taranto settimana sociale cattolici
Social Innovation

I frutti della Settimana Sociale dei Cattolici

28 Ottobre Ott 2021 1239 28 ottobre 2021
  • ...

Tutte le proposte nate in seno alla kermesse articolate in quattro ambiti: politiche pubbliche, stili di vita personali e comunitari, piste di conversione pubblico-private, obiettivi per le comunità ecclesiali

Appalti senza massimo ribasso, nuovi criteri per i bonus dei manager, formazione scolastica riorientata, bond sociali di territorio, bici o mobilità senza motori termici. E altro ancora. Poi un Manifesto “dinamico”, basato sul paradigma dell’Alleanza, scritto dai giovani e impostato come un work in progress. E anche tre sfide alle comunità ecclesiali in una sorta di Agenda 2030 per diocesi e parrocchie. Sono alcuni dei frutti della 49ma Settimana Sociale dei Cattolici tenutasi non a caso a Taranto (21-24 ottobre scorsi) dedicata a Il Pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso.

Le proposte, frutto di un percorso di preparazione di oltre un anno, sono articolate in quattro ambiti: politiche pubbliche, stili di vita personali e comunitari, piste di conversione pubblico-private, obiettivi per le comunità ecclesiali. Uno spazio è stato dedicato alla rendicontazione di quanto hanno inciso le proposte dell’edizione di Cagliari 2017. Ecco in estrema sintesi le proposte di policy e quelle per diocesi e parrocchie di Taranto 2021.

Politiche pubbliche

1. Tassare i mali e non i beni. Una applicazione italiana della proposta OCSE e dell’approccio tedesco. Un esempio. Eliminare i 19 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi (Sad) riducendo per 19 miliardi le imposte sul lavoro. Il meccanismo prevede che le maggiori entrate fiscali dello Stato sono trasferite alle categorie “colpite” dall’eliminazione dei Sad sotto forma di riduzione cuneo fiscale o sgravio fiscale. Il criterio è il saldo zero: per i contribuenti e per le categorie interessate dal venir meno dei Sad.

2. Appalti. Sostenibilità e impatto socio-ambientale e non prezzo minimo. Fuori dalla logica-trappola del massimo ribasso, estensione ad ulteriori settori dei criteri minimi ambientali e sociali, orientamento verso gli appalti cosiddetti “generativi”.

3. Indicatori sociali ed ambientali per la premialità di manager, lavoratrici e lavoratori. Non si possono premiare dirigenti le cui scelte raggiungono obiettivi di fatturato e di profitto accrescendo, ad esempio, le emissioni di CO2 e/o gli incidenti sul lavoro. Si premi chi aumenta gli utili, ma contemporaneamente azzera/riduce incidenti sul lavoro e le emissioni climalteranti.

4. Premio agli investimenti industriali che accrescono lo sviluppo durevole.

I settori che maggiormente emettono elementi nocivi per il clima sono quelli che producono energia da fonti non rinnovabili (carbo-petroliferi) e poi l’agricoltura e la zootecnia, l’edilizia, l’industria in genere, la mobilità. E’ necessario estendere gli incentivi per la riconversione dall’edilizia agli altri settori.

1. Acciaio, plastica, cemento. Introduzione dei cosiddetti CCD-Contracts for Carbon Differences, ovvero un premio ex post per il risultato ambientale virtuoso (es. tonnellate di CO2 evitata).

2. Rendicontazione non finanziaria (RNF) per le imprese con oltre 250 dipendenti.

L’introduzione della RNF obbligatoria ha aumentato l’impegno per la sostenibilità per aziende con più di 500 addetti. Potrebbe funzionare anche per quelle di taglia inferiore, ma sempre significative.

1. Generatività come obiettivo delle politiche per la sostenibilità.

2. Bond sociali di territorio per lo sviluppo comunitario. Per investire nel genius loci dei territori sia nelle ricchezze dei luoghi (arte, storia, cultura, paesaggio) sia nella cura delle relazioni e nelle diverse forme del welfare comunitario.

3. Qualità e sostenibilità dell’abitare. L’esperienza del criterio del doppio salto di classe energetica del 110% può evolversi verso un approccio multidimensionale che tenga in conto della qualità dell’aria interna ed esterna.

4. Più e migliore formazione, più e migliore lavoro. L’educazione formale e informale, oltre che ricorrente. L’investimento culturale è la leva fondamentale. Tra gli strumenti indicati, schematicamente, i percorsi scolastici-esperienziali che fanno scattare desideri e vocazioni, l’apprendistato formativo, l’alleanza scuola-lavoro, l’ulteriore spinta agli Istituti tecnici superiori-ITS, la filiera tecnica professionalizzante. Anche per colmare il divario tra domanda e offerta di profili professionali ad alta specializzazione.

Obiettivi per le comunità ecclesiali

  • Costruzione di comunità energetiche. Le comunità energetiche attraverso le quali “gruppi di cittadini o di imprese diventano prosumer (produttori di energia che in primo luogo autoconsumano azzerando i costi in bolletta e vendono poi in rete le eccedenze) sono una grande opportunità”. Nell’ottica di una transizione giusta e socialmente sostenibile, le comunità energetiche diventano anche uno strumento di creazione di reddito che può sostenere fedeli, parrocchie, case famiglia, comunità-famiglia e comunità locali come già dimostrato da alcune buone pratiche realizzate o in via di realizzazione nei territori.”Vogliamo che tutte le comunità dei fedeli in tutte le parrocchie italiane avviino un progetto e diventino comunità energetiche”, ha detto concludendo le Giornate di Taranto, il presidente del Comitato scientifico della 49ma Settimana Sociale, Mons. Filippo Santoro. Un emendamento ai decreti di recepimento di due direttive europee potrà agevolare questo obiettivo.
  • Finanza responsabile verso una carbon freedom. “Nella Laudato si’, papa Francesco parla di uscire progressivamente dalle fonti fossili. Le nostre diocesi e parrocchie devono essere carbon free nelle loro scelte di gestione del risparmio e premiare le aziende leader nella capacità di coniugare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale”.
  • Consumo responsabile e caporalato free. Crescono di numero, le filiere caporalato free che offrono prodotti agricoli liberi da sfruttamento e con elevati standard sociali ed ambientali e prezzi non dissimili da quelli dei prodotti che rispettano i lavoratori. “Oltre a chiedere che le amministrazioni locali ne tengano conto negli appalti e non mettano più nelle mense scolastiche dei nostri figli prodotti che non siano caporalato free, vogliamo essere per primi noi comunità ecclesiali a prendere l’iniziativa ed essere caporalato free”, ha affermato mons. Santoro.

Il Manifesto dei giovani per il Pianeta che speriamo

Gli orizzonti d’impegno più ampio verso i quali ci si ripropone di camminare nei prossimi anni sono l’alleanza intergenerazionale e l’alleanza tra forze diverse di buona volontà nel nostro paese, indipendentemente dalle matrici culturali. I giovani hanno individuato sette obiettivi e un set di strumenti: un vocabolario, agorà digitali, tappe rigenerative e linee guida per alleanze concrete.

E l’acciaieria di Taranto? La direzione di marcia è chiara: “siamo ancora più convinti – ha detto mons. Santoro - che non è procrastinabile un profondo cambiamento di rotta per una vera transizione ecologica e che non metta più il profitto e l’acciaio innanzi alla salute”.

Contenuti correlati