Musica

Il rap dei ragazzi dell'Istituto Penale per Minorenni Paternostro di Catanzaro

15 Dicembre Dic 2021 1456 15 dicembre 2021

Un rapper, come formatore e autore Francesco “Kento” Carlo, un’educatrice Nancy Cassalia e un formatore videomaker Antonio Grande “TONYPOLO”, ecco l'équipe che è stata impegnata a lavorare per un laboratorio permanente di scrittura e registrazione di musica rap al Minorile di Catanzaro. Ecco il risultato

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Un rapper, come formatore e autore Francesco “Kento” Carlo, un’educatrice Nancy Cassalia e un formatore videomaker Antonio Grande “TONYPOLO”, ecco l'équipe che è stata impegnata a lavorare per un laboratorio permanente di scrittura e registrazione di musica rap al Minorile di Catanzaro. Ecco il risultato

Da settembre 2021, con cadenza mensile, lavoriamo all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni Paternostro di Catanzaro. Un nuovo istituto si aggiunge, insieme a Casal del Marmo di Roma, al nostro progetto Presidio culturale permanente partito quasi 10 anni fa dall’IPM di Airola (BN).

A Catanzaro una nuova squadra di CCO – Crisi Come Opportunità composta dal rapper, formatore e autore Francesco “Kento” Carlo, dall’educatrice Nancy Cassalia e dal formatore e videomaker Antonio Grande “TONYPOLO” è impegnata a lavorare per un laboratorio permanente di scrittura e registrazione di musica rap.

I Ragazzi dell’IPM
Il primo giorno di attività è cominciato con 2 ragazzi. L’orario messo a disposizione per questo laboratorio coincideva con l’orario del colloquio con le famiglie: un momento irrinunciabile per i ragazzi che si trovano a trascorrere un periodo di reclusione.
Il lavoro di questi due ragazzi ha portato all’individuazione delle tematiche su cui avrebbero poi scritto il pezzo rap: i giudizi e pregiudizi che la gente comune dà su di loro, chi sono davvero i minori detenuti? A fine incontro i partecipanti erano entusiasti a tal punto da sostenere che si sarebbero fatti da portavoce con i loro compagni della possibilità di partecipare al laboratorio e il secondo giorno i ragazzi erano 8. Il gruppo ha lavorato con affiatamento, destreggiandosi tra turni di lavoro e chiamate personali, ma senza mai perdere il focus su quello che stavano facendo.

I formatori
La squadra dei formatori è costruita affinché ognuno possa lavorare al meglio nel valorizzare le peculiarità dei ragazzi che partecipano ai laboratori. Il rapper Francesco “Kento” Carlo utilizza video e ascolti per mettere a proprio agio i ragazzi nel far comprendere che ognuno ha le potenzialità per poter scrivere una canzone, anche partendo da zero. Una metodologia sviluppata e perfezionata in anni di laboratori tenuti dal rapper all’interno di IPM in tutta Italia, che porta i ragazzi inizialmente ad acquisire consapevolezza delle proprie capacità per poi lavorare nella pratica alla costruzione dei testi e delle barre in rap.

L’educatrice Nancy Cassalia lavora come facilitatrice all’interno del gruppo, ponendo molta attenzione all’ascolto di stati d’animo e sentimenti, aiutando le loro personalità ad emergere. Fondamentale è anche il suo ruolo di supporto logistico e raccolta dei dati per la Valutazione del Metodo e dell’Impatto che con la Cooperativa Ulis – Università di Tor Vergata stiamo portando avanti da quest’anno.

Antonio Grande, formatore e videomaker ha lavorato alla raccolta di immagini e video durante lo svolgimento dei laboratori. I ragazzi lo hanno ringraziato per il suo modo di "scomparire" mentre leggevano i testi scritti o registravano le barre, momenti delicati in cui si respira un’emozione molto forte tra i partecipanti.

Emozioni e sentimenti
Francesco “Kento” Carlo è stato molto attento alle caratteristiche dei singoli ragazzi. Tutti sono riusciti a superare la timidezza iniziale e durante le giornate conclusive di registrazione, ognuno ha avuto modo di fare la sua parte.
Durante questa esperienza, un ragazzo calabrese ha portato al laboratorio una sua raccolta di scritti, un diario di racconti dal carcere, ricco del suo vissuto fuori e dentro. Lui ha 18 anni e da tre anni è recluso, ha sofferto molto e soffre la sua condizione. La condivisione dei suoi scritti è stato un momento intimo e doloroso ma negli occhi di compagni, formatori e personale carcerario, l’empatia è totale. Mettere in rima quel lavoro sarebbe stato complesso, ma per intro, interludi e chiosa della canzone, sono stati perfetti!

Barriere linguistiche
La lingua italiana per molti dei ragazzi, di origine straniera, è stata una barriera da affrontare. I formatori hanno lavorato ai testi facendoli leggere più volte ad ognuno, ad alta voce, permettendo di creare una situazione di confidenza con le parole. Alcuni di questi ragazzi sono oggi al lavoro per scrivere testi rap nella propria lingua di origine e questo è di enorme valore per tutto il gruppo. Ci sono delle sorprese nella canzone, c’è stato posto per tutti!

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