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Un “ponte” per camminare insieme

13 Luglio Lug 2021 1519 13 luglio 2021
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Noi di Banco Alimentare, siamo e vogliamo essere sempre più “ponte” tra le aziende che mettono a disposizione le eccedenze alimentari o fanno vere e proprie donazioni (di cibo, di denaro, etc.) e le strutture caritative con noi convenzionate che offrono sostegno alle persone in difficoltà

Con “partnership” normalmente ci si riferisce ad accordi in cui due aziende mettono ciascuna qualcosa di proprio in comune con l’altra, per trarne un beneficio maggiore a vantaggio di entrambe.

Noi di Banco Alimentare, siamo e vogliamo essere sempre più “ponte” tra le aziende che mettono a disposizione le eccedenze alimentari o fanno vere e proprie donazioni (di cibo, di denaro, etc.) e le strutture caritative con noi convenzionate che offrono sostegno alle persone in difficoltà.

Durante un incontro, una rappresentante di una azienda sottolineava l’importanza della partnership con il Banco Alimentare citando Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo”: è questo lavorare insieme che ci sta a cuore. Noi non ci saremmo se non ci fosse chi da una parte mette a disposizione derrate alimentari e mezzi per gestirle e chi dall’altra provvede ad una distribuzione capillare di quanto ricevuto dal Banco Alimentare.

Partnership perciò è innanzitutto relazione tra persone che hanno un desiderio di condivisione che motiva il “mettersi insieme”, ma che devono avere anche una grande apertura reciproca, una disponibilità a capire sempre più e meglio i bisogni dell’altro per essere efficaci nell’operare. Sia con le aziende sia con le strutture caritative vogliamo perciò conoscerci di più e meglio nelle diverse necessità per un reale “crescere insieme”.

Per questo, per noi, partnership è da sempre qualcosa di più di una semplice collaborazione: due realtà che mettono ciascuna qualcosa in comune delle proprie risorse per un beneficio maggiore a vantaggio della società tutta perché sostenere chi nella società è in difficoltà significa contribuire a rendere un pezzo di mondo più equo e quindi migliore.

In un testo poco noto uscito a fine novembre 2020, Papa Francesco si chiedeva: «Si può ancora credere alla possibilità di un mondo nuovo, più giusto e fraterno?...Dove a dominare sia il rispetto della persona e una logica di gratuità?...Nessuna mente onesta può negare la forza trasformante del cristianesimo nel divenire della storia… La più grande novità sul piano sociale fu la considerazione del valore di ogni singola persona… Le parole cristiane nel nostro tempo spesso smarriscono il loro significato. Amore, carità… vocaboli che oggi evocano un sentimentalismo vago o una filantropia melanconica… ma fin dagli inizi, storicamente, la carità dei cristiani diventa attenzione ai bisogni delle persone più fragili, le vedove, i poveri, gli schiavi, i malati, gli emarginati... Diventa anche denuncia delle ingiustizie e impegno a contrastarle per quanto possibile. Perché prendersi cura di una persona significa abbracciare tutta la sua condizione e aiutarla a liberarsi da ciò che più l’opprime e nega i suoi diritti».

A questa nostra origine vogliamo restare “attaccati” non per un “sentimentalismo vago o una filantropia melanconica” ma per un realismo, una operosità capace di dialogare con tutti per il bene di tutti.

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