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Con gli antropologi alla scoperta di Milano

16 Febbraio Feb 2022 1804 16 febbraio 2022

AnthroDay, una tre giorni promossa da un gruppo di studiosi dell’università Bicocca. È un programma fitto di incontri partecipati, di laboratori e di passeggiate per scoprire le ricadute pratiche del lavoro e del sapere degli antropologi nelle varie situazioni e nelle comunità

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AnthroDay a Milano
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AnthroDay, una tre giorni promossa da un gruppo di studiosi dell’università Bicocca. È un programma fitto di incontri partecipati, di laboratori e di passeggiate per scoprire le ricadute pratiche del lavoro e del sapere degli antropologi nelle varie situazioni e nelle comunità

Scatta l’AnthroDay di Milano. Una tre giorni organizzata da un gruppo di lavoro costituito da antropologhe e antropologi dell'Università di Milano Bicocca.

«Tre giorni perché uno non sarebbe bastato tante sono le esperienze in atto da rendere pubbliche», spiega Ivan Bargna, docente e direttore dell’iniziativa.

«Non è divulgazione portata all’esterno, non ha la struttura di un convegno e non è un festival come ce ne sono tanti in giro per l’Italia. È un’iniziativa che ha sue specificità: innanzitutto è promossa dall’università Bicocca, ma è fatta per andare fuori dall’università. L’idea è quella di raccogliere e raccontare tutta l’antropologia che si fa a Milano. Far vedere il volto pubblico dell’antropologia». Il format prevede un convegno, quello iniziale che si tiene giovedì 17 in università Bicocca, dal titolo “Mai da soli, almeno in due. Il saper-fare che nasce dalla collaborazione”.

Poi AnthroDay esce dal recinto dell’università e si sparpaglia per la città con la proposta di una quarantina di laboratori, incontri, passeggiate che mostreranno come l'antropologia possa servire a comprendere le dinamiche sociali e a migliorare il mondo in cui viviamo.

L’originalità è tutta milanese, ma l’apertura è globale. Il World Anthropology Day è infatti un'iniziativa dell'American Anthropological Association per mostrare il volto pubblico di questa scienza. «È importante verificare la ricaduta pratica e sociale del sapere», continua Bargna.

«Per questo la modalità è sempre quella di far conoscere esempi di lavoro nelle comunità che spesso non si conoscono. In gran parte dei casi si tratta di progetti svolti da antropologi insieme ad altre professionalità che possono essere le più diverse: un antropologo nei fatti non lavora mai da solo. Questa è la modalità per stare dentro la contemporaneità e la vita delle persone».

Il format infatti prevede incontri partecipativi e non frontali, laboratori, come quello radiofonico e quello di cucina. E poi le passeggiate etnografiche come i “migrant tour” a Porta Venezia e Via Padova, dove le guide che affiancano l’antropologo di turno sono migranti. Un’altra passeggiata è programmata a Bovisa, dove insieme ai designer della Facoltà di architettura si farà una visita guidata ai graffiti del quartiere.

«Un evento come questo», continua Bargna, «ha la funzione di mettere in rete esperienze che spesso non hanno rapporti tra di loro. È quindi un incubatore, un punto di coagulo che deve attivare relazioni e far sì che questo lavoro continui e cresca tutto l’anno».

Sono esperienze legate a luoghi precisi che vengono raccontate e rese pubbliche in loco: quindi è un format che non può essere portato altrove, perché l’aggancio territoriale è un fattore costitutivo. Allo stesso modo chi assiste non è spettatore ma è chiamato ad essere partecipante. Non c’è biglietto ma ci si deve iscrivere sul sito anthrodaymilano.formazione.unimib.it dove si trova tutto il programma della tre giorni, dal 17 al 19 febbraio.

Il format infatti prevede incontri partecipativi e non frontali, laboratori, come quello radiofonico e quello di cucina. E poi le passeggiate etnografiche come i “migrant tour” a Porta Venezia e Via Padova, dove le guide che affiancano l’antropologo di turno sono migranti. Un’altra passeggiata è programmata a Bovisa, dove insieme ai designer della Facoltà di architettura si farà una visita guidata ai graffiti del quartiere.

«Un evento come questo», continua Bargna, «ha la funzione di mettere in rete esperienze che spesso non hanno rapporti tra di loro. È quindi un incubatore, un punto di coagulo che deve attivare relazioni e far sì che questo lavoro continui e cresca tutto l’anno».

Sono esperienze legate a luoghi precisi che vengono raccontate e rese pubbliche in loco: quindi è un format che non può essere portato altrove, perché l’aggancio territoriale è un fattore costitutivo. Allo stesso modo chi assiste non è spettatore ma è chiamato ad essere partecipante. Non c’è biglietto ma ci si deve iscrivere sul sito anthrodaymilano.formazione.unimib.it dove si trova tutto il programma della tre giorni, dal 17 al 19 febbraio.

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