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Brasile, i vescovi contro la legalizzazione dell'azzardo

3 Febbraio Feb 2022 1039 03 febbraio 2022

La Conferenza episcopale brasiliana rilascia una dichiarazione sull’indirizzo del governo che va verso la legalizzazione del gioco d’azzardo nel Paese: “Affronto criminale al popolo brasiliano. L'azzardo provoca danni irreparabili”

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La Conferenza episcopale brasiliana rilascia una dichiarazione sull’indirizzo del governo che va verso la legalizzazione del gioco d’azzardo nel Paese: “Affronto criminale al popolo brasiliano. L'azzardo provoca danni irreparabili”

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Che sia considerato una dipendenza patologica – la ludopatia – dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è sicuro, almeno quanto è sicuro che “porta con sé danni morali, sociali e soprattutto familiari irreparabili”. Con queste parole affidate a una dichiarazione ufficiale rilasciata oggi, i vescovi del Brasile intervengono nel dibattito in merito alla legalizzazione del gioco d’azzardo che anima il Paese da qualche tempo.

A vantaggio della salute, la posizione “non è negoziabile”

Non è negoziabile la posizione nei confronti della salute dei vescovi brasiliani, i quali si dicono in disaccordo con la mobilitazione fatta nelle ultime sessioni del 2021 nella Camera dei rappresentanti in favore del progetto di legge per la regolamentazione dello sfruttamento del gioco d'azzardo nel Paese, che di fatto ne accelera il percorso di approvazione, calendarizzando il provvedimento nelle prime sessioni del 2022. “È doveroso, per ragioni etiche ed evangeliche, avvertire che il gioco d'azzardo porta con sé danni morali, sociali e soprattutto familiari irreparabili". I presuli denunciano anche i "falsi argomenti" a vantaggio dell'approvazione del progetto di legge 442/91, che "non considerano la possibilità dell'associazione del gioco d'azzardo con il riciclaggio di denaro e il crimine organizzato".

Il ritratto del ludopatico

I vescovi, poi, ricordano come il gioco compulsivo vada considerato una patologia, peraltro inserita nel Codice Internazionale delle Malattie dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. “Il sistema altamente lucrativo dei giochi d'azzardo ha il suo volto più perverso nella persona che soffre di questa compulsione – affermano - per ragioni patologiche, questa persona finisce per disprezzare la vita stessa, sperperando i suoi beni e quelli dei suoi cari, distruggendo così la sua famiglia”. “Nel frattempo, le organizzazioni che hanno il gioco d'azzardo come business prosperano e i loro proprietari diventano sempre più ricchi. L'autorizzazione del gioco d'azzardo non lo renderà buono e onesto. Il nostro Paese non ne ha bisogno!”, avvertono.

La richiesta al governo di respingere la legge

Da tutte queste considerazioni emerge la richiesta al Congresso nazionale, da parte della Conferenza episcopale del Brasile, “di respingere questo progetto e qualsiasi altra iniziativa che intenda regolare il gioco d'azzardo in Brasile. Un voto a favore del gioco d'azzardo sarà, in pratica, un voto di disprezzo per la vita, per la famiglia e per i suoi valori fondamentali". Nel contesto dell'anno elettorale, concludono i vescovi, "la Conferenza episcopale assume l'impegno di seguire attentamente questo processo e di divulgare ampiamente il nome dei parlamentari che scelgono di lasciare le loro impronte su questo affronto criminale al popolo brasiliano”.

Gioco d’azzardo e criminalità organizzata

Nella loro dichiarazione, i vescovi illustrano accuratamente gli argomenti portati avanti da parte del mondo politico, secondo i quali “l’approvazione di questa norma aumenterà la riscossione delle imposte, favorirà la creazione di posti di lavoro e contribuirà a far uscire il Brasile dall'attuale crisi economica”. “Questi falsi argomenti non considerano la possibilità di associazione del gioco d'azzardo con il riciclaggio di denaro e il crimine organizzato – ammoniscono i vescovi - diverse istituzioni statali hanno avvertito che i casinò possono facilmente diventare strumenti per attività criminali per assumere l'aspetto di profitti e ricavi legittimi”.

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L'articolo completo è stato pubblicato il 2 febbraio su vatican news

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