Osservatorio Pnrr

Pnrr & Housing Sociale: non bastano i muri, servono anche i servizi

1 Dicembre Dic 2021 1303 01 dicembre 2021

Offrire una casa oggi significa produrre immobili efficienti, ma anche promuovere costantemente collaborazioni tra inquilini, creare una rete di servizi condivisi, e rendere disponibili piattaforme che consentano di attivare le risorse presenti sul territorio, per favorire rapporti di vicinato e di comunità

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Offrire una casa oggi significa produrre immobili efficienti, ma anche promuovere costantemente collaborazioni tra inquilini, creare una rete di servizi condivisi, e rendere disponibili piattaforme che consentano di attivare le risorse presenti sul territorio, per favorire rapporti di vicinato e di comunità

La questione abitativa ha, in Europa come in Italia, seppure con evidenze e intensità diverse, un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico. Alla vigilia della pandemia, il mercato immobiliare era in costante aumento, e persino oggi, pur con qualche variazione nei contenuti della domanda (si pensi semplicemente alle nuove necessità di spazi collegate allo Smart Working) i prezzi delle case continuano a salire, creando difficoltà nella popolazione con reddito medio/basso e nella fascia di popolazione giovanile.
È importante rilevare che il costo di costruzione, parametro fondamentale che condiziona i canoni d’affitto, non è troppo diverso da quello degli altri Paesi europei. Una casa in affitto a canone calmierato a Milano e a Vienna costa circa 400 euro al mese, ma se per l’italiano questo importo rappresenta un terzo del proprio stipendio, per il viennese corrisponde a un sesto: una bella differenza.
Sulla base dei dati forniti da Banca d’Italia, il 43% delle famiglie italiane è caratterizzato da redditi inferiori ai 24.000 euro annui. Il protrarsi di questa sostanziale rigidità del reddito disponibile delle famiglie sta riportando il tema dell’ accesso alla casa e al fabbisogno di servizi abitativi, al centro di un’attenzione crescente tra i cittadini e gli operatori del mercato immobiliare, e ovviamente la discussione di questo “diritto” ritorna al centro delle politiche Pubbliche.

Per questi motivi l’Housing Sociale ritorna al centro delle politiche, inteso come l’insieme di alloggi e servizi condivisi, dedicato a chi non riesce a soddisfare sul mercato il proprio bisogno abitativo. La finalità dell’Housing Sociale, così inteso, è quella di creare un’offerta adeguata e migliorare la condizione sociale delle persone, favorendo la formazione di un contesto di “abitare collaborativo”, sperimentando nuove forme dello stare insieme.
In Italia è realizzato soprattutto da soggetti non-profit, da fondi immobiliari dedicati all’edilizia sociale, che consentono la locazione a canone calmierato e dalle cooperative sociali che sviluppano, assieme ai "designer dei servizi", il sistema di condivisione e promuovono la cultura dell’incontro trasformando le relazioni in un vero e proprio bene di solidarità.
La nascita di questa forma di offerta risale a circa venti anni fa, in un momento di poche e limitate risorse del settore pubblico, affiancato da un progressivo indebolimento delle politiche di welfare. Ad esempio, la Fondazione Housing Sociale nasce nel 2004, che mi onoro rappresentare, ha contribuito in maniera determinante a diffondere interventi innovativi e a promuovere il dibattito e lo studio sui servizi di comunità (o welfare di comunità), come politica necessaria e fondamentale per favorire la coesione sociale, diminuire le povertà e aumentare le opportunità delle persone.
L’Housing Sociale intercetta quella grande fascia della popolazione che sta nella terra di mezzo, tra gli estremamente poveri e la classe media. Tra chi non è abbastanza indigente per avere accesso all’edilizia popolare (ERP), ma, allo stesso tempo, non è abbastanza facoltoso da comprarsi una casa.

Qui e in copertina un'immagine del progetto di housing sociale "Cenni di Cambiamento" di via Cenni a Milano

I dati ci raccontano con certezza che una parte importante della popolazione italiana e dei giovani, dispongono di redditi sostanzialmente bassi o medio-bassi, comunque insufficienti per affrontare i costi per le necessità abitative. A questo punto è necessaria una scelta coraggiosa per delimitare la portata di queste difficoltà strutturali. Per questo è arrivato il tempo di definire una programmazione a lungo termine di politiche abitative capaci di far dialogare pubblico e privato, creando un sistema dinamico, aperto, che promuove collaborazioni e condivisioni di progetti a più livelli, con la progettazione di un sistema di edilizia sociale che promuove rigenerazione urbana e la crescita dei beni relazionali, ove le persone stanno insieme, perché così è dimostrato più facile risolvere i problemi, che sono uguali per tutti.

Il tema è di rilevante importanza, tanto è vero che il Governo ha inserito nel PNRR la misura “M5C2 Rigenerazione Urbana e Housing Sociale” che, oltre alle necessità di investire in progetti di rigenerazione urbana, tesi a contrastare l’emarginazione e il degrado sociale, esplicitamente fa riferimento all’azione Investimento 2.3: Programma innovativo della qualità dell’abitare. L’investimento si articola in due linee principali, la riqualificazione e aumento dell'Housing Sociale, con utilizzo di modelli e strumenti innovativi per la gestione, l'inclusione e il benessere urbano e inoltre su interventi sull’edilizia residenziale pubblica ad alto impatto strategico sul territorio nazionale. Questo riconoscimento, che deriva dal piano di investimenti di maggior consistenza nel nostro Paese, rivela la necessità urgente di creare condizioni di protezione a favore di coloro che vivono una difficoltà abitativa. Il Piano è un’occasione imperdibile, dato che prevede anche la co-progettazione con il Terzo settore ai sensi dell’art. 55 decreto legislativo 3 luglio 2017 n.117 e il coinvolgimento di investimenti Privati. Dovremo essere pronti, per dare una risposta di comunità ai bisogni delle persone in difficoltà e per regalare alle prossime generazioni un paese più giusto e più moderno.

Tenuto conto che l’alternativa sarebbe non fare nulla e lasciare fare al mercato, la cosiddetta “mano invisibile” di Smith, che però applicato all’abitare non sempre tutto aggiusta. Non è possibile condannare le famiglie a stabilizzarsi in una spirale di continua povertà, costrette a pagare affitti insostenibili, o peggio, a imbarcarsi in mutui che gravano pesantemente sul bilancio familiare. Non c’è denaro quindi, per l’istruzione dei figli, per una buona qualità dell’alimentazione, per la propria formazione professionale e per la cura della propria salute, giacché la cultura della prevenzione rimane un miraggio costoso.
È importante sottolineare che la maggior parte degli inquilini che usufruiscono dell’Housing Sociale, hanno un reddito di poco superiore al tetto massimo definito per avere accesso edilizia sociale pubblica. Questo fatto è importantissimo, perché, se riusciamo a intervenire con azioni concrete riguardo alle esigenze abitative e sociali di questa fascia di popolazione, possiamo evitare di ingrandire la fascia degli estremamente poveri.
Offrire una casa oggi significa produrre immobili efficienti, promuovere costantemente collaborazioni tra inquilini, creare una rete di servizi condivisi, e inoltre, rendere disponibili piattaforme che consentano di attivare le risorse presenti sul territorio, per favorire rapporti di vicinato e di comunità.
Più che vendere l’abitazione oggi pare essere opportuno parlare di fornire un "servizio", che per sua natura produce relazioni, valore, e innovazione.


*presidente Fondazione Housing Sociale

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