Il caso

Conferenza nazionale dipendenze, così Dadone ha "silenziato" le comunità

29 Novembre Nov 2021 1247 29 novembre 2021

La denuncia del presidente della Fict, Luciano Squillaci: «La ministra ha detto no a una tavola rotonda tra i rappresentati dei servizi del pubblico e del privato accreditato e dai documenti di sintesi della Conferenza è totalmente sparito il nostro punto di vista»

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Fabiana Dadone
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La denuncia del presidente della Fict, Luciano Squillaci: «La ministra ha detto no a una tavola rotonda tra i rappresentati dei servizi del pubblico e del privato accreditato e dai documenti di sintesi della Conferenza è totalmente sparito il nostro punto di vista»

“Il mondo dei servizi è senza dubbio un mondo complesso, dove sono presenti esperienze e sensibilità a volte anche molto distanti tra loro. Credo sia davvero complicato", dice Luciano Squillaci, presidente della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, "con le modalità organizzative scelte e senza che sia previsto a Genova un vero momento di confronto tra gli attori del sistema dei servizi, costruire percorsi condivisi che possano sintetizzare le diverse posizioni. Abbiamo chiesto alla ministra Fabiana Dadone, insieme alle altre Reti nazionali, che fosse inserita nel programma della Conferenza almeno una tavola rotonda di un paio d’ore tra i rappresentati dei servizi del pubblico e del privato accreditato, ma alla nostra domanda è stata data una risposta negativa, garbata ma decisa. Ne prendiamo atto, ma non possiamo non esprimere il nostro disappunto. Dalla Conferenza a Trieste, sono trascorsi 12 anni e, senza dubbio, abbiamo fatto sforzi enormi, spesso in solitudine, per garantire la continuità dei servizi e degli interventi nelle Comunità, soprattutto durante la pandemia, e rispondere, in modo adeguato, ai bisogni mutati di un fenomeno in continua evoluzione. Quando questa Conferenza è stata annunciata, abbiamo quindi accolto con grande soddisfazione la convocazione da parte del Ministro, giunta anche in risposta alle nostre sollecitazioni e abbiamo partecipato, portando il nostro contributo, ai lavori preparatori”.

“Sentiamo però la necessità, con il dovuto rispetto per il lavoro svolto, di esprimere la nostra posizione critica su alcune questioni di contenuto e soprattutto sulla mancata previsione di almeno un momento di confronto a Genova, elementi che incidono fortemente, a nostro avviso, sulla possibilità della Conferenza di essere sintesi e rilancio del tema dipendenze. Per questo, insieme a tutti i Centri della Federazione a Roma la scorsa settimana abbiamo definito un documento che intendiamo chiedere venga allegato agli atti della Conferenza. Se non possiamo parlare, perlomeno consentiteci di scrivere.”, afferma il presidente Fict.

“La Fict con i suoi 600 servizi afferma il valore irrinunciabile della dignità di ogni uomo e delle risorse di cui è portatore. Il modello di intervento che propone si fonda quindi sulla centralità della persona e si pone l’obiettivo del recupero della massima autonomia ed indipendenza possibile. Per tale motivo, spiega Squillaci, riteniamo imprescindibile un sistema di intervento fondato sulla presa in carico territoriale, che consenta l’integrazione, con pari dignità, di tutti gli attori, finalizzato alla realizzazione del progetto individuale sociale, terapeutico ed educativo.”

“Riteniamo al contrario, dichiara Squillaci, che dai documenti di sintesi non emerga chiara questa posizione, rischiando di riproporre un modello “prestazionale” cronicizzante, teso a spacchettare l’intervento con una mera suddivisione di compiti, senza una reale integrazione tra gli attori del sistema né tantomeno la necessaria pari dignità. Un sistema di intervento che pone al centro dell’azione sociale e sanitaria i percorsi di riduzione del danno e di limitazione del rischio fini a sé stessi, senza che siano, come proviamo a fare quotidianamente nella prassi dei nostri servizi, anche opportunità per l’avvio di processi di cambiamento all’interno di percorsi terapeutici dei servizi pubblici o del privato accreditato. Rifiutiamo,inoltre, qualunque approccio che voglia riaffermare la normalizzazione nell’uso di sostanze e crediamo fermamente nei processi educativi capaci di proporre stili di vita sani e liberi dalla droga.”

“Temi questi”, conclude Squillaci, “che avremmo avuto piacere di confrontare con gli altri attori del sistema, anche con coloro che hanno visioni differenti dalla nostra, al fine di integrare in rispettivi pensieri e saperi sperimentando modelli capaci di rispondere concretamente ai bisogni delle persone con problemi di dipendenza. Purtroppo però tutto questo a Genova non sarà possibile, e sarà un’altra occasione persa


In allegato la versione integrale del documento della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche

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