Social impact

Come ridurre la distanza tra economia sociale e investitori

21 Gennaio Gen 2022 1433 21 gennaio 2022

Lo scorso 19 gennaio, nella Plenaria del Comitato Economia Sociale Europeo (CESE) è stato approvato un parere esplorativo Innovative financial instruments as part of the development of social impact companies | European Economic and Social Committee (europa.eu) rivolto cioè a dare indicazioni alle istituzioni Europee per nuove iniziative sul tema degli investimenti ad impatto sociale. Il rappoteur del CESE spiega

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Guerini
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Lo scorso 19 gennaio, nella Plenaria del Comitato Economia Sociale Europeo (CESE) è stato approvato un parere esplorativo Innovative financial instruments as part of the development of social impact companies | European Economic and Social Committee (europa.eu) rivolto cioè a dare indicazioni alle istituzioni Europee per nuove iniziative sul tema degli investimenti ad impatto sociale. Il rappoteur del CESE spiega

Lo scorso 19 gennaio, nella Plenaria del Comitato Economia Sociale Europeo (CESE) è stato approvato un parere esplorativo Innovative financial instruments as part of the development of social impact companies | European Economic and Social Committee (europa.eu) rivolto cioè a dare indicazioni alle istituzioni Europee per nuove iniziative sul tema degli investimenti ad impatto sociale.

Il parere è stato richiesto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze del Governo francese, nell’ambito delle iniziative legate alla presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, in capo a Parigi appunto per il primo semestre 2022. https://presidence-francaise.consilium.europa.eu/en/programme/priorities/

Il Parere del CESE evidenzia quanto sia importante sviluppare strumenti finanziari innovativi, in grado di avere impatti sociali positivi, innanzitutto attraverso azioni realizzate da organizzazioni dell'economia sociale, ma anche e soprattutto tramite il coinvolgimento di tutte le imprese che mirano a conseguire impatti sociali positivi, mettendo in luce come negli ultimi 10 anni, sulla scia della Social Business Iniziative del 2011, la Commissione europea ha adottato diverse iniziative, al fine di sostenere l'innovazione sociale e aumentare il numero di organizzazioni dell'economia sociale che hanno accesso a un finanziamento.

Un orientamento che è trova molte conferme anche nel Piano d’azione per l’Economia Sociale, presentato lo scorso 9 dicembre e che impegna le istituzioni europee e gli Stati dell’Unione nella realizzazione di nuove e più significative misure per il sostengo degli investimenti ad impatto sociale.

Il crescente interesse intorno al tema degli impatti sociali è certamente un fatto molto positivo anche se, resta ancora molto da fare, per orientare veramente gli investimenti al conseguimento impatti sociali, a creare un'occupazione di qualità e ad attrarre investitori privati e nuovi capitali in tutti i settori dell’economia. In particolare, in questi anni appaiono ancora carenti i risultati rispetto alla effettiva ricaduta di questa attenzione sulle organizzazioni dell’economia sociale e del terzo settore, che effettivamente ancora trovano molti ostacoli, o se vogliamo metterla in modo diverso, faticano ad essere realmente attrattive verso gli investitori.

In questo senso il CESE evidenzia quattro ambiti in cui permane un vuoto da colmare per ridurre la distanza tra economia sociale e investitori, per ridurre gli ostacoli al pieno accesso pieno accesso agli strumenti finanziari innovativi (come l'accesso a fondi di private equity, a strumenti di investimento quasi-equity, nonché a prestiti garantiti a lungo termine, senza dimenticare i finanziamenti solidali convogliati verso le imprese sociali nel quadro del risparmio salariale). Per questo nel parere vien richiesto alle istituzioni europee di agire per:

  • colmare i vuoti informativi e correggere la percezione degli erogatori di credito, oltre che le definizioni giuridiche pertinenti, e assicurare il riconoscimento della natura specifica della loro attività economica;
  • migliorare le competenze degli operatori del settore finanziario nel valutare il funzionamento delle organizzazioni dell'economia sociale sul piano finanziario;
  • sostenere le attività di formazione rivolte alle organizzazioni dell'economia sociale, al fine di migliorare le loro competenze economiche e finanziarie;
  • sviluppare le conoscenze delle organizzazioni dell'economia sociale in modo da permettere l'utilizzo degli strumenti finanziari e così contrastare la loro tendenza ad astenersi dal ricorso a tali strumenti.

Tuttavia, se sul fronte dell’attrattività di nuovi investimenti verso l’economia sociale i risultati sono stati inferiori alle aspettative, occorre riconoscere che al contrario le sensibilità e la cultura delle organizzazioni dell’economia sociale hanno avuto successo sul piano della contaminazione di una parte importante del mondo della finanza e di una quota crescente di grandi investitori, che si dimostrano sempre più attenti ai temi della sostenibilità sociale e ambientale ponendo il tema della necessità per tutte le grandi imprese di creare valore condiviso.

Lo scrive persino Larry Fink il leader di Black Rock, il più grande fondo di investimento al mondo, in una lettera agli Amministratori delle aziende in cui il fondo sta investendo per raccomandare una maggiore attenzione alla condivisione del valore creato https://www.blackrock.com/it/investitori-privati/larry-fink-ceo-lettera-2022?siteEntryPassthrough=true&cid=ppc:blackrock_IT:CEOLetter:Google:responsive:it:keyword&gclid=EAIaIQobChMI2f-onOPC9QIV7o9oCR2DiwmvEAAYASAAEgJegfD_BwE&gclsrc=aw.ds

Nonostante questo tuttavia, non possiamo trascurare che, sempre in questi giorni il rapporto Oxfam ha evidenziato quanto diseguaglianza viene generata dal modello di sviluppo dell’economia globalizzata, dove un solo uomo ha incrementato il suo patrimonio di 81 miliardi durante l’anno della pandemia. Tanto che si parla di “pandemia della diseguaglianza” e dell’effetto generato dalla “variante miliardari”

Per questo è necessario insistere per condizionare la visione e l’impostazione generale dell’economia e della finanza, attraverso l’esperienza e la testimonianza delle organizzazioni dell’Economia sociale.

In questa direzione si potrebbe dire che mentre gli Investimenti ad impatto sociale sono la via per rendere più sostenibile, inclusiva e trasparente l’economia nel suo complesso. Per l’economia sociale serve lavorare ancora per rendere accessibili strumenti più tradizionali ma più a misura delle organizzazioni di terzo settore o delle cooperative, quali i fondi di garanzia al credito e i fondi mutualistici che andrebbero sviluppati a livello europeo, implementando in questa direzione le risorse di Invest EU ad esempio.

Il parere richiede anche che si definisca anche una specifica tassonomia capace di valorizzare i benefici sociali e ambientali, mettendo in evidenza lo stretto legame che occorre mantenere tra obiettivi sociali e ambientali.

Infine il CESE infine indica alcune buone prassi che sono in particolare rivolte a stimolare i capitali pazienti e gli strumenti a vocazione sociale come i titoli partecipativi, le obbligazioni sociali e le pratiche di partecipazione nel capitale delle cooperative create per rilevare aziende in crisi. Una pratica molto conosciuta in Italia e messa in atto da CFI, ma che vede importanti esperienze anche in Francia e in Spagna e che dovrebbe essere estesa a tutti i Paesi dell’Unione Europea.

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