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65mila insegnanti di sostegno senza specializzazione

12 Gennaio Gen 2022 2352 12 gennaio 2022
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Una storia che si ripete: il numero di insegnanti di sostegno aumenta, ma non riusciamo a scostarci dal fatto che uno su tre non abbia alcuna formazione specifica per il lavoro che fa. I dati Istat certificano anche che il 2,3% degli alunni con disabilità è stato del tutto escluso dalla DAD anche l'anno scorso, contro il 23% del primo lockdown

Un terzo dei docenti di sostegno in cattedra, circa 65mila (sono il 34% dei 191mila insegnanti di sostegno), sono insegnanti senza specializzazione: non hanno cioè una formazione specifica sulla didattica inclusiva o sulla disabilità, sono docenti di una materia curricolare ma impegnati nelle classi frequentate da alunni con disabilità per far fronte alla carenza di figure specializzate. Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolge attività di sostegno sale al 44% mentre nel Mezzogiorno si ferma al 20%. Le punte più alte sono in Toscana, dove ben un insegnante di sostegno su due non è specializzato (50% tondo tondo), in Lombardia (46,4%) e Piemonte (46,1%), quelle minime in Basilicata (1,6%) e Campania (12,2%). Una situazione che si ripete da anni, certificata ancora una volta dall’Istat nel report “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità” pubblicato oggi.

Il secondo dato interessante, in giorni di polemica sulla DAD, riguarda il numero di alunni con disabilità esclusi dalla DAD: sono stati il 2,3% nell’anno scolastico 2020/2021 contro il 23% della primavera del lockdown, nel 2020. La quota di esclusi sale al 3,3% nelle scuole del Mezzogiorno, con punte del 4% in Calabria e in Campania. Al 2,3% di totalmente esclusi dalla DAD, tuttavia, vanno aggiunti anche un 19% di studenti con disabilità che ha fatto lezione con il solo insegnante per il sostegno, senza il coinvolgimento dei compagni e degli altri docenti. Un dato comunque da segnare in un momento in cui tanti si chiedono stupiti come possano mai il ministro Bianchi e il presidente Draghi dire che la DAD causa diseguaglianze. «La riduzione dei periodi di sospensione, insieme ad una migliore organizzazione da parte delle scuole, hanno determinato un aumento considerevole dei livelli di partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza, con una quota di esclusi che si attesta al 2,3% rispetto al 23% registrato nell’anno precedente», dice l’Istat. I motivi principali che hanno limitato la partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza non variano rispetto allo scorso anno, tra i più frequenti sono da segnalare: la gravità della patologia (26%), il disagio socio-economico, la difficoltà organizzativa della famiglia (entrambi al 14%) e la mancanza di strumenti tecnologici adeguati (11%). Per una quota meno consistente di ragazzi il motivo dell’esclusione è dovuto alla difficoltà nell’adattare il Piano Educativo per l’Inclusione (PEI) alla didattica a distanza (6%) e alla mancanza di ausili didattici specifici (2%).

Per gli alunni con disabilità le modalità di partecipazione all’attività didattica a distanza sono state diverse: il 41% ha preso parte alla DAD al pari degli altri, ovvero con lezioni a distanza in collegamento con tutti i docenti (curricolari e per il sostegno) e insieme all’intero gruppo classe; per il 38% di alunni la scuola ha invece organizzato percorsi personalizzati con il coinvolgimento dei coetanei, al fine di evitare l’isolamento dal gruppo dei pari. Sono gli alunni per cui l’anno scorso è stato difeso con le unghie il diritto di andare a scuola in presenza anche in zona rossa e anche quando gli altri comopagni erano in DAD: non da soli, peraltro, ma con un gruppetto di compagni che permettesse una vera inclusione. «Nei periodi in cui la classe ha seguito le lezioni a distanza, la didattica si è svolta sempre in presenza con l’insegnante per il sostegno e con un gruppo ristretto di compagni anch’essi in presenza (25%) o collegati da remoto (13%)», dice oggi l’Istat.

Gli insegnanti per il sostegno che nell’anno scolastico 2020/2021 hanno operato nelle scuole italiane sono più di 191mila – poco più di 184mila nella scuola statale (fonte MIUR) e circa 7mila nella scuola non statale (fonte Istat) – in crescita di oltre 8mila rispetto all’anno scolastico precedente (+4,4% registrato quasi esclusivamente nella scuola statale). Il rapporto è pari a 1,4 alunni ogni insegnante per il sostegno, a livello nazionale: più favorevole a quello previsto dalla Legge 244/2007, che raccomanda un rapporto pari a 2.

A un mese dall’inizio della scuola circa il 20% degli insegnanti per il sostegno non risultava essere stato ancora assegnato. Tale quota sale al 27% nelle regioni del Nord-ovest e tocca le punte massime in Lombardia (29%) e Liguria (34%). La formazione sulle metodologie inclusive non è ancora diffusa, solo il 24% dei docenti curricolari ha partecipato a corsi di formazione su queste tematiche, quota che sale al 28% tra gli insegnanti per il sostegno.

I ragazzi con disabilità sono il 3,6% degli iscritti alle scuole italiane, più di 300mila.

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