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Clima

I 20 Paesi più poveri al mondo: «Urgente riconoscere lo status di rifugiato climatico»

4 Ottobre Ott 2021 1029 04 ottobre 2021
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Il documento "dal basso" sul climate change redatto dei rappresentanti dei 20 Paesi più poveri al mondo e consegnato ai big nella PreCop 26 di Milano

Includere con urgenza lo status di rifugiato climatico all'interno della Convenzione sui rifugiati del 1951 e nel Protocollo del 1957, per garantire ai migranti che fuggono dalle conseguenze del cambiamento climatico la medesima protezione legale garantita alle altre categorie di rifugiati. Inserire l'educazione ambientale in tutte le scuole, a partire da quelle elementari. Investire adeguate risorse finanziarie per sostenere misure di adattamento e mitigazione del clima, a partire dall'Africa. Nominare un comitato nazionale formato da esperti nazionali, attivisti, membri di organizzazioni e associazioni incaricati di affrontare la questione del cambiamento climatico a livello nazionale.

Sono alcune delle raccomandazioni rivolte ai grandi della terra da “The Last 20”, una piattaforma nata per dare voce, per cambiare la narrazione e combattere le ingiustizie e agire nei confronti degli "Ultimi 20" paesi rappresentati. La tappa milanese di “Tha Last 20” è stata collegata all'incontro Pre-COP 26 dedicato ai giovani: il documento è stato sottoposto ai partecipanti alla PreCop e sarà portato di nuovo a COP 26 e al G20. Un documento nato "dal basso", che ha raccolto il contributo anche di chi vive sulla propria pelle le conseguenze del cambiamento climatico. Le raccomandazioni finali sono state redatte con la partecipazione delle reti Youth International: Climate Social Forum, MOCK COP26; ANYL4PSD - African Network of Young Leaders for Peace and Sustainable Development, e gli studenti dell'Università Cattolica di Milano che frequentano il Master Cooperazione Internazionale e Pace (CESI). Eccole.

Cercando di non ripetere gli errori e i fallimenti del passato che si sono conclusi con risultati deludenti dalle decisioni prese alla fine di conferenze e vertici, noi, piattaforma "The Last20", teniamo a sottolineare la dimensione intersezionale del cambiamento climatico, che aggrava ingiustizie sociali, conflitti, disuguaglianze di genere e violazioni dei diritti umani. Per questo motivo, crediamo che le popolazioni locali e i giovani dovrebbero essere i protagonisti della risposta a questa crisi. Inoltre, riteniamo che il ruolo dell'educazione sia cruciale per lo sviluppo dei giovani e per determinare il futuro di ogni paese. Tenendo a mente che siamo tutti sulla stessa barca, e avendo il giusto riguardo per le generazioni future, la piattaforma "The Last20" propone una serie di raccomandazioni per includere e coinvolgere i più vulnerabili nella lotta al cambiamento climatico.

Raccomandazioni finali

● Ogni governo si dovrebbe impegnare a stabilire un comitato nazionale formato da esperti nazionali, attivisti, membri di organizzazioni e associazioni incaricati di affrontare la questione del cambiamento climatico a livello nazionale.

● Ogni governo dovrebbe impegnarsi a includere nel suo curriculum nazionale a partire dalla scuola primaria un corso accademico specificatamente dedicato all'educazione ambientale. La gestione del corso così come la stesura del suo curriculum dovrebbe essere assegnata al comitato nazionale di esperti ambientali menzionato nell'articolo precedente. La composizione dei comitati nazionali dovrà essere inclusiva in termini di età, sesso, religione e gruppi etnici.

● Ogni governo dovrebbe sottolineare l'urgenza di includere lo status di rifugiato climatico nella Convenzione sui rifugiati del 1951 e nel Protocollo del 1967, al fine di garantire ai migranti che fuggono dalle conseguenze del cambiamento climatico la medesima protezione legale garantita alle altre categorie di rifugiati.

● E’ necessario garantire approcci basati sui diritti per soluzioni basate sulla natura (nature-based solutions). In questo senso bisognerebbe provvedere alla tutela di almeno il 30% degli ecosistemi terrestri, marittimi e di acqua dolce entro il 2030.

● E’ necessario assicurare approcci basati sui diritti che rispettino e garantiscano i diritti fondamentali, in particolare l’uguaglianza di genere, i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Anche l'equità intergenerazionale, la tutela dei giovani, dei bambini e delle donne devono essere considerati di primaria importanza. Per questo motivo è necessario assicurarsi che questi ultimi possano prendere parte attivamente ai processi decisionali relativi al cambiamento climatico.

● L'Agenda 2030 dovrebbe rimanere la base fondamentale per raggiungere lo sviluppo sostenibile. Tuttavia gli obiettivi degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dovrebbero essere ridefiniti secondo le peculiarità delle diverse regioni geografiche.

● E’ necessario investire risorse finanziarie adeguate, ponendo grande attenzione alla loro allocazione, per sostenere le misure di adattamento e mitigazione del clima nelle aree del mondo più colpite del mondo, tra cui l'Africa. Ciò significa impegnarsi per rendere il settore finanziario più verde in modo tale da sostenere la resilienza e il cambiamento trasformativo.

● E’ necessario affrontare direttamente i fattori che causano la distruzione della natura e il cambiamento climatico (compresi i sistemi agricoli e alimentari insostenibili, la silvicoltura, l'acqua, le infrastrutture) assicurando una transizione giusta e sostenibile che dimezzi l'impatto di tutto ciò che la società produce e consuma.

● Le minacce al nostro pianeta - come il cambiamento climatico, la povertà e la guerra - possono essere superate solo dalla cooperazione tra nazioni e comunità internazionale. Tuttavia, ciò non è possibile finché gli stati manterranno imponenti e costosi eserciti che minacciano di distruggersi l'un l’altro. Dunque invitiamo ciascun governo ad azzerare i propri investimenti in armi nucleari e sforzi bellici in modo tale da aumentare gli investimenti per il conseguimento dei SDGs dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

● Tutti paesi devono considerare la lotta al cambiamento climatico una priorità che ha bisogno di una risposta univoca e coordinata. Tuttavia, dobbiamo ricordare che gli ultimi 20 paesi sono fortemente colpiti da altri problemi urgenti come i conflitti armati e la violenza diffusa. È il caso dell'Afghanistan, per esempio, dove i diritti delle donne, dei bambini e delle minoranze sono drammaticamente a rischio. Chiediamo quindi che la comunità internazionale dia priorità alla protezione dei cittadini di questi paesi parallelamente alla lotta contro il cambiamento climatico.

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