Anniversari

Cooperative sociali, apripista di un ecosistema dell'economia civile

30 Novembre Nov 2021 1100 30 novembre 2021

L'intuizione della legge 381 del 1991 ha generato frutti significativi, nel Terzo settore, ma anche nel profit. Come dimostra il caso delle benefit corporation

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Cooperativa Sociale I Care
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L'intuizione della legge 381 del 1991 ha generato frutti significativi, nel Terzo settore, ma anche nel profit. Come dimostra il caso delle benefit corporation

Le cooperative sociali non vivono solo un anniversario. Esse rappresentano un possibile futuro per i giovani. La legge 381 istituiva la cooperazione sociale in modo profetico. Insieme alla legge sul volontariato, si gettavano le basi del Terzo settore e della economia sociale più sviluppata in Europa. Parliamo di 15 mila imprese che danno lavoro a 480 mila persone, di cui 78 mila svantaggiate. È una forma concreta di inclusione sociale e lavorativa per soggetti fragili. 7 milioni di persone, 12% degli italiani, ricevono servizi sociosanitari, educativi, di prossimità. Viene agevolata in particolare la conciliazione vita-lavoro di centinaia di migliaia di donne lavoratrici. La comunità di persone al centro della cooperativa risulta essere beneficiaria e protagonista nel territorio. Questa realtà deve essere parte attiva del processo di trasformazione del modello di sviluppo al fine di ridurre disuguaglianze ed esclusione sociale delle persone vulnerabili. Così potranno svilupparsi housing ed agricoltura sociale, recupero e gestione dei beni comuni, coinvolgimento dei giovani nello sviluppo locale.


Le cooperative di comunità sono i nuovi capitali delle comunità che si manifestano quando i bisogni si fanno impresa. Parliamo di circa 200 cooperative che crescono trasformando la marginalità in punto di forza e valorizzazione delle risorse territoriali. Sono cooperative costituite da cittadini in zone di spopolamento per rispondere a bisogni essenziali. Si occupano di salvaguardia del patrimonio artistico, culturale ed ambientale, di tradizioni locali ed agroalimentare, di turismo sostenibile, gestione di parchi, boschi, energie rinnovabili, beni comuni, beni culturali, manutenzione del territorio, trasporti locali, commercializzazione di prodotti tipici, servizi di welfare socio-sanitario del territorio. Confcooperative sostiene 91 cooperative di cui 67 start up, con un fondo mutualistico delle imprese aderenti. In particolare l'aiuto avviene nella progettazione ed accompagnamento imprenditoriale. Possiamo capire questo piccolo mondo attraverso alcune esperienze. "Ortica" a Vanano, Modena, fa agricoltura sostabile utilizzando la pianta di ortica nel tessile per una moda sostenibile in economia circolare. Si va dalla produzione di ortica ai cosmetici, ai prodotti alimentari. Troviamo " Mesa Noa" a Cagliari in una zona degradata. Si va dalla produzione a Km0 ai servizi alla comunità come l'emporio solidale autogestito dove i soci sono anche lavoratori e clienti. A Sciacca, Agrigento, scopriamo la Cooperativa di comunità " Identità e Bellezza". Gestisce spazi museali della zona, per conto di Curia e Soprintendenza, trasformandoli in laboratori esperienziali come il Museo diffuso dei 5 sensi a cielo aperto. La cooperativa "La volpe ed il mirtillo" di Ormea a Cuneo, offre servizi di recupero dei castagneti, vende prodotti, organizza escursioni. Queste imprese nascono da un bisogno quando bar, ufficio postale, scuola chiudono. Sorge l’esigenza di lavoro e di tutela del territorio attraverso imprese di persone che si autorganizzano con modalità partecipativa e mutualistica, non si appropriano degli utili che lasciano nell'impresa per le generazioni future. Lo scopo è quello di valorizzare la comunità locale a rischio di deperimento. Sostenute da leggi regionali, ora necessitano di una legge nazionale che le assimili alle imprese sociali con attività miste e trasversali.


Il sistema italiano dell’economia civile vive in questi giorni un altro evento importante: gli Enti del Terzo Settore entrano nel Registro unico nazionale, il Runts. Esso consente un controllo maggiore da parte delle pubbliche amministrazioni, informazioni disponibili per tutti, quindi trasparenza. Si realizza così la connessione tra registrazione e principio democratico con conseguente valorizzazione del Terzo settore, reso più visibile e conforme alla legge. Parliamo di un campo vasto di biodiversità organizzative con 350 mila soggetti, 6,5 milioni di operatori, 40 milioni di cittadini serviti. Nel for profit troviamo poi le B- Corp, società che iscrivono nel proprio Statuto un beneficio sociale ed ambientale preciso ed accertabile. Le società benefit italiane sono proposte da Ocse come modello per 57 Paesi. Il non profit, oggi meglio regolamentato, deve fare un salto di qualità prendendo sulle spalle il futuro della cittadinanza e della coesione, come chiede il Pnrr, crescendo in competenze ed efficienza. Un mondo che deve esplorare i territori del turismo sostenibile, della gestione dei beni comuni, della medicina di prossimità, del recupero e dell'abbandono scolastico, della parità di genere, dei 17 obiettivi Onu 2030.


Per leggere il futuro partiamo dalle origini, dalla legge 381 del 1991 sulla cooperazione sociale. Oggi sono attive 15 mila cooperative sociali in Italia con 16 miliardi di fatturato aggregato, 50 mila posti di lavoro creati negli ultimi 5 anni. Dopo 30 anni possiamo fare una valutazione del "valore aggiunto" apportato da questa forma di cooperazione sociale. Le due leggi citate hanno riconosciuto l’iniziativa dal basso di molti cittadini che si sono organizzati in modo spontaneo per dare risposte ad un welfare squilibrato ed insufficiente. La cooperazione sociale ha infine contenuto la eccessiva privatizzazione anglosassone dei servizi potenziando l'offerta degli stessi in settori inesistenti e l'occupazione soprattutto femminile. Questa missione viene svolta non solo nell'interesse dei soci ma anche delle comunità e dei soggetti fragili. È cambiata altresì la governance cooperativa in senso multi-partecipativo.
In conclusione, la cooperazione sociale ha aperto la strada alle imprese sociali, alle società benefit, al vasto mondo dell'economia civile come Terzo Pilastro comunitario tra Stato e mercato. Ora la Riforma del Terzo Settore, art.55, ha aperto nuovi spazi di collaborazione con le Pubbliche Amministrazioni e di coprogettazione dei servizi. Con la cooperativa-impresa sociale vengono individuati nuovi bisogni e convogliate nuove energie nelle comunità locali per uscire da una crisi epocale.


*Silvio Minnetti, coordinatore Alfa -Terzo Settore, Collaboratore Citesec Unimc

Nella foto la cooperativa sociale I Care

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