Inclusione sociale

Una pietra in memoria di Noemi

4 Dicembre Dic 2021 1029 04 dicembre 2021

Con l'annuncio dell'iniziativa della posa in opera di una pietra dedicata a Noemi Ocello, a un anno esatto dalla sua morte, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, avvia un percorso che vuole lasciare una traccia indelebile contro ogni indifferenza. Una storia, quella di questa giovane donna palermitana morta presumibilmente per overdose, raccontata nel libro inchiesta "Noemi Crack Bang" che indaga sul mondo underground di Palerno nel quale si muovono gli invisibili

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Noemi Crack Bang
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Con l'annuncio dell'iniziativa della posa in opera di una pietra dedicata a Noemi Ocello, a un anno esatto dalla sua morte, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, avvia un percorso che vuole lasciare una traccia indelebile contro ogni indifferenza. Una storia, quella di questa giovane donna palermitana morta presumibilmente per overdose, raccontata nel libro inchiesta "Noemi Crack Bang" che indaga sul mondo underground di Palerno nel quale si muovono gli invisibili

Qui visse gli ultimi anni della sua vita Noemi Ocello, nata il 20.09.1988 a Baida, morta il 5 dicembre 2020 in vicolo Discesa delle Capre di solitudine e di indifferenza”.

Questa la frase incisa nella pietra la cui posa in opera in piazza Brunaccini, a Ballarò, cuore del centro storico di Palermo, dove Noemi ha trascorso quasi tutta la sua vita, sarà annunciata domenica 5 dicembre. Nell’ora esatta e a un anno dalla sua scomparsa la città ricorderà con un minuto di silenzio questa giovane donna palermitana di 32 anni, deceduta presumibilmente per overdose (anche se le indagini sono ancora in corso e i risultati dell’autopsia non sono ancora stati resi noti).

Una storia, resa pubblica dal libro inchiesta dal titolo “Noemi Crack Bang” (Mediter Italia edizioni), che ha raccontato le vicissitudini di una donna, la cui esistenza è stata costellata di tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, disturbi psichiatrici, vittima di conflitti relazionali e di un disamore continuo. Noemi ha attraversato tutte le istituzioni e i servizi dedicati agli emarginati: cliniche psichiatriche, case famiglia, dormitori e che ha consumato gli ultimi anni della sua vita per strada, dormendo tra i vicoli di Ballarò e le fabbriche abbandonate allo Sperone.

Una vicenda estrema e durissima che ha consentito di fare luce sul mondo Underground di Palermo nel quale si muovono gli invisibili, giovani costretti a una condizione sociale di emarginazione e di abbandono. Noemi è morta di solitudine e di indifferenza, nonostante le sue reiterate richieste di aiuto, ma la sua storia dovrà essere un monito per evitare nuove vittime.

La pietra e il libro sono certamente atti simbolici, ma anche introduttivi di un processo che deve ripensare il sistema dei servizi sociali nella città di Palermo, anche perché la morte di Noemi non è un caso isolato. Lei non è, infatti, l’unica vittima di droga e dell’emarginazione: é piuttosto la punta di un iceberg di un disagio sociale giovanile che cresce nelle città e che richiede una risposta adeguata da parte delle Istituzioni e della società civile. Nei soli due ultimi anni, nel capoluogo siciliano sono morti per overdose oltre 40 giovani, vite cadute nell’oblio per la vergogna delle famiglie di rivelare una realtà drammatica che le consuma giorno dopo giorno nell’assoluta indifferenza. Dobbiamo, infatti, riflettere sul fatto che il consumo di crack si triplica per le donne e diminuisce l’età dei consumatori coinvolgendo persino minorenni. Ecco perché questi possono essere certamente atti simbolici, ma anche necessari per ripensare il sistema dei servizi sociali.

In effetti quello che è emerso dalla vicenda Noemi è: la necessità di un piano strategico che preveda la presenza di tutor in grado di prendere in carico i singoli casi e li accompagnino nell’uscita da un circuito che diversamente li porta alla morte; il ripristino del camper che, anche causa Covid, ha interrotto un servizio che intercettava sul territorio strada i giovani; progetti personalizzati: la messa in rete dei servizi.

Ma soprattutto, quello che ha svelato con ancora più forza questa storia è stato un eccesso di burocrazia e la mancanza di empatia. Quell'empatia, quell'amore che riportava Noemi alla vita, in contatto con la realtà, solo quando a farlo era Nino Rocca, ex insegnante di filosofia, operatore sociale punto di riferimento per questo mondo, l’unico che negli ultimi anni della sua vita le ha consentito di vivere anche la sua dimensione di madre lontano da droga, disperazione e solitudine..

La storia di Noemi ha colpito tutti perché pochi la conoscevano e perché è vicina a noi più di quanto ci sembri.

Lo stesso sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, afferma che “è come un pugno inferto allo stomaco della città, deve risvegliare le coscienze. Istituzioni e cittadini tutti abbiamo il dovere di liberare dalla paura le città e per farlo è necessario rendere visibili gli invisibili come Noemi Ocello. Spetta a noi non dimenticare Noemi e coltivare ogni giorno il rispetto dei diritti che vale per tutti. Credo sia questo il senso profondo della pietra in sua memoria: lasciare una traccia indelebile contro ogni indifferenza che sia monito per le istituzioni e per la società civile in sostegno dei soggetti più fragili».

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