Appelli

Quattro premi Nobel all'Europa, subito un'iniziativa forte

3 Dicembre Dic 2021 1435 03 dicembre 2021

Quattro scrittrici Nobel per la letteratura al presidente del Consiglio d’Europa e al Parlamento europeo. Sono la bielorussa Svetlana Aleksievič, l’austriaca Elfriede Jelinek, la rumena di lingua tedesca Herta Müller e la polacca Olga Tokarczuk (nella foto), che hanno chiesto aiuto per i profughi del Medio Oriente bloccati al confine fra Bielorussia e Polonia.

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Quattro scrittrici Nobel per la letteratura al presidente del Consiglio d’Europa e al Parlamento europeo. Sono la bielorussa Svetlana Aleksievič, l’austriaca Elfriede Jelinek, la rumena di lingua tedesca Herta Müller e la polacca Olga Tokarczuk (nella foto), che hanno chiesto aiuto per i profughi del Medio Oriente bloccati al confine fra Bielorussia e Polonia.

Quattro scrittrici Nobel per la letteratura al presidente del Consiglio d’Europa e al Parlamento europeo. Sono la bielorussa Svetlana Aleksievič, l’austriaca Elfriede Jelinek, la rumena di lingua tedesca Herta Müller e la polacca Olga Tokarczuk (nella foto), che hanno chiesto aiuto per i profughi del Medio Oriente bloccati al confine fra Bielorussia e Polonia. L'appello è stato pubblicato dal «Frankfurter Allgemeine»

L’appello

Il governo polacco ha imposto lo stato di emergenza nella striscia di confine tra Polonia e Bielorussia, in base al quale viene impedito a medici e paramedici di aiutare i malati e i moribondi nella zona di confine e ai media di assistere alla tragedia che vi si sta svolgendo. Tuttavia, anche le informazioni incomplete e frammentarie danno un’idea dell’enorme portata della catastrofe umanitaria che si sta verificando ai confini dell’Unione Europea. Sappiamo che in quei territori paludosi la gente è sottoposta alla spietata procedura dei respingimenti ed esposta alla fame, all’esaurimento e all’ipotermia.

Le agenzie viaggio bielorusse controllate dal regime di Lukašenko promettono a questi disperati che potranno entrare nel territorio dell’UE dietro pagamento di grosse somme. Le persone attirate a Minsk in questo modo vengono portate, tramite trasporti organizzati, nei boschi lungo il confine. Da lì vengono spinte con la forza verso la Polonia, e le guardie di frontiera polacche le respingono con la forza in Bielorussia. Nei casi peggiori queste vicende hanno esito mortale. Di alcune vittime conosciamo il nome, altri muoiono restando senza nome.

Come cittadine e abitanti dell’UE, ci rivolgiamo ai rappresentanti democraticamente eletti dell’Europa affinché non distolgano lo sguardo da questa tragedia!

Dobbiamo renderci conto che in questa guerra ibrida le persone sono usate come ostaggi. Queste pratiche diaboliche passeranno alla storia come esempi della nuova barbarie. Nel corso della storia d’Europa ci siamo permessi troppe volte di ignorare certe cose. Abbiamo chiuso gli occhi. Ci siamo tappati le orecchie. Abbiamo taciuto. Le esperienze del XX secolo ci hanno mostrato chiaramente che c’è un sapere che è scomodo e tormentoso. La maggior parte delle persone lo ha rifiutato, per proteggere il proprio benessere.
Oggi, questa situazione si sta ripetendo.

Per noi l’Unione Europea è prima di tutto una comunità morale sovranazionale, basata sulle regole della solidarietà fra persone. Questo ci dà il diritto di esortare a prendere una posizione chiara. Comprendiamo che non è facile far fronte ad un assalto ai confini dell’Europa. Tuttavia, ciò che permettiamo accada lungo questi confini non corrisponde ai nostri valori europei fondamentali.

Ci appelliamo a voi perché questa crisi umanitaria venga risolta nel modo più rapido ed efficace possibile, perché vengano rispettate le risoluzioni della Convenzione di Ginevra sui rifugiati e, in particolare, perché sia garantito l’accesso alla procedura di asilo a tutti coloro che lo richiedono e che vengono trattenuti al confine orientale dell’Unione Europea.

Chiediamo un’iniziativa diplomatica di ampio respiro nei paesi del Medio Oriente per contrastare la narrazione fuorviante del regime bielorusso, che mira a portare il maggior numero possibile di profughi disperati al confine polacco-bielorusso per esasperare e destabilizzare la situazione politica in Polonia e in tutta l’Unione Europea.
Soprattutto chiediamo che le organizzazioni umanitarie che potrebbero fornire assistenza medica e legale siano ammesse nella zona di confine.
Chiediamo che ai giornalisti e ai media accreditati sia permesso di accedere all’area dello stato di emergenza. Questo è essenziale per fornire informazioni complete e veritiere all’opinione pubblica.

Ci sentiamo dolorosamente smarrite: conoscere significa essere coscienti del male che sta accadendo. Al conoscere dovrebbe seguire il fare.

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