Moas
Report

Il nuovo rapporto di Moas rivela il rischio di annegamento per i bambini Rohingya

14 Giugno Giu 2021 1824 14 giugno 2021
  • ...

Il 28 aprile scorso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha emanato una storica risoluzione sulla prevenzione degli annegamenti, ufficializzando il problema per la prima volta nei suoi 75 anni di storia. Negli ultimi 10 anni nel mondo gli annegamenti sono costati la vita a 2.5 milioni per persone. Il nuovo rapporto del MOAS rivela il rischio di annegamento per i bambini Rohingya. Servono maggiori interventi per aumentare la sicurezza

“Non dimenticherò mai il terribile istante in cui il migliore amico di mio figlio corse a dirmi che il mio bambino era scomparso nello stagno mentre giocavano a calcio. Mi sono precipitato in acqua. La gente mi chiedeva perché stessi piangendo. Venti o trenta persone hanno cercato di salvarlo, ma quando lo hanno tirato fuori era privo di sensi. Lo abbiamo portato in un ospedale di una ONG dove hanno cercato di rianimarlo, ma dopo 25 minuti mi hanno detto che era morto. Aveva 11 anni. " (Kamal, 53).

Un bambino rifugiato Rohingya muore per annegamento ogni mese nei campi sovraffollati del Bangladesh, secondo quanto evidenziato da MOAS. La ricerca, condotta dall’ONG che si occupa di portare aiuti alle comunità più vulnerabili del mondo in aree di crisi, ha rivelato che negli ultimi due anni almeno 20 bambini hanno perso la vita in incidenti per annegamento nei campi profughi di Cox's Bazar, ossia quasi una giovane vita ogni mese.

Del resto, quello dell’annegamento è un tema di rilevanza internazionale, come dimostra l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che il 28 aprile scorso ha adottato una storica risoluzione sulla prevenzione degli annegamenti, ufficializzando il problema per la prima volta nei suoi 75 anni di storia ed ha istituito nel 25 luglio la Giornata mondiale dedicata a questo importante tema.

I dati raccolti da MOAS nei campi profughi di Cox’s Bazar mostrano che la maggior parte dei decessi per annegamento riguarda i maschi, si verifica durante la stagione dei monsoni in ore diurne presso gli stagni non recintati mentre gli adulti sono occupati con le faccende domestiche. L'età delle vittime varia dai 2 ai 17 anni, in prevalenza maschi (70%). Il 30% sono bambini sotto i 5 anni, mentre il 70% è in età scolare (tra i 5 ei 17 anni). Il 60% dei decessi si è verificato negli stagni, il 15% in canali di scolo, il 10% in un profondo pozzo artificiale che aveva accumulato pioggia e il 5% in un lago, o in un bacino idrico.

Queste tragedie sono causate dalle condizioni disperate in cui versano i campi profughi del Bangladesh, dove i sopravvissuti alle atrocità in Myanmar sono costretti a vivere finché le autorità in patria continueranno a negare loro i diritti umani fondamentali e un ritorno sicuro.

I dati raccolti da MOAS - che dal 2017 opera nei campi profughi di Cox’s Bazar e ha formato migliaia di volontari in materia di alluvioni, sicurezza in acqua e soccorso - mostrano che i bambini di ogni età sono vittime di annegamenti legati alle condizioni critiche del luogo.

Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di MOAS, dichiara: “L'annegamento è la principale causa di mortalità infantile in Bangladesh e richiede un intervento urgente, come confermato anche dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha recentemente emanato una risoluzione sulla prevenzione globale dagli annegamenti. Attraverso questa ricerca MOAS vuole promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi di annegamento tra i bambini Rohingya nei campi profughi del distretto di Cox's Bazar affinché vengano messe in atto adeguate strategie di prevenzione su scala più ampia. I volontari formati nei campi grazie alla consulenza tecnica fornita dal MOAS sono in grado di intervenire in caso di emergenze legate all'acqua e quindi salvare vite umane, comprese quelle dei bambini. Ci auguriamo che un simile addestramento salvavita rivolto ai bambini possa essere implementato in futuro, insieme ad altri interventi preventivi, come l'installazione di recinzioni e barriere, dove mancanti, intorno alle pozze d’acqua non sicure, una maggiore supervisione e l'insegnamento ai bambini in età scolare di nozioni sulla sicurezza dell'acqua e sulle abilità di salvataggio”.

“È importante sottolineare che i pericoli per i Rohingya non sono cessati quando hanno attraversato il confine con il Bangladesh", continua Regina Catrambone. “Nonostante gli sforzi e i miglioramenti realizzati dalle autorità del Paese, dalle Nazioni Unite e dalle ONG, le condizioni nei campi rimangono pericolose e i bambini sono maggiormente esposti al rischio di morte per annegamento, che potrebbe essere evitato”.

Contesto
A partire dalla fine di agosto 2017 centinaia di migliaia di Rohingya appartenenti alla minoranza musulmana sono fuggiti oltre il confine con il Bangladesh per sfuggire alle violenze delle autorità del Myanmar, che è sottoposto attualmente ad un procedimento per genocidio presso i tribunali internazionali. Al momento oltre 800.000 Rohingya vivono nel distretto di Cox's Bazar. Dal 2017 MOAS è stata una delle prime ONG ad operare sul campo e a fornire aiuti e assistenza, insieme a partner come UNHCR, IOM, Helvetas, offrendo competenze tecniche e supporto per la riduzione del rischio in caso di catastrofi. Mentre il governo del Bangladesh e i residenti locali a Cox's Bazar sono stati giustamente elogiati per la loro generosa accoglienza verso i rifugiati e sono stati fatti notevoli progressi dall'inizio della crisi, le condizioni nei campi rimangono estremamente pericolose.

MOAS Flood and Water Safety training
In risposta all'elevato rischio di frane, inondazioni, e mareggiate durante la stagione dei monsoni, MOAS è impegnato nella riduzione del rischio da disastri. Dal 2019 MOAS fornisce la propria esperienza e competenza tecnica per la prevenzione dal rischio di annegamento attraverso la formazione sulla sicurezza in acqua per i rifugiati Rohingya e la comunità ospitante. MOAS ha formato quasi 3000 volontari in 2 anni (2019-2020) e il training prosegue anche nel 2021. Inoltre, MOAS - che nel 2014 è stata la prima organizzazione SAR ad avviare operazioni di salvataggio per salvare la vita di coloro che tentavano di attraversare il Mar Mediterraneo - ha anche fornito un corso base di sicurezza e soccorso marittimo a 800 pescatori locali a Cox's Bazar consentendo loro di acquisire le competenze per soccorrere le persone in mare, essere meglio preparati in situazioni di emergenza e lavorare in modo più sicuro.

Il Rapporto completo in lingua inglese è disponibile a questo link

Contenuti correlati