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Salute

Vaccini anti-Covid: i paesi ricchi consegnano ai paesi poveri solo 1 dose su 7

21 Ottobre Ott 2021 1447 21 ottobre 2021
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Dosi promesse: 1,8 miliardi. Dosi donate: 261 milioni. Sta in queste due cifre il fallimento del sistema di donazione dei vaccini dai paesi ricchi ai paesi poveri. Le farmaceutiche hanno donato solo 120 milioni di dosi. L’Italia ha consegnato appena il 14% delle dosi promesse. L'appello in vista del G20: «Senza un vero cambio di approccio e di strategia, la strada imboccata continuerà ad essere lastricata di promesse non mantenute, ad un prezzo altissimo per gran parte del mondo».

Dosi promesse: 1,8 miliardi. Dosi donate: 261 milioni. Sta in queste due cifre il fallimento del sistema di donazione dei vaccini ai paesi poveri: i paesi ricchi hanno donato appena il 14% delle dosi di vaccino contro il Covid che avevano promesso, una su sette. L’Italia ha donato 6,1 milioni di dosi dei 45 milioni annunciati dal Presidente Draghi. Le aziende farmaceutiche hanno consegnato a Covax - iniziativa voluta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire l’accesso al vaccino nei Paesi a basso-medio reddito - solo il 12% delle dosi assegnate.

A dare i numeri è il rapporto Una dose di realtà (in allegato) redatto da Oxfam, Emergency, Amnesty International e Unaids, membri della People’s Vaccine Alliance (PVA), a una settimana dal G20 dei leader di Governo che avrà in agenda anche il tema dell’accesso globale ai vaccini. Unione Europea, Germania e Regno Unito continuano a rifiutarsi di sostenere la proposta di India, Sudafrica e di oltre 100 nazioni per la sospensione dei brevetti su vaccini Covid. «I will not stay silent when the companies and countries that control the global supply of vaccines think the world’s poor should be satisfied with leftovers», ha detto l’8 settembre Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS.

«Ad oggi l’Italia ha consegnato appena il 14% delle dosi promesse, 6,1 milioni di dosi sui 45 milioni annunciati dal Presidente Draghi, il governo britannico ne ha consegnate solo 9,6 milioni - meno del 10% - sulle 100 milioni di dosi promesse e ha per di più usufruito di mezzo milione di dosi da COVAX, nonostante la carenza di vaccini nei Paesi in via di sviluppo e avendo già assicurato dosi più che sufficienti per i suoi cittadini grazie ad accordi diretti con le aziende farmaceutiche», hanno sottolineato Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di EMERGENCY. «Gli Stati Uniti hanno consegnato quasi 177 milioni di dosi su 1,1 miliardi promesse, la Germania 12,3 su 100 milioni e così via. Senza un vero cambio di approccio e di strategia, la strada imboccata continuerà ad essere lastricata di promesse non mantenute, ad un prezzo altissimo per gran parte del mondo».

E le aziende farmaceutiche? Vanno anche peggio: non solo le dosi messe a disposizione non erano sufficienti, ma nei fatti poi ne hanno fornite in quantità inferiori a quelle promesse. Dei 994 milioni di dosi promesse a COVAX da Johnson & Johnson, Moderna, Oxford/AstraZeneca e Pfizer/BioNTech, solo 120 milioni (il 12%) sono state effettivamente erogate. Johnson & Johnson e Moderna non hanno consegnato neppure una delle fiale promesse.

È «tragicamente chiaro» che «non si può fare affidamento sulla generosità e sulla beneficenza dei Paesi ricchi e delle aziende farmaceutiche»: Winnie Byanyima, direttore esecutivo di UNAIDS trae le conseguenze dei dati resi noti oggi. «Le nazioni ricche e le aziende farmaceutiche stanno vergognosamente fallendo nel mantenere le loro promesse, e allo stesso tempo bloccano le uniche soluzioni possibili, ossia garantire che i Paesi in via di sviluppo abbiano la capacità di produrre autonomamente i propri vaccini». Le aziende infatti non hanno capacità produttiva per soddisfare il fabbisogno mondiale ma contemporaneamente «contengono artificialmente l'offerta e favoriranno sempre il miglior offerente», proseguono Albiani e Miccio: «L'unico modo per porre fine alla pandemia è condividere i brevetti, la scienza, la tecnologia e il know-how con altri produttori qualificati in modo che tutti, ovunque, possano vaccinarsi e salvarsi la vita. Bisogna infatti ricordare che nei Paesi poveri al momento in media il 99% della popolazione non è vaccinata».

L’OMS ha stabilito come priorità che i Paesi in via di sviluppo riescano a vaccinare il 40% della propria popolazione entro la fine del 2021 un obbiettivo irrealistico visti i tempi e la mancanza di dosi. «Le principali case farmaceutiche, per eludere la pressione internazionale sulla necessità di condividere la tecnologia vaccinale e liberarla dai limiti imposti dai brevetti, hanno finora sovrastimato le quantità di dosi che prevedono di produrre, sostenendo che a breve ce ne sarebbero state abbastanza per tutti», concludono Albiani e Miccio. «Le quattro principali aziende farmaceutiche che detengono i brevetti sui vaccini Covid hanno affermato che sarebbero state in grado di produrre tutte assieme circa 7,5 miliardi di dosi nel 2021, ma agli attuali ritmi potrebbero arrivare a produrne 6,2 miliardi entro l’anno, con un deficit di oltre 1,3 miliardi di dosi».

A una settimana dal G20 di Roma, le organizzazioni della PVA chiedono di mantenere la promessa di garantire l’accesso globale ai vaccini:

  • sospendendo i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini anti-Covid, sui test diagnostici e sulle terapie e accettando il waiver già proposto all’Organizzazione Mondiale del Commercio;
  • facendo pressione sulle compagnie farmaceutiche, perché condividano i dati sul Covid-19, il loro know-how e la tecnologia sviluppata finora, aderendo al COVID-19 Technology Access Pool e al WHO-South Africa mRNA Technology Transfer Hub;
  • investendo per decentralizzare la produzione mondiale, in modo da passare da un dominio dei monopoli e dalla scarsità dei vaccini all’autosufficienza vaccinale, in cui i Paesi in via di sviluppo abbiano controllo diretto sulla capacità produttiva e possano soddisfare i loro bisogni;
  • redistribuendo immediatamente i vaccini esistenti in modo equo in tutti i Paesi, per raggiungere l’obiettivo stabilito dall’OMS di vaccinare il 40% della popolazione in tutto il mondo entro la fine del 2021, e il 70% entro la metà del 2022.

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