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Recovery plan

Europa, la partecipazione della società civile è fondamentale per la ripresa

22 Settembre Set 2021 1051 22 settembre 2021
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In un'audizione organizzata dal Comitato economico e sociale europeo (Cese) si è discusso di sfide e opportunità nell'attuazione dei Pnrr nei vari Stati membri ed è emerso che la società civile è ancora ben lontana dall'essere realmente coinvolta in questo processo. Durante l'incontro diverse voci si sono levate per chiedere consultazioni di migliore qualità nella prossima fase di attuazione, date le lacune riscontrate nella fase di elaborazione dei piani

L'Europa potrà contare su una ripresa più forte dalla pandemia se la società civile verrà pienamente coinvolta nella fase di attuazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza (Pnrr) nei vari Stati membri, favorendo così la transizione giusta verso un'economia europea verde, digitale e sostenibile. È questo il messaggio principale emerso dall'audizione organizzata il 6 settembre 2021, a Bruxelles e a distanza, dal gruppo Semestre europeo (Gse) della sezione Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale (Eco) del Comitato economico e sociale europeo (Cese).

«È essenziale rimediare alle gravi carenze che hanno caratterizzato la fase di elaborazione dei Pnrr», ha ammonito il presidente del Gse Javier Doz Orrit, il quale ha inoltre invocato «un processo di ripresa forte, che rafforzi la coesione sociale coinvolgendo realmente le parti sociali e la società civile organizzata, per una transizione giusta, verde e digitale. La partecipazione di questi attori è particolarmente importante sui temi delle riforme del mercato del lavoro, dei servizi pubblici e dei sistemi pensionistici e per l'attuazione dei piani di investimento».

Nel complesso, in parecchi paesi dell'Ue la partecipazione della società civile organizzata è ancora a un livello del tutto insufficiente. Le organizzazioni sono state tenute al corrente, e in molti casi anche consultate in forma succinta, ma tutto questo ha dato solo risultati modesti. Nella maggior parte degli Stati membri – con solo poche eccezioni – non si sono svolte consultazioni formali ed efficaci che abbiano portato a modifiche sostanziali delle proposte governative originarie. La Commissione dovrebbe pertanto prevedere un follow-up del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza e garantirne la corretta attuazione negli Stati membri, ad esempio istituendo delle strutture partecipative con le autorità nazionali e gli enti locali e regionali, le parti sociali e le organizzazioni della società civile.

«La partecipazione della società civile all'attuazione dei Pnrr è cruciale non solo perché, in tal modo, i piani saranno più efficaci e i cittadini vi aderiranno con maggiore facilità, ma anche perché essa è un'importante incarnazione dei nostri valori europei comuni sanciti dall'articolo 2 del Trattato. Purtroppo, nella maggior parte degli Stati membri questa partecipazione è ben lontana dall'essere sufficiente», ha sottolineato Krzysztof Balon, presidente del gruppo di studio per il parere del Cese in fase di elaborazione sul tema Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021.

Quadro della situazione - attuazione dei Pnrr
L'audizione, dedicata al tema "Verso il semestre europeo 2022 – Attuazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza", ha permesso a diverse organizzazioni della società civile, organismi dell'Ue e think tank di esprimere i loro punti di vista al riguardo.

Rob Jonkman, membro del Comitato europeo delle regioni (CdR) e relatore del parere sull'attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza, ha sottolineato che la chiave per il successo dell'attuazione dei Pnrr è un'adesione socioculturale ad ampio raggio a tali piani nei vari Stati membri. Il coinvolgimento diretto della società civile nel suo insieme, compresi gli enti locali e regionali, le parti sociali e le Ong è quindi un fattore essenziale.

Johannes Lübking, della task force Ripresa e resilienza (Recover) della Commissione europea, ha esordito elencando una serie di dati: fino ad oggi sono stati presentati alla Commissione 25 piani nazionali per la ripresa e la resilienza, 18 dei quali sono già stati approvati. Per la transizione verde la maggior parte dei fondi è stata destinata alla mobilità sostenibile, mentre per la trasformazione digitale la quota maggiore delle risorse è stata stanziata per i servizi pubblici digitali.

Zsolt Darvas, intervenendo in qualità di rappresentante del think tank Bruegel, ha insistito sul fatto che nei prossimi anni, in molti Stati membri, l'attuazione delle riforme e dei progetti di investimento pubblico che riceveranno il sostegno del dispositivo per la ripresa e la resilienza avrà un'enorme importanza. Ha però espresso perplessità quanto alla capacità di assorbimento dei fondi di alcuni paesi Ue, e chiesto quindi un attento monitoraggio su questo aspetto.

La maggior parte dei partecipanti all'audizione si è trovata d'accordo nel constatare che nel processo di attuazione dei Pnrr stanno già emergendo alcuni segnali preoccupanti: le raccomandazioni specifiche per paese indirizzate dalla Commissione agli Stati membri sono state finora in larga misura ignorate da alcuni di essi, per cui vi è un certo scetticismo quanto alla possibilità che questi Paesi mutino atteggiamento in futuro. Inoltre, sono stati messi in dubbio gli effetti trasformativi, come pure l'efficienza e l'efficacia, degli investimenti del dispositivo.

La via da seguire: verso il ciclo del semestre europeo 2022

In vista del prossimo ciclo del semestre europeo, Markus Ferber, membro del Parlamento europeo e relatore per la Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021, ha precisato che finora si sono tenute ben poche consultazioni con gli enti regionali e locali o con la società civile, come era invece inizialmente previsto dai Pnrr, e che questo scarso coinvolgimento è sicuramente un errore in quanto una posizione più inclusiva non potrebbe che essere di giovamento per i piani stessi.

Sulla stessa lunghezza d'onda, James Watson di BusinessEurope ha sottolineato che l'attuazione dei Pnrr non può ridursi a una pura formalità, ma dovrebbe conformarsi al vero spirito dello strumento: il ruolo delle parti sociali dovrebbe essere riconosciuto e le consultazioni svolgersi in forma di forum pubblici e non "nelle segrete stanze".

Marco Cilento, rappresentante della Confederazione europea dei sindacati (Ces/Etuc), si è soffermato su una serie di aspetti quali posti di lavoro di qualità, la produttività, salari più elevati e migliori condizioni di lavoro, sottolineando che solo se si producono risultati tangibili per i cittadini è effettivamente possibile metterli al centro dell'Ue.

Infine, Hanna Surmatz, rappresentante del Centro europeo delle fondazioni (Efc) e membro del gruppo di collegamento del Cese, si è detta anche lei d'accordo sull'importanza di consultare gli interlocutori della società civile, precisando che tale consultazione sarebbe utile per ridefinire il processo del semestre europeo, per far sentire alle persone di essere state davvero coinvolte e per contribuire alla costruzione di un futuro europeo inclusivo.

«La partecipazione della società civile deve essere chiaramente incrementata nel processo di attuazione per consentire una migliore adesione ai Pnrr e una loro più efficace attuazione a livello nazionale. Continueremo a monitorare attentamente la situazione, poiché vogliamo trarre conclusioni utili e avere un impatto positivo sul processo. Vogliamo contribuire a cambiare le cose e il momento giusto per agire è adesso», ha concluso Gonçalo Lobo Xavier, relatore del parere del Cese sull'argomento, la cui adozione è prevista nella sessione plenaria di ottobre.

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