Agricoltura sociale

Consumatori critici e imprese insieme contro il caporalato

6 Ottobre Ott 2021 1539 06 ottobre 2021

Realizzato daIl'AIAB con il coordinamento della "Rete delle Fattorie Sociali Sicilia", il progetto “Filiere Bio" punta a combattere il fenomeno del caporalato utilizzando l'agricoltura sociale per coinvolgere consumatori critici e imprese. Uno strumento di innovazione sociale volto a innescare un processo di integrazione dei cittadini immigrati

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Realizzato daIl'AIAB con il coordinamento della "Rete delle Fattorie Sociali Sicilia", il progetto “Filiere Bio" punta a combattere il fenomeno del caporalato utilizzando l'agricoltura sociale per coinvolgere consumatori critici e imprese. Uno strumento di innovazione sociale volto a innescare un processo di integrazione dei cittadini immigrati

Parlare di lotta al caporalato non avendo solo gli immigrati come destinatari, ma coinvolgendo anche i consumatori e soprattutto le aziende che fanno agricoltura sociale. Un approccio innovativo che chiama in causa anche il terzo settore, mancante di dialogo e confronto su questo specifico tema.

A provare il cambio di passo è il progetto “Filiere Bio”, promosso dall’'Associazione Italiana Agricoltura Biologica e che, con il coordinamento della Rete Fattorie Sociali Sicilia, coinvolge regioni come la Sicilia, la Calabria, la Basilicata e la Puglia. Un’occasione unica che guarda a quelle aziende che ruotano in un circuito di legalità virtuosa, di cui si parlerà alle 18.30 di lunedì 11 ottobre su Google Meet, durante un seminario sul tema "Lotta al caporalato: Reti e opportunità per i consumatori e le aziende agricole".

«Ragioneremo sulla base di due linee - spiega Salvatore Cacciola, presidente della “Rete Fattorie Sociali Sicilia”- e cioè il collegamento con le organizzazioni sindacali e l’interazione con i cittadini in qualità di consumatori critici. Sottolineeremo l’importanza di un logo bio specifico per i prodotti a marchio etico derivanti da un percorso di lotta alla criminalità. Il tutto guardando agli sbocchi sul mercato, senza i quali facciamo solo chiacchiere».

Un progetto, “Filiere Bio”, che, oltre a combattere il fenomeno del caporalato, si propone come strumento di inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri attraverso l’agricoltura biologica intervenendo su tutta la filiera, dal produttore al consumatore.

«Il principale elemento di innovatività consiste nel fatto che la sua dimensione nazionale diventa opportunità, strumento di cambiamento del “sistema”, non arenandosi alla mera risposta da dare ai destinatari diretti ma chiamando in causa tutti coloro i quali hanno una certa rilevanza sulle cause del fenomeno. Faremo anche una riflessione sulla legge che sta funzionando discretamente sulla parte repressiva, mentre dal punto di vista preventivo ha molta strada da fare».

Un lavoro di sensibilizzazione, finalizzato all'inserimento degli immigrati, ma anche di stimolo nei confronti delle aziende per aiutarle a entrare, se non lo hanno già fatto, in un circuito di legalità virtuosa. Questo chiaramente passando dalla dotazione di una certificazione di garanzia etica.

Al seminario, lunedì pomeriggio, oltre al presidente Cacciola, porteranno il loro contributo: Luis J. Urra, legale rappresentante AIAB Federale; Alfio Mannino, segretario generale CGIL Sicilia; Pino Mandrà, segretario generale FLAI- CGIL di Catania; Giuseppe Bucalo, presidente dell’associazione “Penelope”; Francesco Ancona, presidente del direttivo AIAB Sicilia, agronomo O.P. Agrinova Bio 2000 Acireale; Alessandra Perrone, responsabile “Addio Pizzo Store” Palermo; Giulio Massini, vice presidente AIAB Umbria e responsabile “Agricoltura Sociale BioAS” Umbria; Giuseppe Romano, presidente nazionale AIAB Federale, che chiuderà i lavori.

ll progetto “Filiere Bio” si concluderà il 31 ottobre facendo il punto dei risultati raggiunti nel corso di tre anni, con uno sguardo lungo per progettare nuovi percorsi comuni.

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