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Bonetti: la politica convochi il Terzo settore

29 Luglio Lug 2021 1053 29 luglio 2021

Un estratto dell'editoriale di Vita magazine in distribuzione firmato dalla ministra per le pari opportunità e la famiglia: "La politica che non può esimersi non solo dal riconoscere il Terzo settore, lasciatemi usare un verbo un po’ forte, ma dal convocare il Terzo settore ad assumersi il ruolo che deve esercitare all’interno della nostra società"

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Un estratto dell'editoriale di Vita magazine in distribuzione firmato dalla ministra per le pari opportunità e la famiglia: "La politica che non può esimersi non solo dal riconoscere il Terzo settore, lasciatemi usare un verbo un po’ forte, ma dal convocare il Terzo settore ad assumersi il ruolo che deve esercitare all’interno della nostra società"

C’è nel Governo piena consapevolezza del fatto che il nostro Paese deve mettere in campo le sue energie migliori, lo hanno detto il presidente Mattarella, lo ha detto il presidente Draghi, ed entrambi hanno usato espressioni come “liberare le energie del nostro Paese”.

Ma affinché le energie migliori del nostro Paese si liberino occorre innanzitutto riconoscere quei luoghi di potenza, cioè quei luoghi di possibilità, di spazio e di azione capaci di riattivare energie e innovazioni nel modello sociale. La pandemia ha messo in luce tutte quelle fragilità, quelle crepe, quelle criticità strutturali del modello sociale che avevamo più o meno consapevolmente scelto e consolidato e nello stesso tempo ha messo in luce anche le energie che in modo inatteso e inedito abbiamo scoperto non solo esistessero, ma constatato avere la capacità e il coraggio di essere protagoniste di un processo prima di resistenza e ora, necessariamente, di ripartenza. Da questo punto di vista il modello sociale su cui noi oggi dobbiamo indirizzarci è un modello sociale che ricolloca l’esperienza personale di ciascuno di noi all’interno di uno spazio comunitario, uno spazio da ritessere.

E quindi in questo dualismo necessario tra il sé e il noi che sta lo spazio della politica che riconosce i processi perché questo possa accadere. È lo spazio della politica che non può esimersi non solo dal riconoscere il Terzo settore, lasciatemi usare un verbo un po’ forte, ma dal convocare il Terzo settore ad assumersi il ruolo che deve esercitare all’interno della nostra società. Che significa essere soggetto attuatore e contributore, nel senso non solo di una partecipazione ad un processo collettivo ma uno spazio nel quale assumersi pienamente la responsabilità di un mandato che non è né sostitutivo della dimensione dello stato né sostitutivo della dimensione del privato ma nemmeno semplicemente spazio di assistenza rispetto a luoghi o fatiche, o fragilità che non sappiamo riconoscere.

Faccio un esempio molto concreto, che è quello che oggi più sento vicino alle mie deleghe e alle politiche che ho messo in campo, il Terzo settore come educatore nell’ambito del nostro Paese. E uso questa parola che tendenzialmente è assegnata a una persona per riconoscere che c’è una responsabilità di comunità educante che va costruita e per riconosce che il Terzo settore nell’ambito dell’educativo, dell’educazione non formale, nei servizi educativi per la prima infanzia oggi svolge un ruolo che non è semplicemente di affiancamento alle famiglie o di sostegno alle comunità territoriali. La sussidiarietà rinnovata dalla pandemia è una sussidiarietà che impone un modo nuovo nell’esserci. E il nuovo modo dell’esserci è una coprogettazione che non è semplicemente un sedersi al tavolo e portare le istanze di una parte, ma è costruire un nuovo spazio, una nuova rete sociale perché le parole chiave di questo nuovo percorso sociale sono: connessione, processi e dati.

Connessione, perché oggi la sussidiarietà ha spazio per poter svolgere la vocazione che deve avere per come è prevista dalla nostra Costituzione nella sua capacità di connettere e attivare le esperienze, di costruire reti non solo territoriali, ma reti di umanità nelle quali ogni nodo, ogni persona e ogni soggetto svolge nella dinamica complessiva un pezzo della responsabilità che è quella di tutti. Allora, i 135 milioni che vengono dati ai comuni per progettare il servizio educativo per l’estate non sono un esercizio di riempimento di organizzazione sociale, di animazione e di creatività, ma la scelta di un modello educativo nel quale l’ente territoriale e il Terzo settore trovano un’alleanza e una proposta che si rivolge a i più piccoli perché attraverso questa esperienza questi più piccoli possano trovare uno spazio di protagonismo dove essi stessi fanno parte del progetto. È una coprogettazione, non solo per offrire dei servizi, ma nell’esperienza stessa del processo educativo e del servizio educativo.

La seconda parola è processi, c’è uno spazio e un tempo che deve essere riabitato dalla dimensione anche della politica. Oggi il Terzo settore può essere quel protagonista di attivazione di processi territoriali che siano non semplicemente dei servizi rivolti a sanare le fragilità che oggi si possono riscontrare, ma un luogo attivatore di energie e potenzialità per costruire un modello sociale nel quale l’economia, il lavoro, la finanza, la transizione ecologica, le nuove competenze, i processi educativi, la cura, la custodia, la prossimità diventino parole che rientrano e si integrano nello spazio di un unico racconto. Ecco è venuto il momento in cui il terzo settore deve essere una delle gambe o una delle ruote di un modello che sia più sostenibile, più giusto, ma anche un modello PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUSTARE IL NUMERO DI LUGLIO/AGOSTO DI VITA MAGAZINE CLICCA QUI

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