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Assegno unico: cantiere aperto per una misura davvero universale

19 Novembre Nov 2021 1819 19 novembre 2021
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L'Assegno Unico è primo passo fondamentale per nuove politiche di welfare solide per le famiglie e il futuro del Paese. Ma occorre lavorare perché l’Assegno Unico non venga inteso come uno strumento di lotta di povertà, bensì come una misura davvero universale e a beneficio di tutte le famiglie, che riconosca i figli come un bene comune

Dopo decenni di vuoto normativo, percorrendo un impegnativo cammino, l’Italia si è finalmente dotata di un primo strumento di sostegno alla famiglia e alla natalità. Con l’approvazione del decreto attuativo dell’Assegno Unico abbiamo gettato le fondamenta sulle quali costruire politiche di welfare solide per la sostenibilità demografica, e quindi sociale, economica ed ambientale del nostro Paese. Un cantiere aperto, da ampliare e perfezionare, di fronte al quale le associazioni familiari continueranno a tenere puntati i riflettori, mantenendo la massima attenzione, affinché a questa infrastruttura strategica per il futuro dell’Italia siano garantite maggiori risorse. Perché l’Assegno Unico non venga inteso come uno strumento di lotta di povertà, bensì come una misura davvero universale e a beneficio di tutte le famiglie che riconosca i figli come un bene comune. Il lavoro da svolgere, dunque, è ancora lungo e impegnativo.

Indubbiamente, per il compimento di questo cantiere inclusivo, alcuni elementi estremamente positivi sono già in opera, con l'immissione strutturale a bilancio di 6 miliardi in più all’anno per i bambini e le bambine italiane. Una cifra inimmaginabile dieci anni fa, quando avevamo salutato come un successo il miliardo di maggiori nuove detrazioni destinate alle famiglie. Per la prima volta, inoltre, una misura individua i figli quali bene comune rivolgendosi ai nuclei familiari indipendentemente dallo status lavorativo dei suoi componenti. Oltre 2 milioni di famiglie, disoccupati e Partite IVA, avranno per la prima volta un assegno per figlio. Al contempo, il Governo assicura che con alcune clausole correttive inserite nel testo, nessuna delle famiglie beneficiarie degli strumenti di sostegno finora esistenti ci perderà.

Ora si tratta di mettere in campo una riforma fiscale più family friendly che tenga realmente conto della composizione dei nuclei familiari rispettando il principio di equità orizzontale. Un principio che, secondo l’Articolo 53 della Costituzione, sancisce, a parità di reddito, la minore contribuzione fiscale da parte di chi ha carichi familiari maggiori. Un tema, questo, sul quale invitiamo anche le Organizzazioni Sindacati a insistere perché i lavoratori non sono individui isolati dal mondo, ma vivono in una famiglia.

È poi necessario dare pieno corso al “Family Act” in discussione in Parlamento, provvedere con urgenza a sostenere il lavoro giovanile e femminile, implementare i servizi per la conciliazione dei tempi di lavoro e della famiglia, i servizi territoriali per la prima infanzia e per i minori, potenziare i consultori familiari e progettare finalmente soluzioni concrete per l’abitare di giovani e giovani coppie.

Un impegno verso un obiettivo collettivo che deve necessariamente vedere il concorso della Regione del Veneto e dei Comuni quali protagonisti del cambiamento nei territori, anche grazie alle risorse del PNRR e dei Fondi europei. Perché solo mettendo in rete energie, mezzi e competenze, potremmo dar seguito alle i

niziative oggi in atto, riconoscendo finalmente il tema della denatalità quale questione strutturale, affinché il nostro sistema-Paese possa essere sostenibile e competitivo nel prossimo futuro.


Negli ultimi dodici anni in Veneto abbiamo perso il 33% dei nuovi nati. Un bambino su tre. Uno squarcio demografico che silenziosamente, ci avvicina al precipizio. Un rischio sempre più vicino, che mette drammaticamente alla prova l’equilibrio di quanto costruito finora. Serve la forza e il coraggio di rinsaldare i giunti e gettare ponti oltre gli ostacoli, oppure, come un castello di carte, saremo inesorabilmente destinati a cadere.

*Adriano Bordignon è direttore del Consultorio del Centro della Famiglia di Treviso e presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Veneto

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