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Emergenza incendi

La Calabria che brucia: la denuncia e le proposte di GOEL e Comunità Progetto Sud

13 Agosto Ago 2021 0930 13 agosto 2021
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«Chiediamo ai Calabresi veri, - scrivono GOEL e Comunità Progetto Sud - quelli onesti, che abitano nei centri colpiti, che hanno visto bruciare il futuro dei propri figli attraverso questi roghi, di parlare! Non è più tempo di timore e omertà. Le forze dell’ordine sono affidabili. Parlate! Riferite anche solo sospetti. Non siate complici di questo ecocidio!»

Con una nota stampa GOEL – Gruppo Cooperativo e Comunità Progetto Sud esprimono «indignazione, rabbia e sconcerto per i roghi che stanno incenerendo l’Aspromonte e i boschi della Calabria! Questi sono atti vili e privi di alcun senso».

«La stima in Italia - scrivono - è che almeno il 70% degli incendi sia di origine dolosa. I roghi assurdi e fuori misura di questi giorni hanno colpito tutta la Calabria, ma in particolare l’Aspromonte. Ci auguriamo che vengano rapidamente individuati i colpevoli, ma come si fa a non avere il dubbio (per usare un eufemismo), specie nella provincia di Reggio Calabria e con un’azione così determinata e sistematica, che sia estranea la mano della ‘ndrangheta? La ‘ndrangheta ha dimostrato ampiamente in questi anni quanto disprezzi la Calabria, l’ambiente, il proprio stesso territorio. Il Rapporto Ecomafia 2021 appena presentato da Legambiente, è eloquente».

«I boschi, la natura, la biodiversità, sono l’immenso tesoro di questa regione, unico in tutta Europa, da cui può nascere un futuro di sviluppo, turismo e prosperità. Bruciarlo è l’atto più stupido e autolesionista che può essere concepito. Altro che onore e rispetto: bruciare i nostri boschi e la nostra terra, non difenderli, è infamità e indegnità senza appello.

Ringraziamo le persone - scrivono - che in queste ore stanno lottando per estinguere le fiamme: Vigili del Fuoco, Forze dell’ordine, Protezione Civile, associazioni, semplici cittadini.

Crediamo che le nostre comunità siano costituite prevalentemente da gente perbene, onesta. Non possiamo credere, però, che nessuno sia venuto a sapere chi ha appiccato gli incendi. Chiediamo ai Calabresi veri, quelli onesti, che abitano nei centri colpiti, che hanno visto bruciare il futuro dei propri figli attraverso questi roghi, di parlare! Non è più tempo di timore e omertà. Le forze dell’ordine sono affidabili. Parlate! Riferite anche solo sospetti. Non siate complici di questo ecocidio! Di fronte a quanto sta accadendo, infame è chi non parla!

La nota si chiude con proposte mirate e inviate alle Istituzioni, agli Enti Parco e al Governo: perchè alcune tutto ciò non accada mai più.

- Chiediamo innanzitutto di rafforzare la vigilanza e il controllo nelle nostre montagne, che debbono essere presidiate, a livello tecnologico e attraverso la presenza fisica: abbiamo bisogno di individuare i colpevoli e avere condanne esemplari, e pretendere da tutti il massimo rispetto dei nostri ecosistemi.

- Il Parco dell’Aspromonte aveva sperimentato un modello efficace di prevenzione degli incendi, avviato durante la presidenza del prof. Perna e continuato successivamente: le buone prassi debbono essere ripristinate ed estese agli altri parchi. Le comunità degli abitanti dei parchi devono essere coinvolte e responsabilizzate nella custodia del patrimonio naturale.

- Infine il tema del rimboschimento è fondamentale e strategico nella prevenzione. L’Aspromonte dovrà tornare ad essere una montagna bellissima, ma a ripiantarlo proponiamo siano gli enti del terzo settore, le imprese sociali, sotto il controllo strettissimo delle Prefetture e delle forze dell’ordine per evitare ogni forma di infiltrazioni: se qualcuno spera di gestire il business (pubblico o privato) del rimboschimento, deve essere dolorosamente deluso!

Da parte nostra - concludono - insieme a Legambiente, stiamo lavorando per provare a sviluppare soluzioni innovative per la prevenzione degli incendi e siamo disponibili a sostenere chiunque abbia intenzione di imprimere una svolta seria.

Coraggio dunque, è tempo di reagire: oltre i boschi, non facciamoci bruciare anche la speranza».

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