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Diritti

L'emergenza sommersa delle persone straniere e italiane escluse dall’anagrafe

22 Luglio Lug 2021 1651 22 luglio 2021
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ActionAid lancia la campagna #DirittiInGiacenza che porta davanti a Montecitorio una protesta con decine di scatole vuote, simbolo dei diritti negati a chi è senza iscrizione anagrafica, per denunciare che troppo spesso nel nostro Paese l’esclusione dalla residenza è discrezionale e illegittima verso le persone più fragili. L’Onorevole Laura Boldrini presente in piazza: “Proporrò un Disegno di Legge per modificare l’articolo 5 del Piano Casa e portare di fronte al Governo e in Parlamento il problema”

Vivere in uno stato di attesa e di incertezza, privati dei diritti fondamentali: non avere diritto al medico, alle cure di base e al sistema sanitario nazionale, discriminazione nell'accesso ai vaccini, problemi per la mensa scolastica e il bonus libri dei propri figli, difficoltà ad accedere ai sussidi, ai buoni spesa Covid e all’assistenza sociale, non votare, spesso non poter rinnovare il permesso di soggiorno, essere costretti a registrarsi come senza fissa dimora. È quanto sperimenta un numero imprecisato di persone italiane e migranti in Italia, oltre 300mila stimati solo quelle di origine straniera (Dati Ismu), che resta escluso dall’anagrafe. Uno scenario approssimativo che non consente una stima certa a causa dell’assenza di dati verificabili da parte delle istituzioni, che non permettono di conoscere l'ampiezza reale di una importante parte della popolazione effettivamente presente sul nostro territorio, ma nei fatti tagliata fuori dai servizi e dai diritti essenziali. Storie e racconti che ricorrono in due Dossier realizzati da ActionAid a Roma nel quartiere del Quarticciolo e a Napoli nei quartieri di Soccavo e Pianura, e dalle video testimonianze raccolte grazie alle associazioni partner a Bologna, Carmagnola (TO) e Catania.

Nei giorni in cui si celebra la digitalizzazione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr), ActionAid lancia la campagna #DirittiInGiacenza per denunciare che troppo spesso nel nostro Paese l’esclusione dalla residenza è discrezionale, illegittima e discriminatoria verso le persone più fragili.

“Soltanto chi è iscritto nei registri anagrafici è “visibile” dal punto di vista amministrativo e, quindi, è parte della popolazione per la quale le istituzioni pensano le politiche e erogano la spesa sociale. Sono le persone più fragili, costrette o indotte a vivere in condizioni di irregolarità contrattuale o in immobili non congrui - molto spesso perché povere o impoverite – doppiamente penalizzate e escluse, spesso illegittimamente, dalla registrazione della residenza. Con la campagna #DirittiInGiacenza portiamo alla luce un problema sommerso e sconosciuto. Ancora troppe persone in Italia, in particolare di origine straniera, non hanno accesso ai diritti primari. Chiediamo di garantire l’iscrizione anagrafica senza discriminazioni.” spiega Katia Scannavini, Vice Segretaria generale ActionAid.

“Nei fatti, dalla residenza dipende la possibilità di esercitare molti diritti fondamentali. Anche a Roma tantissime persone sono escluse dall'anagrafe e nei vari Municipi abbiamo riscontrato procedure e prassi anche molto differenti tra loro tanto che la stessa persona può addirittura ricevere risposte diverse a seconda dell'ufficio in cui si presenta. Questa situazione genera non solo confusione ma produce anche esclusione. Con la campagna #DirittiInGiacenza portiamo alla luce un problema sommerso e sconosciuto. Ancora troppe persone in Italia, in particolare di origine straniera, non hanno accesso ai diritti primari. Chiediamo di garantire l’iscrizione anagrafica e l’accesso ai diritti per tutti, senza discriminazioni” spiega Francesco Ferri, Programma Migrazioni ActionAid.

Il sondaggio sul territorio: l’esclusione dei migranti. ActionAid ha condotto nel mese di giugno un sondaggio su 23 associazioni del Trezo Settore impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti, dei senza dimora e dei più vulnerabili, per verificare quanto il problema sia diffuso e radicato nei diversi territori.  Il 48% di queste testimonia che sono le persone straniere che più spesso vedono negata la residenza. Un dato che fotografa come siano i migranti più spesso in condizioni di povertà economica e abitativa e vivono più frequentemente in alloggi ritenuti (illegittimamente) non idonei per l’iscrizione anagrafica (ad es: appartamenti o stanze in affitto non registrato, case con molte persone presenti, ecc). Inoltre, in molti uffici anagrafici il personale non è adeguatamente formato – sia sulla normativa, sia con riferimento alla capacità di dialogo interculturale. Per il 62% delle associazioni sono proprio le persone migranti a subire gli effetti più gravi e di forte impatto dell’esclusione dall’anagrafe. Barriere linguistiche, difficoltà delle pratiche burocratiche, mancato dialogo tra le diverse istituzioni, discrezionalità e discriminazioni, sono le cause principali che senza l’intervento diretto e la presa in carico delle associazioni non sarebbero superati. Un dato e un problema che accumunano Nord, Centro e Sud d’Italia dove emerge chiaramente la difficoltà di assistenza per i lavoratori e i braccianti agricoli. Nelle comunità dove non sono presenti Ong, associazioni e sindacati non c’è nessuna forma di sostegno e orientamento legale.

