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Disabilità

L'impegno di Draghi: «Nessun taglio dei fondi per la disabilità»

14 Dicembre Dic 2021 1124 14 dicembre 2021
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Un weekend di preoccupazione per i 200 milioni del fondo per la disabilità dirottati a copertura del Decreto Legge sul “Caro bollette e sanità”. Ieri, aprendo la VI Conferenza Nazionale sulla Disabilità il Presidente del Consiglio ha assicurato che non ci sarà alcun taglio e che anzi, «se è necessario si farà di più»

Nessun taglio dei fondi per la disabilità e anzi, «se è necessario si farà di più»: il Presidente del Consiglio Mario Draghi ieri mattina ha aperto così la VI Conferenza Nazionale delle Politiche sulla Disabilità. A suonare l’allarme era stato Vincenzo Falabella, presidente della Fish, sabato mattina. Nel Decreto Legge sul “Caro bollette e sanità”, approvato nel Consiglio dei Ministri di giovedì, tra le coperture figuravano anche 200 milioni di euro del Fondo disabilità istituito dalla Legge di Bilancio 2020 (comma 330 art 1 l.160/2019). Un Fondo nuovo, collegato alla legge quadro (ora legge delega) che non è ancora stata approvata: le risorse per l’annualità 2021, evidentemente restavano non utilizzate e di conseguenza il MEF le aveva spostate su questioni sanitarie legate all’emergenza Covid. «Nessun taglio al fondo per le persone con disabilità. Con il ddl di Bilancio, attualmente all’esame del Senato, il fondo destinato all’esercizio della delega in materia di disabilità è stato incrementato di altri 200 milioni dal 2023 al 2026», si era affrettato a spiegare anche il sottosegretario al Mef, Federico Freni.

«Mi ha contattato la ministra Stefani, personalmente, per chiarire la questione. Dal punto di vista dell’economia dello Stato lo comprendo, ma è logico che questo ha creato un certo allarmismo nel mondo che io rappresento. L’intervento del Presidente Draghi che ha detto che quei 200 milioni rimarranno per le politiche per la disabilità e che anzi se ce ne sarà bisogno il governo è pronto a mettere altre risorse. Ora non so quale sarà tecnicamente la soluzione, per mantenere questo impegno politico, ma questo è quello che ci premeva: un impegno politico, che ci ha fatto passare dall’ansia alla tranquillità, perché noi crediamo nella autorevolezza del presidente Draghi e siamo certi che le sue non siano dichiarazioni d’occasione», commenta Vincenzo Falabella.

Durante la Conferenza Nazionale, Falabella ha consegnato a Draghi un corposo dossier di proposte frutto di un lavoro partecipato che nei giorni scorsi ha visto coinvolte oltre 500 persone della federazione e non solo. «Con il Presidente Draghi c’è stata un’assunzione di responsabilità reciproca: da parte governo anche nel prossimo anno proseguirà l’attenzione alle persone con disabilità e da parte nostra noi continueremo ad esserci in maniera costruttiva ma anche con la chiarezza non negozieremo mai i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie», commenta Falabella.

La Conferenza, dice Falabella, è stata seguita e con interventi autorevoli: «Nutro perplessità solo sull’intervento del rappresentante della Regione Molise, che mi è parso riduttivo, non in linea con la visione culturale che a livello nazionale ormai c’è sulla disabilità e con le politiche nazionali. Ho percepito uno scollamento rispetto al piano nazionale e mi preoccupa perché le Regioni e gli Enti locali avranno un ruolo protagonista per l’attuazione del Pnrr, anche sulla disabilità. Ci sarà da fare un confronto con il Presidente della Conferenza Stato Regioni per capire se tutte le regioni ne hanno piena consapevolezza».

Tra i temi affrontati in Conferenza, la doppia discriminazione che subiscono le donne con disabilità e la necessità urgente di un intervento legislativo che riconosca la figura del caregiver famigliare, ferma da troppo tempo. «Abbiamo riportato anche le pressanti richieste che ci arrivano di un aumento della pensione di invalidità: credo che un avvio di confronto vada fatto, all’interno del quadro complessivo della normativa nazionale. La legge delega non potrà risolvere tutti i problemi delle persone con disabilità, ma è anche vero che il termometro di valutazione del benessere delle persone sono le loro richieste».

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