossime decisioni sulle riaperture e per l'eliminazione delle principali restrizioni legate alla pandemia, non si possono dimenticare e discriminare ancora una volta le associazioni di promozione sociale e culturale e i loro Circoli, tra i settori più colpiti e dimenticati dalla crisi legata all'emergenza sanitaria. In questi ultimi giorni, in cui le vaccinazioni stanno crescendo e i contagi sembrano abbassarsi, in cui riaprono attività culturali, sportive ed economiche, siamo sottoposti ad una misura discriminatoria. Il decreto sulle riaperture del marzo scorso ha confermato la possibilità della somministrazione da parte dei Circoli, ma i recenti provvedimenti hanno invece lasciate bloccate e sospese le attività sociali anche se analoghe a quelle di altre realtà che hanno invece riaperto. Una discriminazione incomprensibile e miope perché siamo convinti che non si possa superare questa crisi senza la presenza di presidi sul territorio così importanti come le nostre basi associative».

A ciò si aggiungono le discriminazioni sul fronte dei sostegni, dove un fondo carente ancora è bloccato da mesi per lo stallo dei provvedimenti attuativi e anche gli enti che fanno una minima attività commerciale si vedono bloccate le domande a causa di grosse lacune nelle procedure informatiche previste. Risultato: i circoli sono ancora chiusi dove altri enti sono aperti per fare le stesse identiche attività, e sono ancora senza un euro di aiuti.

«Per questo torniamo a chiedere al Governo e al Parlamento di mettere in campo ogni iniziativa legislativa per far sì che possa riprendere l’attività ricreativa e culturale dei Circoli verso i soci; per lo sblocco delle risorse del fondo straordinario; per la previsione di ulteriori risorse per il sostegno alle nostre strutture associative all’interno delle misure previste; per l’ampliamento delle forme di accesso al credito garantite dallo Stato», hanno continuato Chiavacci e Manfredonia. «C’è bisogno di riconoscere e valorizzare le attività di prossimità dei Circoli e dell’associazionismo diffuso fondamentali per le relazioni sociali, per ricostruire un senso di comunità e rispondere al senso di solitudine che attraversa la società italiana».

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