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Vita riapre il dibattito su Milano

27 Ottobre Ott 2021 1548 27 ottobre 2021

Con il Centro Culturale ha organizzato l’incontro “Milano da ripensare. L’altra città, oltre le narrazioni”. Un dialogo a più voci sul capoluogo meneghino post Covid, tra nuove criticità di una città cambiata e nuovi orizzonti che sembrano annebbiati e lontani

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Con il Centro Culturale ha organizzato l’incontro “Milano da ripensare. L’altra città, oltre le narrazioni”. Un dialogo a più voci sul capoluogo meneghino post Covid, tra nuove criticità di una città cambiata e nuovi orizzonti che sembrano annebbiati e lontani

«Un appuntamento che abbiamo pensato insieme a Vita per provare a riaprire un dialogo che da troppo tempo in questa città è fermo». Così Camillo Fornasieri direttore del Centro Culturale di Milano ha aperto il dibattito “Milano da ripensare. L’altra città, oltre le narrazioni”, organizzato insieme a VITA che ha riunito il giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, lo scrittore Luca Doninelli, l’urbanista Elena Granata, il direttore della Caritas Luciano Gualzetti, l’imprenditore Antonio Intiglietta e il rettore del Politecnico Ferruccio Resta.

Un incontro che aveva l'obiettivo di provare ad andare oltre le narrazioni, di qualsiasi segno esse siano, per cercare di guardare in faccia la realtà. Obiettivo in sintonia con quanto detto ieri da Mario Delpini che ha invitato a non inseguire miraggi: «Milano ha bisogno di sentirsi dire: Svegliati! Vivi!. Milano ha vissuto un incubo durante la pandemia: il deserto per le strade, le attività produttive sospese, l’incubo di una povertà imminente. Ora vive ancora nell’incubo di essere in ritardo, come se un nemico la stesse inseguendo e la spingesse a correre! Ma i successi, la gloria, i soldi sono un miraggio. E così mentre ancora non si è risvegliata dall’incubo Milano è tentata di vivere di miraggi. Ma entrambi non sono la realtà – ha sottolineato l’Arcivescovo -. Serve qualcuno che dica svegliati»

Proprio Elena Granata ha sottolineato come «dobbiamo cambiare il passo. Le poste in gioco nel futuro della città sono tante e sfidanti. Quello che è mancato ad oggi è il dibattito. Non c’è stata voice, direbbe Hirstman, quella capacità di pluralismo e pluralità di visioni che stiamo esprimendo in questo momento. Abbiamo pensato che Milano andasse da sola. Il problema è invece tornare a dibattere, fino anche a litigare, a livello civile e pubblico. Le cose che riguardano il futuro di Milano ci interessano e ci appassionano».

Una posizione condivisa anche da Dario Di Vico secondo cui «sono molto d’accordo. Manca una massa critica di discussione. Anche in campagna elettorale c'è stata omertà, afasia. Mi sono convinto che questo è il problema. Tant’è vero che un dibattito come questo rischia di essere un’eccezone virtuosa. A Milano non c’è stata una campagna elettorale. Si è pensato che visto che non c’era il nemico si poteva tacere. Invece il nemico c’è: sono i problemi. È venuto il momento che si cominci a discutere».

Per Ferruccio Resta il focus però devono essere i giovani: «devono poter sognare. Non possiamo più fermarci all’analisi di ciò che non funziona. Il dibattito deve anche portare a decidere. Ma dobbiamo partire dal fare un passo indietro e lasciare un po’ di spazio anche agli altri. Una città che ha sette università deve dare spazio a questi ragazzi, per fare impresa in modo nuovo, per fare spazi in modo nuovo. Il fattore abilitante è la scienza, la tecnologia».


Il video del dibattito

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