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Sostegni bis

Contributi ai genitori dei disabili, ci si aspettava di più

19 Maggio Mag 2021 1413 19 maggio 2021
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La legge di bilancio aveva previsto un bonus mensile per le madri sole, disoccupate o prive di reddito con un figlio disabile a carico, sollevando non poche perplessità, non solo per la misera destinazione di risorse. Ora, in sede di conversione del decreto sostegni bis, il Parlamento tenta di metterci una toppa. Ma il risultato è minimo

La Camera dunque approva in via definitiva il cosiddetto “decreto sostegni bis” (decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41) e ad una lettura occhiuta degli modificazioni intervenute in fase di conversione non ne sfugge una, forse marginale in uno scenario complessivo, che interessa i genitori di persone con disabilità. Non tutti però.
Dobbiamo riavvolgere il nastro a 5 mesi fa, tanti ne sono trascorsi, infruttuosamente come vedremo, dall’approvazione della legge di bilancio 2021.

La legge di bilancio n. 178/2020 aveva introdotto (art. 1, commi 365-366) per i tre anni incluso questo (2021, 2022, 2023) un contributo che da subito attirò una notevole attenzione ed aspettative da parte delle potenziali interessate o autopresunte tali.
Dice la norma: “Alle madri disoccupate o monoreddito facenti parte di nuclei familiari monoparentali con figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento, è concesso un contributo mensile nella misura massima di 500 euro netti, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. A tale fine è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 che costituisce limite massimo di spesa.”

Non pochi i dubbi e gli interrogativi che rimanevano alla prima e alle successive letture.
Il primo: il termine “disoccupato” può conservare in sede applicativa sgradevoli risvolti in ispecie se non sovrapposto a condizioni di “inoccupazione”, tanto più che il testo non si riferisce esplicitamente alla condizione più a rischio (privo di reddito). Insomma: non lavora o è disoccupato è prende la Naspi?

Il secondo: 500 euro al mese è la “misura massima”, il che significa che si dovrà indicare la modalità di graduazione di quell’importo, anche se il testo non prevede nessun limite di reddito. Ci si chiede anche come mai non ci si riferisca all’ISEE, come pure se vi siano incompatibilità con altre misure assistenziali (ad esempio il reddito di cittadinanza che dovrebbe già raggiungere questa platea). Ma forse questo sarà stabilito con decreto. Quindi, il contributo sarà comunque variabile da 1 a 500 euro.

Il terza perplessità: 60% di invalidità. I minori, salvo casi particolari, non vengono percentualizzati, come non vengono percentualizzati i ciechi e i sordi che rischiano quindi di rimanere esclusi dal contributo.

Un quarto cono d’ombra riguarda la spesa; quella indicata è anche la massima ammessa: 5 milioni. Significa che quando si sono esauriti, le successive domande rimarranno inevase (c.d. “chi primo arriva meglio alloggia”).

Ma poi dal testo si levava anche un poderoso dubbio di natura costituzionale: vengono immotivatamente esclusi i padri che siano disoccupati in nuclei monoparentali con figli a carico e con disabilità, come pure non vengono ammesse le sorelle o fratelli disoccupati in nuclei orfanili con fratello/sorella disabile a carico.

E veniamo al decreto sostegni bis, e quindi alla cronaca.
Il Senato ha messo mano a quel testo, quello che abbiamo riportato sopra, ed autorizza, forse proprio conscio di quei dubbi costituzionali, la concessione del contributo non solo alla madre ma anche all’altro genitore. Rimane il vincolo che sia disoccupato o monoreddito facente parte di nuclei familiari monoparentali con figli a carico aventi una disabilità.
In pratica si è estesa la platea, mantenendo i 5 milioni di destinazione e tutti gli altri vincoli e condizioni.

Nel frattempo, dopo 5 mesi, manca ancora all’appello l’apposito previsto decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze. La legge di bilancio prevedeva che in quell’atto venissero disciplinati i criteri per l’individuazione dei destinatari e le modalità di presentazione delle domande di contributo e di erogazione dello stesso “anche al fine del rispetto del limite di spesa" fissato dalla norma. Insomma anche il compito di restringere la platea (che ora il Parlamento aumenta).

Sintesi: il contributo non può ancora essere richiesto, non sappiamo quando sarà possibile presentarlo, né le condizioni reali per accedervi, né chi ne verrà fatalmente escluso.
Istruzioni: inutile per ora riversarsi sui patronati o sul numero verde di Inps. Nulla è ancora definito.

In apertura foto di Nathan Anderson/Unsplash

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