Europa

Castelli: «I social bond sono una priorità per lo sviluppo dell'economia sociale»

18 Febbraio Feb 2022 1100 18 febbraio 2022

La viceministra dell'Economia e delle Finanze è intervenuta alla “First InformalConference of European Ministers for Social Economy”, organizzata dal Segretario di Stato francese per l'Economia Sociale, Solidale e Responsabile, Olivia Grégoire, alla presenza del Commissario Europeo, Nicolas Schmit

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Laura Castelli
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La viceministra dell'Economia e delle Finanze è intervenuta alla “First InformalConference of European Ministers for Social Economy”, organizzata dal Segretario di Stato francese per l'Economia Sociale, Solidale e Responsabile, Olivia Grégoire, alla presenza del Commissario Europeo, Nicolas Schmit

"L’Italia ha accolto con grande entusiasmo l’Action Plan ed è contenta di poter condividere questi punti che sono decisamente, oltre che innovativi, anche la vera sfida di un'Europa che si pone nuovi obiettivi, che può assolutamente raggiungere con grandi risultati”. Lo ha affermato ieri il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo alla “First InformalConference of European Ministers for Social Economy”, organizzata dal Segretario di Stato francese per l'Economia Sociale, Solidale e Responsabile, Olivia Grégoire, alla presenza del Commissario Europeo, Nicolas Schmit. All’incontro hanno partecipato 23 ministri europei responsabili dell'economia sociale.

Dal punto di vista legislativo, siamo immediatamente intervenuti con la Legge di Bilancio per dare un’etichetta all'economia sociale, all'interno del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dando così una definizione chiara che il nostro Paese ha identificato in modo pienamente complementare all’Action Plan. Facendone una “linea guida” applicativa di quelle che sono le politiche in ambito di economia sociale. Su questo tema - ha proseguito - il primo punto di sviluppo è rappresentato dalla mappatura che all’Italia serve moltissimo, come immagino anche ad altri Paesi, e che si svilupperà con alcune risorse che abbiamo dedicato, mettendo in connessione le Istituzioni del nostro Paese, e il mondo dell’università. Con questa mappatura, oltre a fare tutte le necessarie valutazioni che sono intrinseche di questo punto, grazie alla linea d’indirizzo dell’Action Plan, saremo in grado anche di costruire una programmazione più calzante. Soprattutto per le politiche necessarie all'economia sociale dei nostri territori, che non ha sempre potuto contare su dati molto aggiornati”.

“Ritengo, infatti, che i dati che verranno fuori dalla mappatura - ha aggiunto - ci permetteranno di affrontare un altro dei punti che a me sta molto a cuore: la misurazione dei social impact, che ovviamente è un altro importantissimo tema dell’Action Plan, tema sul quale io credo che si debba provare a fare uno sforzo in termini di tempo, perché introdurre il prima possibile le misurazioni di impatto sociale permette a tutta la parte finanziaria, che si muove in questo ambito, di indirizzarsi nella direzione giusta. Stiamo lavorando moltissimo su tutti questi aspetti. Credo che sia altrettanto importante sviluppare la parte degli strumenti di finanziamento, in particolare sui Social Bond, un tema sensibile per molti. Credo, insieme ad altri Paesi, si possa spingere fortemente l’utilizzo, affinché si possa utilizzare uno strumento di finanza di impatto capace di parlare già subito di obiettivi e realizzare così progettazioni ambiziose”.

“Comprendere appieno l’importanza dell'economia sociale è il primo passo per rafforzarne l'ecosistema, rendendo poi possibile l'applicazione di politiche pubbliche specifiche o la creazione di etichette e certificazioni. Per fare questo, però, è indispensabile disporre di tutti i dati necessari per avere un quadro delineato e completo. La riunione odierna - ha commentato Castelli, a margine dell’iniziativa - segue gli incontri, sullo stesso tema, che come Italia ho promosso nei mesi scorsi e rappresenta un nuovo formato che dimostra in modo plastico il desiderio condiviso, in tutto il continente, di sviluppare l'economia sociale, nel rispetto delle differenze culturali e storiche di ciascuno. Per noi una bella occasione per dare seguito al confronto già avviato con il Commissario Schmit, e per ribadire l'importanza delle molteplici sfide economiche, climatiche e sociali che l'Europa deve affrontare oggi”.

In questa ottica è ancora più importante arrivare a disporre di una strategia comune a livello europeo - ha proseguito il Vice Ministro al MEF - che consenta un progresso normativo sull'economia sociale e che porti avanti un percorso utile a garantire adeguati strumenti di finanziamento per l'economia sociale ed il ricorso ad una sempre più articolata finanza d’impatto. La proposta della Commissione europea - ha aggiunto - di istituire un portale europeo dell'economia sociale, che elencherà tutte le politiche pubbliche e i finanziamenti dedicati a questo settore, e la proposta di aumentare l'offerta di finanziamenti pubblici, in particolare attraverso meccanismi di garanzia, va nella direzione di un sempre crescente riconoscimento del ruolo fondamentale che, queste realtà, ricoprono”.

In Europa, l'economia sociale rappresenta circa 2,8 milioni di soggetti con diverse forme giuridiche (cooperative, mutue, associazioni, fondazioni, imprese sociali), 13 milioni di lavoratori e oltre il 10% del PIL in alcuni paesi come Italia, Francia e Spagna. Realtà, queste, che condividono il comune principio di mettere le persone, e lo scopo sociale, al di sopra del profitto. Si tratta di un settore che ha un grande potenziale per creare posti di lavoro ad alto valore aggiunto sociale, anche assumendo lavoratori più vulnerabili, e per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico.

L'economia sociale e l'economia di prossimità è stata, infatti, sono stati identificati dalla Commissione Europea come uno dei 14 ecosistemi industriali del mercato unico. Proprio in questo contesto, il 9 dicembre 2021 la Commissione europea ha presentato il suo primo “Action Plan for the Social Economy”, che contiene gli obiettivi da perseguire, a livello europeo, per sbloccare il potenziale, anche con riferimento alla creazione di posti di lavoro ed ai progetti di coesione sociale.

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