Perché si viene esclusi dall’anagrafe? L’art. 43 del codice civile stabilisce che «la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale». Si tratta di una definizione molto chiara e semplice. Non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell'alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in roulottes, né la presenza o meno di un contratto regolare di proprietà o di locazione. Nonostante questo, il legislatore negli anni ha escluso dall’anagrafe specifici gruppi sociali con finalità “punitive” (ad esempio i richiedenti asilo con i Decreti Sicurezza del primo Governo Conte), prima ancora l’art. 5 del “Piano Casa” del 2014, nato per contrastare le occupazioni abusive, ha di fatto posto delle barriere insormontabili anche a migliaia di persone impossibilitate a dimostrare presso gli uffici dell’anagrafe un titolo di possesso dell’immobile ritenuto valido. Per le persone straniere la situazione è ancora più grave: molti uffici non registrano le dichiarazioni di residenza presentate dai cittadini stranieri con il permesso di soggiorno in fase di rinnovo, conversione o rilascio: è una procedura illegittima molto diffusa. Inoltre, sono numerosi i casi di errori burocratici che rendono impossibile arrivare a chiudere positivamente la richiesta di iscrizione. Per sfuggire all’invisibilità chi è escluso dalla residenza per potersi registrare nel Comune dove vive è costretto a ricorrere alla cosiddetta iscrizione fittizia, cioè iscriversi come senza fissa dimora. Una soluzione difficile e che toglie dignità alle persone perché richiede un colloquio preliminare con i servizi sociali e ha tempi di gestione lunghissimi. I numeri crescenti delle persone senza iscrizione anagrafica hanno creato anche il “mercato delle residenze”, non di rado infatti si è costretti ad acquistare la possibilità di essere registrati presso un appartamento nel quale non si vive.

Le storie di Roma e di Napoli. Mariza è una donna peruviana di 38 anni. Da quindici anni vive in Italia, con il marito Ramos e i due figli di 15 e 9 anni. Dal 2016 vive in un appartamento fatiscente senza contratto delle case popolari al Quarticciolo a Roma, lavora come addetta alle pulizie in una cooperativa, si impegna con il Comitato di quartiere per avere l’assegnazione di un alloggio popolare dignitoso. Durante l’emergenza Covid Ramos, suo marito ha perso il lavoro, ha contratto il virus ed è stato ricoverato in ospedale per complicazioni. Ma il rinnovo di permesso di soggiorno è bloccato in Questura, non è riuscito ad ottenere la residenza come senza fissa dimora e la pratica non va avanti. È senza medico di base e tessera sanitaria. “L’hanno ricoverato all’ospedale San Giovanni. Dicono che il Covid ha svegliato una malattia che lui aveva già quando era giovane. Adesso deve stare in trattamento in ospedale per una settimana/dieci giorni. I dottori mi hanno detto che devo andare all’Asl a fare il medico di famiglia: senza, il trattamento che deve fare costerebbe mille euro al giorno. Sono rimasta allibita. Ma come faccio, dove li prendo diecimila euro?” racconta Mariza. Grazie al Comitato e all’assistente sociale coinvolta Mariza è riuscita ad ottenere il tesserino per Stranieri Temporaneamente Presenti (STP) che ha permesso a Ramos di essere curato in ospedale. Sta però ancora aspettando la registrazione come senza dimora all’anagrafe.

Le raccomandazioni alle amministrazioni e alla Politica. Per contrastare le violazioni del diritto alla residenza, ActionAid si è mobilitata a Roma, insieme ad altre organizzazioni, ricercatori e attivisti. In attesa che venga abolito l’articolo 5 del Piano Casa, le amministrazioni locali possono mettere in campo alcune misure: rendere omogenee le prassi applicate negli uffici anagrafici e azzerare ogni prassi non conforme alla normativa; cessare ogni prassi non conforme in relazione alla richiesta del titolo di godimento dell’immobile; restringere l’ambito di applicazione dell’art. 5 del decreto legge 47/2014 e favorire la deroga indicata nel comma 1 quater dell’art. 5, secondo il quale «il sindaco, in presenza di persone minorenni o meritevoli di tutela, può dare disposizioni in deroga a quanto previsto ai commi 1 e 1-bis a tutela delle condizioni igienico-sanitarie», così come attuato dal sindaco di Palermo nel 2019, che ha autorizzato l’iscrizione anagrafica in base a questa specifica previsione; allineare le procedure per l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora al contenuto della legge, consentendo loro la possibilità di fornire autodichiarazioni, dichiarazioni di esercenti commerciali, di associazioni, ecc. nell’ambito delle tempistiche e con le modalità definite dalla legge; incentivare la formazione interculturale dei funzionari d’anagrafe; rendere effettiva la registrazione telematica dell’iscrizione per tutti gli interessati.

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