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Milano, Progetto Arca e Fondazione Veronesi insieme per le prime famiglie afghane

3 Settembre Set 2021 1241 03 settembre 2021
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Le 8 dottoresse afgane del centro di diagnosi del tumore al seno ad Herat di Fondazione Umberto Veronesi sono state portate in salvo in Italia insieme alle loro famiglie. Le 34 persone tra cui 10 bambini sono ora accolte nelle strutture di Progetto Arca. «Ci siamo dichiarati subito disponibili ad accogliere i profughi nelle nostre strutture», ricorda il presidente Alberto Sinigallia

«Quando, a metà agosto, è arrivata la notizia della drammatica situazione socio-politica scoppiata in Afghanistan che avrebbe costretto molte persone a lasciare la propria casa in direzione dell’Europa, ci siamo appellati subito alle istituzioni dichiarandoci disponibili ad accogliere i profughi nelle strutture che già gestiamo a Milano e in quelle ulteriori che ci vorranno assegnare», ricorda Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca. Una disponibilità all’accoglienza che da pochi giorni si è concretizza e che vede otto famiglie afgane, 34 persone in tutto di cui 10 bambini, dopo 10 giorni di quarantena in Covid hotel accolte da Progetto Arca all’interno delle sue strutture, in cui è assicurata la protezione e la privacy, nel rispetto della condizione giuridica e psicologica di ognuno di loro.

«Da pochi giorni abbiamo potuto dare il via all’accoglienza con l’ospitalità offerta alle 8 dottoresse afghane, insieme alle loro famiglie, che Fondazione Umberto Veronesi ha portato in salvo in Italia grazie all’aiuto del Governo italiano» continua Sinigallia. «Questo è stato possibile grazie alla prontezza e alla sinergia tra Progetto Arca, Fondazione Umberto Veronesi, Comune di Milano e Prefettura di Milano. Ci auguriamo che si attivino presto corridoi europei per poter accogliere altre persone in pericolo che hanno bisogno del nostro aiuto».

In attesa che Comune e Prefettura individuino il percorso più idoneo a ognuno di questi nuclei, Progetto Arca accoglie queste donne, uomini e bambini mettendo a disposizione in gratuità tutte le sue risorse, consegnando cioè beni di prima necessità e dedicando un’equipe multidisciplinare di operatori.
Per quanto riguarda i beni, la priorità è andare incontro alle esigenze e alle richieste delle famiglie, consegnando prima di tutto kit alimentari (sia di cibi confezionati sia freschi) nel rispetto dei bisogni alimentari e culturali, ma anche oggetti fondamentali come tappeti per pregare e collegamenti internet. L’équipe dedicata è formata da operatori specializzati, la cui esperienza si è consolidata anche durante l’emergenza del flusso migratorio siriano: le figure presenti sono di assistente sociale, mediatore, educatore. Si affiancano poi i volontari, dediti alla consegna dei beni (oltre al cibo, anche lenzuola e asciugamani, e giochi per i bambini) e all’accompagnamento al guardaroba dove poter trovare cambi di abiti puliti di tutte le taglie.

Le otto dottoresse afgane che sono state portate in salvo in Italia, a seguito di una loro prima email di pericolo del 31 luglio, lavoravano nel centro di prevenzione e diagnosi del tumore al seno avviato nel 2011 da Fondazione Umberto Veronesi per volere del fondatore Prof. Umberto Veronesi, che ha sempre pensato che la scienza potesse essere l’arma più efficace per mitigare i conflitti. Durante gli anni la Fondazione ha altresì provveduto alla formazione e aggiornamento delle dottoresse e inviato presso il centro macchinari per effettuare esami e diagnosi tempestive. Il centro ha permesso in questi anni di visitare gratuitamente quasi 10mila donne e la situazione di emergenza ha reso necessario fermare ogni tipo di attività medica fino alla chiusura dello stesso ambulatorio.
Fondazione Umberto Veronesi si sta impegnando a far proseguire il percorso formativo e professionale delle dottoresse, in campo oncologico, anche qui in Italia.

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