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Salute

«Il defibrillatore costa come un cellulare, ma può salvare una vita»: l’esperienza di Christian Eriksen

14 Giugno Giu 2021 1401 14 giugno 2021
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«Se Christian Eriksen è ancora vivo è perché a bordo campo, sabato, c’erano un defibrillatore e delle persone capaci di fare un tempestivo ed efficace massaggio cardiaco». Lo sottolinea Mirko Damasco, presidente di Salvagente Italia, l’associazione che dal 2013 organizza corsi di primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare. Un defibrillatore, dice, costa come un moderno cellulare, ma può salvare una vita. Per saperlo usare basta un corso di cinque ore

Sabato abbiamo assistito, in diretta mondiale, all’attacco cardiaco di Christian Eriksen, il calciatore della Danimarca. La sua vita poteva scivolare via in pochi secondi. «Se è vivo non è perché Qualcuno ha guardato giù, ma perché a bordo campo c’erano un defibrillatore e delle persone capaci di fare un tempestivo ed efficace massaggio cardiaco». Le parole sono di Mirko Damasco, presidente di Salvagente Italia, l'associazione nata con lo scopo di diffondere la cultura del primo soccorso in Italia e di trasformare tutti i cittadini in soccorritori.

«Ogni giorno, in Italia, muoiono 200 persone per arresto cardiaco. Sono perfettamente sane, come Christian Eriksen, di appena 29 anni. Affinché il cervello non vada in sofferenza occorre avere qualcuno con le mani sul torace entro quattro minuti», sottolinea Damasco. L’ambulanza, per quanto tempestiva possa essere, difficilmente può intervenire entro un arco di tempo così breve. «Anche per questo motivo è essenziale che a casa, a scuola, nelle piazze, al ristorante o in ufficio siamo presenti i defibrillatori». In fondo, dice, «un defibrillatore costa come un moderno cellulare, come un robot da cucina. Ma averlo vicino, disponibile (e non chiuso a chiave dentro una teca) può salvare una vita».

In teoria, chiunque potrebbe utilizzare un defibrillatore semiautomatico (DAE), l’apparecchio in grado di somministrare scariche elettriche al cuore del paziente attraverso due elettrodi, ma è necessario aver ricevuto la formazione. Dal 2013, questa associazione ha promosso un migliaio di corsi in tutta Italia: «Il corso BLSD per i soccorritori laici (cioè non per i sanitari), quello ciò che insegna a fare il massaggio cardiaco e ad usare il DAE su una persona adulta o su un bambino in attesa dell’arrivo del Servizio Medico d’Emergenza, dura appena cinque ore», spiega Damasco.

Per poter intervenire tempestivamente in caso di malore, potrebbe inoltre essere utile sapere se nel luogo in cui ci troviamo, in vacanza, per lavoro o dove abbiamo la residenza, ci sono defibrillatori nei dintorni. Solo per fare un esempio, i defibrillatori presenti in Lombardia sono censiti da Areu (www.areu.lombardia.it/ ) e sono geolocalizzati, così, a fronte di una chiamata per arresto cardiaco, il 112 segnala il dispositivo più vicino e, nel caso qualcuno fosse formato, può servirsene.

Tutti possono essere soccorritori

«Io spero che dopo aver visto come Christian Eriksen è sopravvissuto grazie alla presenza alla stadio di un defibrillatore e di qualcuno formato per utilizzarlo, ognuno di noi, cioè ogni studente, docente, istruttore sportivo, o semplice cittadino, non vada a letto come se nulla fosse accaduto, sperando che questo a lui non capiti, ma si decida a formarsi, per essere in grado di salvare a sua volta una vita umana».

Damasco e i suoi volontari sono convinti che chiunque possa trasformarsi in soccorritore, a qualsiasi età. E infatti, tra i numerosi corsi organizzati da Salvagente Italia c’è anche quello dedicato ai bambini (dai cinque anni), per insegnare loro come chiamare i soccorsi e come comportarsi nell’attesa. «E’ importante, ad esempio, che anche i più piccoli sappiano che se vedono qualcuno che sta male devono chiamare il 118 (uno uno otto è più facile di centodiciotto), oppure il 112 (il numero europeo delle emergenze)».

La normativa: sì a defibrillatori nelle palestre e a scuola

Dal primo luglio 2017 ogni impianto sportivo (anche quello dove si praticano attività non agonistiche) deve essere dotato di un defibrillatore semiautomatico, pertanto se si riscontrasse l'assenza di un defibrillatore in struttura e una persona dovesse morire di attacco cardiaco, il gestore dell'impianto rischierebbe una condanna civile e penale.

Per quanto riguarda gli ambienti scolatici, il Ministero dell’Istruzione, con la nota n.7144 del 25 marzo scorso ha dato il via libera all’assegnazione di dieci mila euro, ( mille euro per ciascuna Istituzione scolastica, quindi non per tutte le scuole italiane), finalizzata all’acquisto di almeno un defibrillatore semiautomatico (DAE). Nel caso in cui l’Istituzione scolastica fosse già provvista di adeguate strumentazioni salvavita, le risorse in esame potranno essere destinate all’acquisto di beni o servizi finalizzati a garantire la salute del personale e degli alunni (ad esempio, per l'attivazione di corsi di formazione certificati all’utilizzo del defibrillatore).

Anche il corso di primo soccorso pediatrico

Infine, tra le varie attività promosse da Salvagente, ci sono anche corsi di primo soccorso pediatrico dedicati a genitori, insegnanti, adulti. «Spieghiamo loro come comportarsi in caso di traumi vari e poi insegniamo loro la manovra di Heimlich da attivare in caso di ostruzione delle vie aeree». In molte regioni chiunque lavori con i bambini dovrebbe conoscerle, per legge. «Ma questa norma è del tutto disattesa e non prevede sanzioni in caso di violazioni. Noi colmiamo i vuoti», sottolinea Damasco, che ricorda: "Ogni mese due bambini muoiono dopo essersi strozzati con un pezzetto di cibo, o per aver ingerito un giochino. Spesso chi assiste alla scena non sa come comportarsi o fa le cose sbagliate". E allora la prima informazione da tenere a mente è questa: «se il bambino riesce a piangere e parlare, non bisogna dare dei colpi sulla schiena o mettere le mani in bocca, perché si rischia di spostare il corpo estraneo e ostruire completamente il passaggio di aria. Dobbiamo invece invitarlo a tossire: questo è il metodo più efficace».

Spesso, i volontari del Salvagente insegnano al personale scolastico e ai ristoratori come tagliare correttamente i cibi, per evitare soffocamento. I più pericolosi, se tagliati male, sono il prosciutto crudo, la frutta secca, la mozzarelle o i wurstel. In estate, l’uva.


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