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Padova

Solidaria prepara il terreno per la costruzione di una Fondazione di Partecipazione

30 Settembre Set 2021 1526 30 settembre 2021
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La kermesse sociale patavina sarà il palcoscenico dell'avvio dei lavori per la costruzione di un ets partecipato con soci fondatori il Csv e il Comune e aperto a tutti gli altri soggetti che ne vorranno fare parte. «È la strada indicata dal volontariato e da Padova suo laboratorio europeo», sottolinea Niccolò Gennaro, direttore del Csv Padova e Rovigo

«Una fondazione per mantenere vivo lo spirito e le progettualità di Padova capitale, i percorsi dei tavoli di lavoro, le azioni di innovazione sociale nate negli ultimi mesi e per svilupparne di nuove». È questa la grande novità di Padova il cui cantiere verrà annunciato alla kermesse Solidaria. A spiegarlo il direttore del Csv Padova e Rovigo, Niccolò Gennaro.

Niccolò Gennaro

In questi giorni (dal 27 settembre al 3 ottobre) va in scena infatti la V edizione di Solidaria, il Festival nato dal CSV di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Padova e grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

«Per questa edizione sarà la parola “Evoluzione” a costituire il fil rouge», spiega Gennaro, «è una proposta di 40 appuntamenti per approfondire il concetto, con linguaggi diversi, soprattutto alla luce dell’esperienza della pandemia ma anche dei recenti studi in ambito evoluzionistico che hanno ribaltato la visione tradizionale di contraposizione tra vecchio e nuovo, a favore di una prospettiva cooperativa e collaborativa: evolve e cresce - in ambito umano e animale ma anche nel mondo vegetale - chi trova forme di collaborazione e sostegno reciproci».

La verà novità di Solidaria 2021 sarà però l'apertura del cantiere per arrivare alla costituzione di una Fondazione di partecipazione Ets. Un soggetto pubblico-privato che avrà come soci fondatori lo stesso Csv e il Comune.

Un'idea che nasce da lontanto, come spiega il direttore: «Abbiamo inaugurato il percorso di Padova capitale europea del volontariato all’insegna di uno slogan, “ricuciamo insieme l’Italia”, ispirato dal discorso di fine anno del 2018 del Presidente della Repubblica. Rivolgendosi al volontariato l’aveva infatti descritto come “l’Italia che ricuce”, e ci sembrava la perfetta metafora per dichiarare la missione che ci eravamo dati per il 2020: far emergere dal mondo della solidarietà organizzata un contributo alla riconnessione di mondi e realtà diverse, che condividono però la stessa casa comune e quindi la responsabilità di prendersene cura».

Da quel momento l'Italia ha dovuto affrontare la crisi del Covid e il contesto è cambiato drasticamente. «Con tutta l’umiltà del caso, ma consapevole di essere animatore di un laboratorio sperimentale di innovazione sociale, il volontariato padovano ci lascia alcuni appunti per una storia da scrivere a molte più mani. Ci ricorda per esempio che i primi mattoni dello Stato sono le nostre città, i nostri quartieri, i nostri comuni, e quindi per costruire qualcosa di nuovo si deve recuperare lo spazio del borgo e facilitare le dinamiche di solidarietà locale. Tra la singola concreta azione solidale e le astratte misure nazionali/regionali c’è un livello di mezzo dove i gruppi si coordinano, le sinergie riescono, i corpi intermedi collaborano. Dove, nonostante la fatica che richiede, la cooperazione tra soggetti diversi è possibile ed è in grado di alimentare fiducia», sottolinea Gennaro.

«L’esperienza padovana», continua il direttore, «ci mostra poi che c’è un grande bisogno di luoghi di confronto e collaborazione. Non social-network o gruppetti di discussione, ma spazi in cui persone di diversa estrazione, con diversi percorsi alle spalle ed espressione dei tanti mondi che compongono una comunità, trovano possibilità di dialogo strutturato sui temi che riguardano il futuro di tutti. Non i soliti tavoli cerimoniosi e formali, ma laboratori dove portare alla luce i bisogni, prenderne consapevolezza, studiare insieme le possibili soluzioni, mettere in pratica progetti condivisi con un genuino approccio di comunità».

Ecco perché un ets come una Fondazione di Partecipazione: «ci serviva adottare un approccio sempre più orientato all’impatto e alla generatività. Non ci possiamo più accontentare di misurare le “cose fatte” grazie ad un’iniziativa o ad un progetto, dobbiamo essere in grado di misurarne le ricadute ambientali, sociali, economiche e culturali, sia dirette che indirette, nel breve, medio e lungo periodo, e sulla base di quelle apportare aggiustamenti o cambi di rotta», conclude Gennaro.

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