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Salam, da casa nostra li aiutiamo a casa loro

26 Gennaio Gen 2022 1040 26 gennaio 2022

Ogni progetto della ong tarantina nasce da un percorso di ascolto e condivisione, «a seguito del confronto con i migranti che arrivano in Puglia che ci manifestano le problematiche e le urgenze dei loro Paesi. Di conseguenza, con le organizzazioni dei vari territori cerchiamo di individuare le progettualità da mettere in campo per migliorare le loro condizioni di vita». Come nel caso del progetto “Orti Solari”

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Ong Taranto Salam Simona Fernandez In Pakistan
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Ogni progetto della ong tarantina nasce da un percorso di ascolto e condivisione, «a seguito del confronto con i migranti che arrivano in Puglia che ci manifestano le problematiche e le urgenze dei loro Paesi. Di conseguenza, con le organizzazioni dei vari territori cerchiamo di individuare le progettualità da mettere in campo per migliorare le loro condizioni di vita». Come nel caso del progetto “Orti Solari”

«Nel 2019 un ragazzo che avevamo accolto in Italia nel nostro progetto è morto a causa di un ictus. Quando abbiamo riportato la bara nel suo Paese abbiamo visto con i nostri occhi le terribili condizioni in cui versava il suo villaggio al confine con l’Afghanistan ed abbiamo deciso che era necessario fare qualcosa». Simona Fernandez parte da un ricordo particolarmente triste per spiegare come nascono le progettualità di Salam, l’organizzazione non governativa nata a Taranto nel 2009 e riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri, che dedica le sue attività all’accoglienza di persone in fuga da guerre, discriminazioni e violenze ed a iniziative di cooperazione internazionale.

Ogni progetto, ogni idea, ogni proposta nasce da un percorso di ascolto e condivisione, «a seguito del confronto con i migranti che arrivano in Puglia che ci manifestano le problematiche e le urgenze dei loro Paesi. Di conseguenza, con le ong dei vari territori cerchiamo di individuare le progettualità da mettere in campo per migliorare le loro condizioni di vita». Come nel caso del progetto “Orti Solari” che sta muovendo i suoi primi passi in Pakistan, a Bara, il villaggio che l’associazione Salam ha conosciuto e visitato durante il rimpatrio della salma del giovane deceduto. «Durante la visita al villaggio – racconta Fernandez – abbiamo visto che il controllo dell’area da parte dei talebani passava attraverso il controllo dell’acqua nei territori. La cultura che imponevano ai contadini era quella dell’oppio, lasciando le famiglie in gravi difficoltà economiche e di sussistenza. Più recentemente, il Governo del Pakistan ha dichiarato quei territori liberi dal controllo dei talebani e questo ci ha spinto ad intervenire realizzando un intervento che ha l’obiettivo di fornire acqua nella città di Bara per uso domestico e agricolo, con lo scopo di migliorare la vita degli abitanti in termini di salute e d’impatto economico».

Dallo scorso mese di novembre, quindi, il progetto è entrato nella sua fase operativa. «Abbiamo studiato un sistema di pompaggio con alimentazione diretta da pannelli fotovoltaici. L'acqua viene estratta con delle pompe da due pozzi, quella che serve per l’irrigazione viene mandata nei canali agricoli, quella per uso domestico invece viene filtrata da un sistema di depurazione. In questo modo, grazie all’utilizzo dell’acqua potabile, sarà possibile migliorare anche la salute dei beneficiari, dei circa 2000 abitanti del villaggio». Il progetto “Orti Solari” è finanziato dalla Regione Puglia e dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese. E sempre la Regione Puglia, attraverso la legge 20/2003 “Partenariato per la Cooperazione”, sta sostenendo un altro tassello di questo percorso di integrazione che Salam ha programmato per aiutare la popolazione che vive in questa area del Pakistan.

«Stiamo procedendo alla creazione di cooperative agricole miste, composte dagli abitanti del territorio ed i rifugiati scappati dall’Afghanistan la scorsa estate, che saranno impiegate per l’allevamento dei bufali e la produzione di latte e miele, che saranno poi venduti nel mercato di Peshawar. Il nostro intento – evidenzia Fernandez – è di facilitare il processo di integrazione tra le varie realtà che adesso popolano quell’area e di rafforzare in questo modo la presenza dello Stato». Del resto, «il ruolo della cooperazione è proprio quello di lavorare con gli Stati locali per costruire e potenziare occasioni di sviluppo concreto, cercando di includere in particolare le donne afghane e pakistane di quest’area».

Anche perché tutti i progetti di cooperazione attivati in questi anni dall’ong pugliese «mirano ad aiutare le persone più fragili, come i minori e le donne, a sviluppare percorsi di lavoro e a contenere o arrestare le migrazioni economiche». Per questo, «i nostri progetti di cooperazione riguardano l’Africa con interventi in Algeria, Niger, Mali, Gambia ed Egitto, ed in Asia, dove siamo presenti in Yemen, Siria, Iraq, Afghanistan e Pakistan». Un alleato prezioso per lo sviluppo dei progetti, dunque, Salam lo ha trovato nella Sezione Relazioni Internazionali della Regione Puglia. Mentre la grande delusione resta quanto fatto dal Governo italiano, «perché i fondi destinati alla cooperazione sono stati ridotti drasticamente in questi anni. E se l’Italia in base all’articolo 11 della Costituzione italiana ripudia la guerra per la risoluzione delle controversie internazionali, allora dovrà scegliere ed investire nella strada della cooperazione se vuole davvero promuovere la risoluzione dei conflitti. Speriamo – conclude Fernandez – che si inverta la riotta anche alla luce del recente disastro afghano».

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